domenica, maggio 12, 2013

Son tutte belle, ma...


Non parlo spesso di politica, qui.
Su facebook un po' di più. Sarà che mi piace commentare le notizie, sarà l'animo pasionario, sarà che non sopporto le ingiustizie, il razzismo, le cafonerie e la bassezza intellettuale e intellettiva che si insinua nelle decisioni di chi dovrebbe garantire, a tutti, diritti e servizi sanciti dalla Costituzione.
Sarà che ho voglia di dire la mia, sempre -altrimenti non scriverei.
Sarà.
Sarà che a Bologna il 26 maggio si vota un referendum per decurtare i finanziamenti alla scuola privata e paritaria e convogliarli nella scuola pubblica. E io non posso votare, abitando fuori città, essendo un referendum destinato ai soli residenti.
Allora ho voglia di dire tante cose, tante. Che la scuola dev'essere laica e libera, che non ha senso in un paese che si professa democratico e laico finanziare le scuole cattoliche, che a Bologna un sindaco che si professa democratico non può mandare a casa dei genitori una lettera in cui apertamente si indica come votare (e cioè, contro ogni logica, principio e articolo costituzionale, per il mantenimento dei fondi pubblici alla scuola privata).
Però non so da dove cominciare. Perché non sono un'insegnante, solo un'ex alunna scapestrata, spesso svogliata e assenteista, che ha amato tantissimo alcuni professori e materie, e vissuto con passione le sfide e le proposte che la scuola mi metteva davanti.
Incasinata, testona, insicura: così ero e in parte sono ancora. E la scuola pubblica mi ha accolta e sostenuta proprio per quella che ero (con buona pace della prof di matematica, materia nella quale avevo 3 fisso, che volentieri mi avrebbe buttata nella bocca del Vesuvio coprendomi di cachi marci).
A scuola ho frequentato il primo corso di scrittura, l' "Atelier", come si chiamava, che adesso ripropongo agli adulti e agli adolescenti, cercando di trasmettere la stessa passione che mi è stata lanciata dentro dalla prof Indiveri, infuocata come un dardo.
La stessa passione della mia prof di italiano Lucia Malvi, e quella delle mie prof di inglese, francese e spagnolo, e la stessa che aveva la mia prof di storia dell'arte, e quella dell'insegnante di teatro, e del mio preside, che durante l'occupazione annuale passava a trovarci e ci chiedeva se avessimo per caso bisogno di qualcosa.
La stessa passione di mia mamma. Che va a scuola con le coliche renali, con la febbre, con la depressione, pur di essere presente a ogni saggio di prