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domenica, novembre 08, 2015

Il buono

L'angoscia di vivere è piuttosto semplice da raccontare.
Ti tormenti, ti rigiri, un verme senza occhi si ciba delle tue budella. Le stanze si curvano su loro stesse fino a inglobarti e non c'è nulla di più pesante e cementifico delle lenzuola del tuo letto, al mattino, e non c'è nulla che possa farti alzare, per tutto il giorno.
Il cervello si spegne, si atrofizza il cuore. 
I diari e i romanzi si riempiono di immagini che sgorgano abbastanza veloci da questo male e si prova anche un sottile piacere -destinato a svanire assai in fretta, altrimenti non si sarebbe dei gran depressoni- a decorare fogli di carta e fogli di blog con le proprie grondanti sofferenze.
Raccontare lo stare bene, per contro, è difficilissimo.
Quando si sta bene si vive e basta.
Io immagazzino. 
Colline verdi fluorescenti. Raggi di sole, aria fredda. Un bicchiere pieno di matite colorate, con la punta nuova nuova.
I pavimenti puliti. 
L'autobus puntuale. 
Le scarpe calde e togliersele per giocare con i bambini a scuola. 
Nel profondo del profondo della sofferenza, tutto questo c'è.
Ci sono i prati, ci sono le vetrine con dentro i dolci e i bottoni.
Ma non lo si vede per niente. E quindi, alla fine, si racconta di niente.
Per raccontare bene, credo, si devono provare sia lo stare molto male che lo stare molto bene. 
Tutto questo l'ho pensato mentre imbottivo un pollo con la crema al burro e aromi. 
Si prende un pollo di circa un kg e mezzo (perché quello che ho comprato ieri pesava così. Se ne avete comprato uno da due chili, prendetene uno da due kg). Lo si mette in una teglia di ceramica bianca, ovale, dai bordi alti (la mia preferita. Avete quella rettangolare dai bordi bassi di una sottomarca della Cuki? Va benissimo anche quella).
In un mortaio si tritano: salvia, rosmarino, aglio, sale grosso, maggiorana, prezzemolo, timo e tutto quello che esce dall'armadietto del casino della vostra cucina e vi dia l'idea che possa condire per bene un pollo (sì, comprese le stecche di cannella vecchierelle).
Poi si sceglie una bella ciotolina e vi si versa il trito di erbe. Ci grattate dentro anche la scorza del limone avanzata dalla preparazione della torta di mele del giorno prima. 
Infine recuperate il panetto di burro lasciato fuori dal frigo dopo la colazione. Ne staccate un bel pezzettone e lo mettete anche lui nella ciotolina con le erbe e il sale. 
Impastate con le mani. 
Prendete il pollo con le mani tutte imburrate. Lo spalmate dentro e fuori con 'stintruglio meraviglioso; alzate la pelle, massaggiate le cosce. Quel pollo è stato allevato e ucciso perché voi possiate ora godere della sua carne. Sceglietelo con cura: non allevato in gabbia, poverino. Non da allevamento intensivo, se riuscite. Sceglietelo felice, che abbia fatto una bella vita, e vi ripagherà con un sapore paradisiaco. 
Poi l'ho messo in forno, tutto imburrato e con nel busto conficcato il limone intero dalla buccia grattata.
Sono qui che aspetto che si cuocia. 
Prima di accendere il computer mi sono lavata le mani e il burro ha reso la mia pelle liscissima, quasi impermeabile. 
Ho pensato alla domenica. 
Domenica: ragù, pollo arrosto con le patate.
Ho pensato all'attesa: riposarmi un po' dopo aver pulito casa e fatto da mangiare.
E allo stare bene. All'avere pace, all'avere abbastanza da mangiare.
All'importanza delle pause.
Al metodo. 
I due metodi che sto seguendo adesso, Flylady e una dieta dimagrante, insistono entrambi nel sottolineare quanto sia fondamentale darsi una tregua.
Dopo tre quarti d'ora passati a pulire, perché accanirsi ancora? Hai già fatto a sufficienza. Stendi i piedi su una sedia e riposa.
Dopo sei giorni passati a controllarti molto nel mangiare, perché privarsi di un pasto proprio come lo vuoi? Preparati qualcosa di davvero gustoso e che desideri, e preparalo proprio come andrebbe preparato, e goditelo.
Non c'è nessun vantaggio nel punirsi. 
Non c'è nessun beneficio duraturo che nasca dalla privazione.
Perdònati.
Oggi è partito davvero bene. Mi sono svegliata con accanto il mio nipotino. Ho preparato la colazione, ho salutato bene mia sorella e mio cognato. Ho ricevuto un messaggio sul telefono che ha confermato quanto sia in grado di fare ciò che voglio, e bene, con successo (questa ve la racconto un'altra volta).
Ho farcito il pollo. Ho guardato fuori dalla finestra e sembra aprile, però col cielo intenso dell'autunno.
Ho i miei colori, le mie matite pronte a scatenarsi.
Il mio male di vivere c'è stato, sotto tutto questo c'è ancora.
Ci sono le mattine difficili e la voglia di non alzarsi per niente al mondo. Il dolore c'è, la sofferenza, e mentre io sono qui a cercare di raccontare lo stare bene, a dieci km da casa mia questo dolore si manifesta.
In piazza, Salvini e la Lega, forse pure Berlusconi, chissà. Odiare se stessi porta all'odio per gli altri, porta ad annientare te stesso e gli altri esseri umani; porta al chiudersi accroccati lontani dal mondo, nel diniego della natura stessa dell'esistenza, che è la luce, che è il mutuo soccorso, che è il cercare di costruire, di preparare il meglio, e che sia per tutti. Perdonarsi, perdonarsi, perdonarsi. Se stessi, profondamente, e di conseguenza tutti gli altri. Chissà se i leghisti si prendono ogni tanto una pausa da tutto l'odio becero che provano per se stessi, come faccio ogni tanto io, dalla dieta e le pulizie? Non lo so.
Quando stai molto bene, queste cose quasi non le vedi. 
E quindi, alla fine, si racconta del buono che c'è. 


sabato, maggio 24, 2014

Campagna elettorale



Mi erano avanzate due melanzane in frigo. Prima che appassissero del tutto le ho fritte e poi scolate in una padella già piena di soffritto di cipollotti e capperi, poi ho aggiunto il pomodoro, l'aceto, il sale, lo zucchero e alla fine pure cinque o sei foglie di basilico colte dal mio rigoglioso balcone. 
Ho cotto il tutto per mezz'oretta finché le melanzane non si sono bell'e spappolate, ben integrandosi al sugo e al contesto politico attuale. 
Domenica si eleggerà il sindaco anche nel mio paesino, che agita le fronde e scalda i tratturi, assistendo con ottimismo stoico al proliferare di cartelloni e supporti metallici, banchetti informativi e imbarazzanti volantini di blanda propaganda.
Diciamo pure che il mio paese se ne frega. Non in senso cattivo, non come in quella poesia di Montale sul male di vivere dove l'unica a essere felice è la statua perché dei dolori terreni, come solevano dire gli ermetici, se ne sbatte. 
No, il mio paese cresce. Ha i meli che piantano le radici sulle strade. Sulla faccia del sindaco uscente balla l'ombra del fogliame. 
Sono stati un inverno e una primavera piovosi, il fiume è pieno, ma non ha mai minacciato gli argini. Se si cammina lungo il suo corso ci si sporcano le scarpe e non si vede il municipio se non da dietro le magnolie. 
Il suo mercato è quattro bancarelle di vestiti e una di pesce fresco. 
Alcuni candidati dicono che sarebbe ora di rimodernarlo, prospettando joint ventures di contadini biologici e casari del territorio. Altri invece sostengono che non ci sia niente da fare, che il possibile è già stato fatto anzi forse persino l'impossibile, coi pochi soldi che ci sono. 
Le colline cambiano colore a seconda delle ore del giorno. 
Un anno è passato il Giro d'Italia. 
Qualcuno aveva colorato di rosa una baracca lungo il percorso dei ciclisti, e i miei vicini di casa hanno esposto uno striscione con su scritto in gigantesco 
"Ai nostri bei atleti in bocca al lupo",
ripreso  in diretta europea da tutte le reti mentre le ruote sfrecciavano e per poco i bei atleti non si schiantavano contro il guard rail, sulla scia della curva o dell'errore ortografico, non so.
Attorno alla piazza deturpata da un cantiere lasciato a metà, a sinistra delle macerie, si vedono spesso bambini giocare a pallone. 
Poco prima delle elezioni, l'amministrazione ha assoldato un muratore che con una ruspa ha cercato di portare via qualche mattone, e mentre la gente era in macchina in coda, osservava la scena con la bocca all'ingiù.
Dietro le case rosse ci sono delle arnie con le api regine. 
Hanno aperto un ristorante che vende carne argentina e un distributore di detersivi che per un periodo è stato chiuso per accertamento fiscale; poi tutto a posto, Bollicino è ritornato a funzionare.
Verso aprile arrivano gli autoscontri, le mosche e gli spettacoli al palazzetto dello sport. I bimbi e gli anziani si ritrovano insieme a rovesciare gelati. 
Ogni mezz'ora passa l'autobus che va in città e dondola accanto alla cartoleria e alla sala da tè, al fornaio nell'edificio in stile tirolese, al negozio di sementi e mangimi per animali, alla scuola guida con i branchi di adolescenti, alla pizzeria d'asporto che fa anche il kebab e al parcheggio del prete con il tavolo da ping pong. 
Qualche sera proiettano un film in biblioteca, o c'è un incontro sulle piante officinali. 
I film parlano tutti di guerra e distruzione, cose difficili da curare con la lavanda. 
Quì la resistenza si sente ancora molto. 
Certi giorni dell'anno si innalzano sui lampioni le bandiere. 
Nelle strade secondarie sono nate schiere di casette tutte uguali con un bel giardino e spaziose tavernette.
Gruppi di gatti riposano insieme. 
Nel mio paese si sente, ad ascoltare bene, un rumore come un gorgoglìo che però non è il fiume; non è la moto del postino né lo strillo delle multe o il fruscìo dei sacchetti pieni di pane, e non sono le serrande delle botteghe, né il fumo sottile delle lamentele in fila.
E' un suono che si avverte di pazienza eterna, di panchine di legno al sole; l'impercettibile altalena dei salumi appesi nei garage. 
E' un sottofondo di calma, di tempo che cammina, un respiro profondo di terra che continua. Di gente che non la smette di nascere. Di persone nuove. Di ragù e cous cous. Hai voglia a fare finta che nulla succeda. Hai voglia a tentare di ignorarne il suono. 
Il mio paesino cresce, i bambini fanno amicizia. 
Ieri ne ho incontrato uno con la faccia dipinta da puma. Dal niente, mi ha preso la mano e mi ha salutata prima di andare con sua mamma a fare la spesa alla coop. 
Fino a martedì Faccia da puma non andrà a scuola. Ci sono i seggi, le bidelle puliscono per tre giorni dopo le elezioni. 
Ma il suono non andrà via nemmeno con la varechina. 
Nel mio paese, ogni giorno c'è chi supera in macchina il limite di velocità.  
Ogni giorno è ricco di una profonda meraviglia.  




domenica, maggio 12, 2013

Son tutte belle, ma...


Non parlo spesso di politica, qui.
Su facebook un po' di più. Sarà che mi piace commentare le notizie, sarà l'animo pasionario, sarà che non sopporto le ingiustizie, il razzismo, le cafonerie e la bassezza intellettuale e intellettiva che si insinua nelle decisioni di chi dovrebbe garantire, a tutti, diritti e servizi sanciti dalla Costituzione.
Sarà che ho voglia di dire la mia, sempre -altrimenti non scriverei.
Sarà.
Sarà che a Bologna il 26 maggio si vota un referendum per decurtare i finanziamenti alla scuola privata e paritaria e convogliarli nella scuola pubblica. E io non posso votare, abitando fuori città, essendo un referendum destinato ai soli residenti.
Allora ho voglia di dire tante cose, tante. Che la scuola dev'essere laica e libera, che non ha senso in un paese che si professa democratico e laico finanziare le scuole cattoliche, che a Bologna un sindaco che si professa democratico non può mandare a casa dei genitori una lettera in cui apertamente si indica come votare (e cioè, contro ogni logica, principio e articolo costituzionale, per il mantenimento dei fondi pubblici alla scuola privata).
Però non so da dove cominciare. Perché non sono un'insegnante, solo un'ex alunna scapestrata, spesso svogliata e assenteista, che ha amato tantissimo alcuni professori e materie, e vissuto con passione le sfide e le proposte che la scuola mi metteva davanti.
Incasinata, testona, insicura: così ero e in parte sono ancora. E la scuola pubblica mi ha accolta e sostenuta proprio per quella che ero (con buona pace della prof di matematica, materia nella quale avevo 3 fisso, che volentieri mi avrebbe buttata nella bocca del Vesuvio coprendomi di cachi marci).
A scuola ho frequentato il primo corso di scrittura, l' "Atelier", come si chiamava, che adesso ripropongo agli adulti e agli adolescenti, cercando di trasmettere la stessa passione che mi è stata lanciata dentro dalla prof Indiveri, infuocata come un dardo.
La stessa passione della mia prof di italiano Lucia Malvi, e quella delle mie prof di inglese, francese e spagnolo, e la stessa che aveva la mia prof di storia dell'arte, e quella dell'insegnante di teatro, e del mio preside, che durante l'occupazione annuale passava a trovarci e ci chiedeva se avessimo per caso bisogno di qualcosa.
La stessa passione di mia mamma. Che va a scuola con le coliche renali, con la febbre, con la depressione, pur di essere presente a ogni saggio di prima media, a ogni recita elementare, a ogni gita.
Sono stata fortunata. Ho scelto un liceo pieno di insegnanti con un amore incredibile per il proprio lavoro. E so, per conoscenza e racconti di altri miei coetanei e no, che di insegnanti così ce ne sono tantissimi.
Io voglio che tutti, anche chi non ha un soldo in tasca, possano avere il diritto di usufruire di un servizio così fondamentale come quello di una buona istruzione: che gli apra la mente, che lo coinvolga, che sostenga la sua personalità e gli accenda un fuoco dentro.
Se si toglie alla scuola pubblica la possibilità di ricevere maggiori fondi, non ha senso dichiararsi contrari all'eutanasia o alla condanna di morte. Senza soldi, né sostegno, né fiducia, la scuola pubblica muore, e trascina con sé migliaia di persone.
A proposito di vita, e diritti, e gioia e anche morte, vorrei raccontarvi la storia dei ragazzi della scuola media di Marzabotto.

'Sti ragazzi della scuola media (pubblica) di Marzabotto si sono inventati insieme alle loro maestre un'installazione chiamata "Gocce di memoria": una goccia di carta velina bianca per ogni vittima della strage nazifascista di Montesole, da portare agli eventi commemorativi che si svolgono in giro per l'Italia: la marcia della Pace a Perugia, la manifestazione del 2 agosto a Bologna, il 25 aprile a Montesole...li vedi subito se ci sei, perché sono un fiume bianco che si muove nel cielo, una cosa commovente e bellissima.
Il 9 maggio i ragazzi di Marzabotto sono andati a Roma a ritirare il primo premio della memoria, consegnatogli da Napolitano e Grasso, per la bellezza e l'importanza del loro progetto.
Mia mamma è la loro preside ed è andata con loro. Come al solito, qualunque sia la sua condizione fisica, sostiene e incoraggia le iniziative e la personalità di tutti gli studenti e gli insegnanti delle scuole che presiede.
Mamma, auguri, oggi è la tua festa. Ti voglio bene, e c'hai due gocce così.


ps: (vuoi pubblicare questo post? Sì, PUBBLICA).



martedì, settembre 06, 2011

ViviVerde (non Grasso)


Sulle confezioni del succo di frutta Vivi Verde della Coop c'è il pittogramma più indisponente che abbia mai visto, che ancora una volta mi fa pensare che il razzismo verso gli obesi sia uno dei più diffusi, universalmente accettati e perniciosi, tra i tanti e vari e orribili che esistono.
Il disegnino in questione - un bambino obeso che gioca in altalena sparando in aria due bambini magri- illustra la frase "non esagerate con le porzioni".
Perché se no il tuo bambino diventa grasso.
Quindi non potrà più giocare come si deve.
Quindi non sarà accettato dagli altri bambini, in quanto inabile a un corretto e moderato divertimento.
Ergo verrà deriso, isolato, precluso da una vita sociale accettabile e soddisfacente.
E tutto questo a causa di due o tre confezioni di succo di pera bio Vivi Verde di troppo.
Ora.
Il messaggio che il geniale e sicuramente atletico e asciutto direttore marketing del marchio Vivi Verde Coop vuole far passare con questo pittogramma non è quello di un rischio di discriminazione dovuto al peso, bensì delle pericolose conseguenze che dal sovrappeso derivano, ovvero:
infarto ictus ipercolesterolemia iperglicemia ipertensione tumori cellulite e altri vari orribili castighi divini.
E allora, però, perché non mettere lo stesso simbolino sulla Nutella o sulle patatine, prodotti ben più pericolosi di un tetrapak da 33 cl di succo di frutta?
Semplice: perché né la Nutella né le patatine rientrano nella linea Vivi Verde Coop, né tantomeno nei parametri dell'acquirente medio di tale linea, ma in quelli degli emarginati ciccioni golosi pigroni che passano le giornate infossati sul divano a sbrodolarsi di strutto mentre la loro pingue prole fa volare i figli dei magri acquirenti Vivi Verde Coop dalle altalene, procurandogli lesioni curabili solo con i prodotti omeopatici Vivi Verde Coop con Unguento di Canapa ed Estratto di figlio Ciccione Morto (causa del decesso 100% naturale).
L'acquirente medio Vivi Verde Coop mai si sognerebbe di contaminare il proprio carrello di plastica biodegradabile con prodotti che non siano certificati biologici, dunque con un prezzo maggiorato almeno del 15% rispetto ai prodotti normali.
Perché l'acquirente medio Vivi Verde Coop ha un buon lavoro, e può permettersi di spendere di più, ed ha un grado di istruzione medio alto, per cui riesce a calcolare facilmente il rapporto
euro/fibra per prodotto, il che lo porta inevitabilmente a scegliere la linea Vivi Verde Coop.
Inoltre, ha una macchina ibrida di ultima generazione, le gambe abbronzate da lunghi weekend nella villetta al mare in località discretamente trendy ma lontana dalle folle di buzzurri alimentati a Striscia la notizia e pasti al microonde, la libreria piena di Mazzantini, i vestiti di puro lino, le federe Maisons du monde e l'abbonamento alla Repubblica.
Una laurea.
Una donna delle pulizie.
Alcune foto in bianco e nero di amici che se ne sono andati a vivere in montagna negli anni settanta in una comune senza frigo dove nessuno puliva mai il cesso, dove un aprile di occupazione si è trasferito, l'acquirente medio Vivi Verde Coop, pensando magari di restare là per sempre per cambiare il mondo, e invece alla fine di agosto è scappato perché gli veniva la nausea a mungere le capre alle sei del mattino e i calli sulle dita a zappare l'orto per le barbabietole, che tra l'altro gli fanno pure schifo.
Barbabietole, nella linea Vivi Verde Coop, non ce n'è.
Molto meglio lavorare nello studio dello zio, allora.
Molto meglio avere la Coop vicina sotto casa per comprare i prodotti della linea Vivi Verde Coop tra cui la ricotta di capra già bella chiusa sterilizzata nel suo bel contenitore di cartone plastificato da buttare nell'apposito contenitore differenziato, senza che mangiarla implichi per forza mammelle incrostate di sterco e melma cagliata.
E la notte, dopo due o tre pagine della solitudine dei numeri primi, spegnere la luce e non riuscire a dormire, gli occhi sbarrati dagli interrogativi e dalle troppe pillole di guaranà.
Gente così non ha figli grassi.
Gente così sa che cosa fa bene e cosa no, che mangiare troppo fa male, che mangiare troppi zuccheri fa ingrassare, e santodio, che persino la frutta in realtà sono zuccheri mascherati da cibo sano, e perciò è bene moderarla se non si vuole poi che i figli diventino obesi.
Gli obesi sono ignoranti, invece.
Non comprano succhi alla pera Vivi Verde Coop, comprano le patatine.
Non stanno bene perché mangiano male, si fanno abbindolare dalle confezioni luccicanti, dalle pubblicità.
Il consumismo uccide, pensa l'acquirente medio della linea Vivi Verde Coop, e io ne sono fuori, perché sono consapevole delle mie scelte, padrone della mia vita, con un figlio snello e sano che vince tutte le gare di atletica delle medie e finisce tutta la verdura nel piatto e da grande prenderà una laurea, il lavoro nello studio dello zio, la donna delle pulizie e tanti bei succhi di frutta alla pera Vivi Verde Coop senza esagerare, perché se no si ingrassa, e poi avrà dei figli e che anche loro avranno dei figli tutti tirati su a bastoncini di crusca e poca frutta che fa male se no si ingrassa e avranno anche loro una laurea una casa al mare defilata pulita dalla donna delle pulizie che c'ha il figlio obeso e il lavoro dallo zio e dei figli magri con poco succo di frutta e........


ad libitum.


Anch'io compro i prodotti Vivi Verde Coop, mi piacciono specialmente i tovagliolini di carta riciclata, le marmellate e -buon dio- i succhi di frutta, che son ricchi di polpa e freschi e proprio per niente male.
Eppure quel simbolino col bimbo grasso deriso, ecco, quello lì è sufficiente per non farmeli comprare più, sti cazzo di succhini biologici.
Il mio euro e mezzo non lo avrete mai, brutti razzisti.
Vi preferisco la Fanta.
Che quantomeno non mi prende per il culo.

mercoledì, maggio 18, 2011

Cose belle che accadono a Non aspettare

Come dicevo qualche post fa, aspettavo di sapere se il laboratorio si sarebbe fatto, aspettavo di sapere l'esito di un concorso, aspettavo di stare bene di farmi passare paranoie,
allora adesso la situazione è questa:

non aspetto più.

Il laboratorio si farà in ogni caso, uno dieci cento partecipanti non importa: quindi siete ancora in tempo per iscrivervi, tra l'altro (malicuvata@gmail.com per info).
Il concorso al quale ho partecipato per ora ha annoverato il mio racconto tra i primi 18 (su circa 100), con possibilità forse forse mah chissà che arrivi più in alto (più in basso no, il che è già una bella soddisfazione).
E' un bel concorso, una bella giuria. Vedremo.
Ma non aspetteremo.


(sul fatto del farmi passare le paranoie, beh, per quelle invece devo aspettare ancora un po'. Ma almeno cerco di cavalcarle).

(certo sentire La Russa dire con occhio a palla che il Pdl in realtà ha vinto, non Milano per adesso ma anche quella, vedrete, e poi scattare come una lucertola davanti a un gatto quando il giornalista del Messaggero chiede: "scusi, può mica ripetere?", dà una bella mano all'ottimismo).

mercoledì, marzo 10, 2010

So perché nevica così tanto

anche gli elettori di destra si stanno accorgendo di che cazzo di partito sia il PdL.

domenica, settembre 27, 2009

Paura

"Io, quando lo sento urlare che l'opposizione brucia le sagome dei nostri soldati, le bandiere di Israele e quelle americane, quando scandisce che chi lo contesta è gente che scrive -6 sui muri e festeggia la morte dei carabinieri e degli aviatori (sic), quando lo vedo creare il nemico sempre più scientemente, chirurgicamente, e vedo la folla che esulta, applaude, esplode, io ho paura"

Luca Bottura

mercoledì, agosto 26, 2009

Talenti


Scopro con sollievo che Noemi di Berlusconi è stata insignita del premio "Talento che verrà" dalla città di Valva, famosa per il percorino e l'olio, a giudicare dall'articolo su Repubblica, e per il più sapido giuoco di parole che l'accostamento Valva/doti delle sue premiate concitante invita.
Un rapido pensiero: ma il talento, per sua definizione, non è innato? Non è che debba "venire" prima o poi nella vita, uno talentuoso o lo è o non lo è.
Non importa: finalmente si riconosce a una ragazza la propria bravura, e in questo senso muovo un'aspra critica al sindaco di Valva. Il prossimo anno, al posto del futuro "verrà" opterei per un presente "talento che c'è", come Dio sulle autostrade: in effetti, non è da tutti riuscire a fare, come si mormora nei club più blasé, "gli gnocchi col culo".

Scopro con rassegnazione e una punta di orrore che Marco Carta è in cima alla classifica di Mtv TRL. 
Se c'è una cosa  che mi fa imbestialire è la canzone "Dentro ad ogni brivido".
Non solo questo ragazzino viziato ("ma è orfano!" esclamano indignate e incredule le mie lettrici più giovani. "E allora?" replico io, "c'avrà pensato la nonna, a tirarlo su così spocchioso e pieno di sé, o magari l'orfanotrofio") ha il bruttissimo vizio di credersi stocazzo solo perchè ha vinto Sanremo (ricorda, Marco Carta: i Jalisse. Non aggiungo altro), ma ha la supponenza di cantare canzoni alla Claudio Villa senza avere un minimo della cultura, della predisposizione e del fascino necessari.
Ancora di più, mi fanno incazzare i suoi agenti/produttori/autori. 
Possibile che un tizio con la voce vagamente Stiviuonderiana, con la passione (per quanto Marco Carta possa essere capace di passione, intendo...) per la musica soul, debba esibirsi in 'ste melenserie per adolescenti?
Perchè il gotha della discografia fermamente crede che il soul "non tiri"?
Prendiamo Noemi.
No, non quella del premio di Vulva, Noemi di X Factor.
Una voce finalmente potente, originale, lontanissima dal solito sbrodolamento pausinico che impera.
Una ragazza in grado di dare una nuova faccia e nuove interpretazioni ai classici, di spaziare da Finardi a Bill Withers
e che esce con il suo singolo, "Briciole".
Una merda. Testo scontato e musichetta blanda.
Che spreco.
Perchè se fosse più soul, se avesse le palle e lo screzio insiti nel soul, nessuno lo comprerebbe.
E così, invece, ha fatto sfracelli vero?
Per favore non venitemi a dire "ma Giusy Ferreri...", perchè la reputo solo un'imitazione della, lei sì, immensa Amy Winehouse.
Perchè l'hanno voluta far diventare così, una macchietta.
Perchè nel mio Paese funziona così: non devi avere coraggio, non funzionano l'originalità, l'estro, la creatività fuori dai binari. Funzionano i limiti, i confini e le geometrie. Funzionano le macchiette.
La brutta, la bella.
Il secchione, la puttana.
Il cantante carino e bravino che fa canzoncine orecchiabiline.
La ballerina della televisioncina che fa i pompini al presidentino.

martedì, giugno 09, 2009

Ci vuole Fegato

 L'unico a usare gli aggettivi "Piduista" e "Fascista" riferendosi al governo Berlusconi è stato Di Pietro. Su Skytg24, alle ore 23, intervistato da un biondino fighetto che l'ha interrotto non appena ha visto palesarsi il torbido Capezzone. Il biondino fighetto si è con gusto dedicato esclusivamente a intervistare il giovane voltagabbana, riservandogli la metà destra (non a caso) dello schermo e una serie di compiacenti domande-affermazioni sullo stile "allora è una grande conferma del PDL?", lasciando cadere, malamente raccolto con lo scopettino dell'indifferenza, l'illuminante discorso del leader dell'IDV.
Nella metà sinistra della tele, ho visto Di Pietro andarsene senza commentare la villania subita.

Ieri mattina mi sono svegliata alle otto per preparare delle polpette di fegato, piatto scelto dopo accurata consultazione dell'"Enciclopedia della cucina italiana" di Repubblica per la sua facilità di preparazione (livello "Medio", secondo gli esperti gastronomi), l'abbinamento viticolo consigliato ("Chardonnay trentino" secondo gli esperti sommelier), e l'aspetto vagamente disgustoso della preparazione ultimata ("sembrano cacche d'alce", secondo l'esperta mutter). 
Troppo spesso sono stata ingannata dalla bella presenza di presunti manicaretti, tutto un luccicare di cupole d'argento, decorazioni di zucchero, riduzioni di asparagi e fiumi di glassa, per poi scoprire che sotto la copertina di primizie in bilico s'assopivano sapori dimenticabili, se non inesistenti. Allora ho imparato che se un cibo risulta all'occhio non proprio appetitoso, allora sarà realmente una libidine per il palato. Pensate alle badilate diarroiche di budino al cioccolato.
Alla superficie butterata dei proverbiali "brutti ma buoni", ai fallici e deliziosi cetrioli, o all'acneica mortadella.
Vogliamo lasciar perdere un teorico parallelo con le donne, che meno appaiono tirate a lucido e più nascondono, sotto strati di grasso e unghie trascurate, sostanza e sapore sessuale e caratteriale?
Vogliamo.

Comunque eccomi lì, occhiaia pendente e volume numero 1 ("Antipasti") scoperchiato sul tavolo, a maneggiare con tutta la destrezza consentitami dall'ora mattutina teste d'aglio e sanguinolenti fegatini di pollo, tentando di mettere insieme queste famose "Polpettine alla lucchese".

"Sorellina per favore leggimi gli ingredienti, dammi una mano che devo montare il frullatore"
"Ma di cosa, di...urrrgh, queste?"
"Sì, di uuuurgh proprio di quelle. Poco far la schizzinosa, che secondo me son buonissime"
"Mh, vabè. Allora: 
1 uovo
fegatini
aglio
pangrattato
olio
due acciughe dissalate"
"E basta?"
"Bona, sì."
"Leggimi un po' il procedimento".
Uso il termine procedimento facendomi venire in mente che la Sorellina è diplomata alla scuola alberghiera (ubicata precisamente dinnanzi al McDonald's di quartiere. Il che lo trovo, non chiedetemi perchè, stranamente donchisciottesco), e potrebbe apprezzare la finezza.
"Il CHE?"
Finezza sprecata.
"Il PROCEDIMENTO, il come si fa!"
"Ah sì. Allora. Soffriggere i fegatini nell'olio"
"Fatto"
"Lasciare cuocere tre minuti. Salare e cuocere altri cinque minuti....no aspè, ma non poteva dire direttamente lasciar cuocere per otto minuti?"
"No, è giusto: se lo sali subito diventa asciutto come un levriero".
"Ok, allora...lasciarcuocerpertremi....blbrrrlrsss....ecco, tritare il fegato insieme alle acciughe, con il suo fondo di cottura".
Travaso acquetta, carne e acciughe nel frullatore (nuovo. Kenwood Multipro 900. Ricevuto a Natale 2006 e usato per la prima volta una settimana fa, e solo a seguito della fatidica marco-frase "O quel coso la smette di fungere da comodino E da sede nazionale dell'Associazione Acari, o te lo faccio ritirare dall'Hera. Guarda, piuttosto te lo monto io"), cautamente infilo la spina nella presa, tappo tutto appena in tempo e ruoto la manopola verso il MAX.
In pochi secondi, l'inflessibile lama Multipro riduce il fegato in morbida crema.
"Fatto".
"Perfetto. Adesso devi mettere il composto in una terrina, aggiungere l'uovo, salare, pepare e mescolare finchè il tutto non risulterà omogeneo".
"Ok, da qui posso farcela da sola. Grazie Sorellina, torna pure nei tuoi lidi. Ah, aspetta! Vai adesso a votare?"
"Tra dieci minuti"
"Hai deciso per chi?"
"Sì"
"Metti la preferenza per Flamigni!"
"Come preferisci"
"No, come preferisci tu, cioè Flamigni"
"Per me l'importante è che mi timbrino la scheda. Te quanti timbrini hai?"
"Già sette, in sei anni di diritto al voto"
"Figo, io due"
"Arrivata a tre ti regalano una Winx"
"Buone polpette, io vado!"
"Ciao"
Mi ritrovo da sola a fare i conti con anni di letture di libri di cucina, ore e ore di programmi culinari su Sky e la visione dell'intero Ratatouille per cinque volte, il che mi porta a credere con tutta me stessa nel sacrosanto comandamento numero uno del cuoco casalingo: "pulisci le stoviglie mano a mano che le usi".
Così, prima di procedere col pappone per le mie polpette, lavo il frullatore.
Stacco la spina, rimuovo delicatamente il contenitore e lo metto nel lavello.

E dire che non sono scema.
Che ho bevuto due bicchieri di caffè e maneggiato mezzo chilo d' interiora, e a questo punto potrei dirmi onestamente sveglia.
Che non leggo solo libri di cucina, ma anche il manuale d'istruzioni del suddetto frullatore. Che riporta in grassetto, su ogni pagina, a minacciosi caratteri cubitali, la frase:

STATE ESTREMAMENTE ATTENTI ALLE LAME

Un pensiero di troppo, una fretta improvvisa, e mentre lavo lo sminuzzatore mi squarcio il dito indice con la sua lama Multipro, che mi apre un sorriso digrignante sul polpastrello che comincia a sbavare sangue dal tanto che ride, e non si trattiene nemmeno quando lo sbatto ululando "ahia ahia ahia ahia" sotto il getto d'acqua.
Calda.
Perchè quando si ha il prezioso dono della scemenza, tanto vale sfruttarlo fino in fondo.
Il sangue continua a colare e non smette più (per forza, rincoglionita), fino a quando, per pura pena, lo scaldabagno si spegne e comincia a scorrere solo acqua fredda. Il flusso si calma e riesco a scorgere l'entità del danno. 
Mi sono aperta sul dito una bocca come quelle di certe donne africane, che per trasportare con più agio piatti e scodelle si tagliano i nervi laterali del labbro inferiore, in modo da poterlo allargare a piacimento. Adesso anche dal mio indice sporge un labbrone in grado di ospitare diverse stoviglie. 
Le polpette abbandonate in fase squaglia, mi precipito in bagno a fabbricare una fasciatura, scontrandomi con la mancanza di cerotti e disinfettante e con la presenza di rum e stracci puliti. I miei hanno un concetto piuttosto McGyveriano della cassetta del pronto soccorso.
Trovo un po' d'alcool (AHIAHIAHIAHIAHI PORCACCIA") e del cotone idrofilo, che chiudo con un metro di scotch marrone da pacchi (a sproposito, com'è che lo scotch marrone da pacchi profuma di nocciola?), mettendo a tacere la bocca sul dito come farebbe col suo la ragazza della pubblicità dei Fonzies (solo che il mio metodo è molto meno sexy).

Col mio mega ditone fasciato, riprendo a cucinare e tutto sembra andare per il meglio.

Nel pomeriggio vado a votare con la Chendo, cara amica dei miei nonché cara zia putativa mia.
Arrivata al seggio, tiro fuori carta d'identità e tessera elettorale.
Mi metto in fila.
Cerco di sedare la leggera ansia che sempre mi prende quando mi tocca votare (piuttosto spesso, cioè).
Per un attacco di curiosità fuori luogo, controllo la data di scadenza della carta d'identità. 
Che è completamente intrisa di sangue.
Senza che me ne accorgessi, la fasciatura ha ceduto e la bocca ripreso a sputazzar'emoglobina, sbavando copiosamente su polso, braccio, carta d'identità e tessera elettorale. 
Scappo via e mi rinchiudo nel bagno, inseguita dalla Chendo.
"Choppa che è successo?"
Non so perchè, non mi va di raccontarle tutta la storia. Mi sento stupida ad ammettere di non essermi curata a dovere.
"Mi sono tagliata con la carta, guarda che casino!"
"Beh, che ci fa? Chiedo un cerotto al carabiniere"
"no no no non importa, dai mi sciacquo, lascia perdere"
"ma come no, poi se  macchi la scheda ti annullano il voto!"
L'idea di dare il sangue per Berlusconi effettivamente non mi alletta, anche se non sarebbe male, PLOCH, una gocciona cremisi sul simbolo del PDL. A sottolineare il lato trucido del partito.
"E va bene, dai".
La sento gridare:
"Carabiniereeeee scusi un ceroootttto! Si è tagliata!"
E in men che non si dica vengo circondata dal corpo armato di Dalerino, il mio dito è graziosamente avvolto da un cerottone rosa pallido e il mio voto salvo (ma ahimè disperso in un ridicolo 3,1%).  

Ho raccontato la scenetta a cena  tra le risate di tutti, i "ma non è meglio darci due punti?" del Babbuddha e i "facciamoci sempre riconoscere, figlia, mi raccomando eh" della mutter.
Le polpette, tenute insieme col pangrattato e fritte in olio di semi, erano deliziose (nonostante sembrassero effettivamente delle cacche d'alce).



Stamattina, a spoglio avvenuto e bocce semiferme, guardo i commenti dei leader sul TG1.

"DiPietro, come giudica il risultato elettorale ottenuto dal suo partito?"
"Una chiara richiesta di aiuto dell'8% degli italiani all'IDV, perchè sia l'alternativa a questo governo piduista e fascista".
Lo ripete, dunque.
E lo fa mostrando  in diretta nazionale un orrendo grumo di sangue che gli pende dall'occhio sinistro.
Senza tema di dire le cose come stanno, senza tema di risultare repellente, evitando di nascondere la verità e d'imbellettare le brutture, che siano le proprie o quelle degli altri.
Sanguinando.
Proprio come me.

L'anno prossimo lo voto.

domenica, febbraio 22, 2009

De Profundis


Scusate l'assenza ma ero troppo presa a ponderare quale fosse la punizione più dolorosa tra il lento disciogliersi nell'acido e l'ascolto del medley Requiem di Mozart- The Wall al Festival.
E a limonare.

In una breve pausa tra le due attività, completamente rintronata dalla tenerezza, ho prodotto ciò:

****************************************************************************
Le mie mani sono caldissime. I buchi di una focaccina messa a lievitare, al posto delle nocche. Le dita, rosari di salsicce. Le mie mani sono cuscini puntaspilli, morbidi e rigonfi. Le mie mani sono grandi. 
Quando ti sfioro mi sembrano enormi: il tuo collo per loro un sentiero sottile, le tue orecchie minuscoli ricci di mare, raccolti dalle palette e messi a bagno nei secchielli per poterci giocare.
Sul tuo torace stretto le mie mani non si stancano, se le apro sulla faccia la raccolgono tutta, come una pagina. 
Eppure non sparisci.
Non ti nascondono le mie mani, non ti prendono.
Non ti plasmano nemmeno, non ti pesano.
Se le baci non ci credono.
Devono convincersi ancora che non sei uno stelo, un filo, una fibra leggera, che puoi reggere la loro forma, il volume possente, che se ti toccano non ti spezzano.
Anzi, le ami di più.
*****************************************************************************
Però niente paura: subito dopo ho sentito la paraculaggine di Benigni che recitava la lettera di Wilde al suo amante Alfred Douglas come per bilanciare l'omofobia ingiustificabile del pezzo di Povia,
ho pensato che anche se ne tessi le qualità liberatorie, e se ti scusi di averlo sparso sul tappeto persiano, il vomito resta sempre vomito, poi mi è capitato di bere per sbaglio il caffè col sale e sentire Berlusconi prendere per il culo i desaparecidos e, come dire, l'afflato sentimentale è svanito come le speranze di rinascita del PD davanti all'elezione di Franceschini.


domenica, gennaio 25, 2009

Merde d'Esprit

C'è un motivo per il quale da praticamente un anno non riesco più a scrivere di politica.
Il motivo è questo:
ho paura.
Quando si ha paura non si esce più, non ci si affaccia alla finestra, ogni minimo gesto è frutto di accurate pianificazioni e imponenti prese di coraggio, così rare entrambe ed estranee all'umano medio, non si affrontano gli ostacoli, ci si rattrappisce e si preferisce sprangare, assieme alle porte, gli occhi e la bocca.
Sulla paura contano poteri e istituzioni per sedare ogni tentativo di denuncia e dissenso.
E io che faccio? Sto al loro gioco.
Perchè? Perchè sono l'umano medio e non ho coraggio.
Tutte le robacce che ho visto ultimamente (e lo sapete meglio di me, sono tante, troppe, incalcolabili e inqualificabili), mi hanno fatto talmente schifo da impedirmi di vomitarle solo per evitare, una volta rigurgitate, di doverle vedere di nuovo.
Ma questa le batte tutte.
Questa batte la Gelmini che dice di voler modernizzare la scuola e non stanzia nemmeno un euro per pagare gli insegnanti (gli Istituti Comprensivi di Emilia Romagna, Lazio, Lombardia e Veneto a breve non avranno più soldi per pagare i supplenti),
batte l'aver messo un fantoccio a capo del Ministero delle Pari Opportunità,
gli episodi di violenza razzista, xenofoba e omofoba mai commentati nè condannati, batte il taglio dei fondi alla cultura, la presa per il culo a Obama, l'inadeguatezza morale davanti al mondo intero.
Questa batte ed è summa di tutto.

Affermare che "ci vorrebbero tanti soldati quante sono le belle ragazze italiane" dopo gli stupri avvenuti a Roma (di cui uno perpetrato da cinque persone ai danni di una ragazza....Berlusconi brutto stronzo toccaculi prova a immaginare: da CINQUE persone), allargare le braccia e il sorriso e aggiungere "ma non ce la faremmo mai" è da denuncia. Cosa si aspettava, una risata d'approvazione e qualche gomitatina complice e un saltare di sugheri Moet alla salute della figa mediterranea?

"Mamma io se fossi stata una delle vittime l'avrei denunciato per aver detto una cosa del genere".
"Ma per cosa lo denunci uno così, per idiozia?"
"No, per danni morali"
"Quello è una merda. Non c'è altro da dire".

E' vero, perciò diciamolo.
Berlusconi è una merda.
AAAAAh che bello, che liberazione, non aver paura di guardare lo schifo vero che ritorna su dopo averlo ingerito, ma anzi analizzarlo e accettarlo per ciò che è.
Scarto.
E chi lo vota per me a lui pari son.

martedì, aprile 15, 2008

Le vide

Non appartengo a questo.
Il mio mondo non ha niente a che vedere con il razzismo, con la paura, con l'ignoranza, con la chiusura all'ignoto, con il diniego, con il proibizionsimo, con il terrore.
Non appartengo a nessuna forza militare, non alla repressione nè all'ipocrisia.
Penso che il male più grande, il peccato più mortale sia aver ceduto alle lusinghe di una vita senza storia, senza memoria, non aver fatto nulla di serio per non arrivare a tutto questo.
Questo, a cui io non appartengo.
L'Italia ha espresso se stessa, l'Italia se stessa è stata.
Un Paese devastato da trent'anni di guepiere e barzellette. Di farsette e tragedie da due soldi.
Con qualcuno che non ci sta, che non vi appartiene come me, e altri che invece ancora ci sono dentro. Che ballano in questi fittizi siparietti democratici.
Questi.
Non io.
Non altro so dire per ora.

lunedì, aprile 14, 2008

Ci siamo

...faccio mie le iluminanti parole di Piovani:
"C'è un tempo per pensare al pane e uno per pensare all'argenteria".

Manca poco, ci sentiamo stasera per piangerci un po' addosso.

....Oppure no?......




sabato, aprile 12, 2008

Blowing nel solito Wind

In mutandone sulla poltrona, piatto di pesce alla griglia in mano, guardo sky tg 24 giusto per portare il livello del mio umore dalla tacchetta "lievemente giù di tono" a quella "decisamente pessimo". Ultimissime sparate prima del voto. Berlusconi: "Aboliremo il bollo auto e moto" (per favore ditemi che qualcuno ancora crede alle sue promesse, così m'impicco senza rimpianti). Veltroni: "Aumenteremo i salari" (adesso lo dici? E fino a due mesi fa dov'eri, scusa, all'opposizione?) Totti:" Tirare in ballo Ilary è da pazzi" (ha ragione, cavolo. Ricordatemi qual è il suo simbolo che domani lo devo crocettare).
Premo il tastino verde e scelgo il riquadro "Spettacolo". Trovo Silvio Muccino che parla dei Giovani d'Oggi e del loro Bisogno di Sentimenti, perchè l'Amore è tutto nella Vita e il resto alla fine non Conta.
Non conta se da lunedì sera saremo nella cacca fino al collo. Se nulla si farà per l'istruzione, per la cultura, per eliminare la precarietà, se ripiomberemo in quell'abisso di bassezza che ci meritiamo. Tanto siamo Giovani, ci basta l'Amore e l'ultimo Singolo dei Negramaro. E bravo Muccino, degno del nome che si ritrova.
Ripremo il tastino verde e scelgo il riquadro "meteo". Trovo pioggia battente per tutto il weekend, da Piacenza a Rimini, con precipitazioni abbondanti sull'Appennino emiliano, in particolare si rileva la presenza di un nuvolone parecchio incontinente tra Zola e Monte Pastore, nei pressi esatti della casa della Choppa.
Apro la finestra; un'unghia di luce acerba s'incaponisce a cercare di dissolvere il pessimismo plumbeo che permea il mio salotto.
Non ce la fa.
Ma un vento venuto
forse da un prato o da una cascina,
forse da una modesta locanda vicina,
porta l'odore di legna bruciata,
di cacciagione,
di serate al camino fuori stagione.
Ricordo le sagre delle castagne
ogni novembre in cima a quel colle,
ricordo la terra che sporca le braccia,
ricordo l'infanzia,
e con che faccia
dovrei dire a mio nonno, se lo avessi di fronte: "domani non parto, per sfiducia non scelgo".
Non potrei mai. E' da questa terra che vengo.
Per futuro e memoria di votare mi degno.

giovedì, aprile 10, 2008

Che cosa mi Lega?

Ho ceduto e ho fatto anch'io il test per scoprire dove mi posiziono nel marasma degli schieramenti ideologici che d'ideologico non hanno niente.
Ora, non mi ha sconvolto per niente il fatto di essere piuttosto lontana dal partito che voterò, bensì di essere tanto vicina alla Lega. Pensavo che la pappetta di polistirolo scaduta che Bossi si ritrova come cervello fosse ANNI LUCE dal mio modo di vedere la realtà, fosse addirittura FUORI dalla mappa.
Invece no. Nel dettaglio, per alcuni punti è addirittura il partito più vicino alle mie idee.
Qui c'è qualcosa che non va.
E non sto parlando del fatto che effettivamente voterò per un partito a metà strada tra quello che mi rappresenta davvero e quello che non mi rappresenta per niente, immolandomi alla causa del compromesso a soli 23 anni, ma che davvero io CONCEPISCO diverse cose come le concepisce, chessò, BORGHEZIO.
Per ricollegarmi al post precendente, questa cosa mi turba e mi sento di merda.
Quasi quasi mi siedo e ci penso un po' meglio. Forse forse mi sbaglio, forse ho preso un abbaglio.
Forse forse un bel cazzo,
Io ho idee e convinzioni che non possono essere rappresentate in uno schema semplicistico fatto di partiti e persone fasulle, questa è la verità!

venerdì, marzo 28, 2008

Ripensamento

Ci ho riflettuto.
Ho deciso che chi non andrà a votare ha già dimenticato cosa voglia dire avere Berlusconi al governo.

domenica, marzo 09, 2008

Un giorno a mezzogiorno

Ci si sente così, a casa mia.
Attorno a un tavolo spossato dagli assalti del pranzo domenicale, si sbucciano mandarini espiatori e ci si domanda se andare a votare o meno, e se sì, per chi.
Lo zio P., il nauseato dal sistema: "no io credo di non andare, sono arrivato al punto in cui mi chiedo se davvero sia il caso di alimentare un sistema del genere. Non riesco a trovare nessun politico che parli davvero di quello che m'interessa."
Lo zio G., il pragmatico:"e cosa t'interessa?"
P.: "la casa, le pensioni, una giustizia decente....che vabè se torna su LUI non esiste che le cose si sistemino, ma dall'altra parte neanche PARLARNE di 'ste cose...."
La zia C., la supplichevole: "ti prego vacci...:"
Io, la confusa: "forse non ci vado nemmeno io"
C., sull'orlo del pianto: "VI prego andateci, andateci, andateci."
G., pragmatico e sibillino: "cinque persone in più fanno la differenza...."
La sorella grande, la curiosa: "in che senso?"
G., pragmatico, sibillino E informato dei fatti "nel senso che con la legge elettorale........"
Io, puntualizzatrice rompicoglioni: "che questi MANCO si son degnati di cambiare...."
La mutter, ingoiando un gianduiotto, la strenua sostenitrice del Pd: "si ma ASPETTAVANO I CONSENSI! Che volevi che facessero in 18 mesi? eh? hanno ritirato su il Paese, rinnovato i contratti, arginato i disastri, fatto QUALCOSA per proteggere una parvenza di civiltà....SE NON VAI A VOTARE TI DO UN FRACASSO DI BOTTE. Vado a fumare".
G.: "se posso continuare....con la legge elettorale attualmente in uso cinque voti in più ti danno il 30% in più alla camera. Per il senato è un altro discorso, ancora diverso, ma insomma ecco. Quindi P. e tu, signorina, è il caso che andiate a votare".
C.; "vi preeeeeeeeeeeegooo".
Mutter, sbuffante fumo: "vi OBBLIGO".
Nonna, caracollando dal salotto, la portatrice di buone novelle: "Zapatero sta vincendo. Ci sono ancora pizzette in forno, chi le vuole?"
La zia M., l'aspirante emigrante: "e andiamo in Spagna allora!"
Il Babbo: "io una pizzetta la prenderei volentieri".
P.: "ecco e vale la pena stare a guardare gli altri Paesi che evolvono e noi qui ridotti a turarci il naso tutta la vita andando a votare e sperando in dio che passi il meno peggio?"
Io: "sono d'accordo. Non so se voterò perchè nessuno mi piace."
Lo zio L., l'esteta idealista: "neanche quella coi baffetti?"
La Nonna: "quella c'avrà anche i baffetti ma è intelligente, è brava, dice le cose giuste".
La Sorellina: "scusate ma chi è Zapatero?".
Io: "quasi quasi la pizzetta la prendo anch'io."

mercoledì, febbraio 20, 2008

..ma se l'aborto avesse un briciolo della tua ingenuita' (reprise)

Siccome che torna tristemente di moda, vi ripropongo uno dei primissimi post del wonderful blog. Per chi si fosse scordato che due anni fa era tutto uguale.

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Quel buon cattolico di Giuliano Ferrara sostiene l'idea della Moratti secondo la quale l'unica soluzione all'aborto e' praticare la castita'.
Sarebbe come dire che l'unica soluzione all'obesita'di Ferrara e' impedirgli di mangiare.
Ma non mangiare fa male, fa tristezza ed e' contrario alla vita, proprio come non fare sesso.
Non hai rapporti sessuali? Non resti incinta.
Non mangi? Non ingrassi.
Non guidi? Non ti schianterai in autostrada al ritorno dalla disco.
Non pensi? Non sbagli.
Non agisci? Non vivi.
Che principio del cacchio.
Mi sembra che tutti questi bei moralisti abbiano pensieri da papi pii ben impacchettati nella testa da generazioni di genitori ed istituzioni imborghesite ed incattolichite fino all'osso.
Da una fessura che gli spuntava dalle pappagorge, Ferrara ha emesso una specie di peto che suonava piu' o meno cosi' "L'educazione che si dovrebbe dare non e' quella sessuale, ma che esiste un comandamento: NON UCCIDERE!"
Be', mi sono fatta un paio di domande:

1) Ferrara e' un dichiarato sostenitore della guerra in Iraq. Mi vorrebbe dire che sganciare quotidianamente bombe su bambini, donne e uomini per soldi e' tollerabile, ma che far sgusciar via un embrione da un utero non lo e'?

2) Volano frasi del tipo "Diamo spazio alla vita","impariamo il valore della vita"....e se poi nasce un altro Ferrara?

3) Ma anni fa non era lui che dava le "Lezioni d'amore" in diretta tv?

4) Ferrara (e le persone che sostengono il suo pensiero) sono mai state stuprate e messe incinta contro la loro volonta'?

Ho sempre scelto di fare religione al liceo, pur non essendo cattolica. L'ultimo anno mi e' capitato un prof che diceva, gongolando della sua inappuntabile fede ed ottusita', che la soluzione all'aids in Africa era la castita'.
NON il distribuire gratuitamente preservativi, NON lo sradicare dalla mente i preconcetti cattolici (certo non provenienti dalle Sacre Scritture, ma dalle menti ipocrite e contorte dei signori della Chiesa), NON una sana informazione sessuale. No, la castita'.
Allora vorrei, da questi luminari col gusto per il drastico, una soluzione per togliersi dai maroni e chiudersi con la cerniera le mandibole.
Propongo un bel grand tour tra i campi minati cambogiani, due mesi in Nigeria tra i bimbi che muoiono per l'HIV, qualche visita ai genitori di bimbi nati con gravissime deformazioni e malattie mentali, nei paesi di provincia dove l'incesto e' lo sport piu' praticato assieme alla comunione.
E per finire, un puttantour alla scoperta delle Fabulous Lives of quelle povere disgraziate che un bimbo se lo fanno mettere in pancia da un padre di famiglia che la mattina dopo si confessa. E compra i cabarets di bigne' per la nonna e i nipotini.
Poi al ritorno mi sanno dire com'e' andata.

venerdì, gennaio 25, 2008

Fallen

Cosa devo dire?
Che ce lo si aspettava da due anni?
Che promettere un Paese nuovo non cambiando niente, non cercando nemmeno di riparare agli errori, contando sulle stesse facce, le stesse piccole persone, è un'idea nata per morire fallendo?
Che il velo è caduto rivelando una democrazietta putrescente d'imbroglini da provincia, di malefatte da operetta, di allegre matrioske che si fagocitano da sole?
Che certo, peggio di prima non si poteva proprio fare.
Ma che meglio forse sì?
Che io c'ero, col mio cuore restio ma ancora fiducioso, là, davanti al pulman giallo vomito.
C'ero.
Che alle prossime elezioni ci sarò?
Che emigrerò?
Che non me ne frega più niente?
Che cambierà?
Che il popolo si sente deluso/perduto/abbandonato/disilluso,
che ha ricevuto una conferma,
che si sveglierà
che proverà a ribellarsi
che non andrà a votare
che voterà ma ancora peggio
che tanto non cambia niente?
Cosa devo dire?
Che mi viene da vomitare?
Che la rivoluzione non va più aspettata.

domenica, gennaio 20, 2008

Stufa e Spocchiosa (a ragione)

Questo weekend son stata recidiva al quadrato:
un'altra volta a Ferrara
un'altra volta dal parrucchiere.

Nonostante tutto.

Già che ci sono consiglio a tutti di fare un giro nella città estense, non fosse che per leggere una targa affissa in piazza Trento Trieste che ricorda l'appoggio del papato alla strage nazi-fascista.
Sapete che vi dico? Che quello che so della realtà italiana l'ho imparato studiando storia e cercando di rifletterci un po' su, che considero il revisionismo storico di questi anni il vero dramma del Paese, che sono stufa di confrontarmi con gente che non ha nessuna base di passato.
Che dovrebbero esistere dei fondamentali in ognuno di noi, così come esistono nelle menti di persone di altre terre.
Invece qui, e lo dico nel sessantesimo della sua nascita, la Costituzione si disfa e si bestemmia, si tratta come fosse carta igienica, non si conosce e si sbeffeggia, si plasma a seconda dei propri interessi, si fa in modo di renderla occulta.
Come un'onta di vergognosa democrazia della quale -e questo potrebbe essere vero- non siamo degni, almeno finchè non ci batteremo per salvarla.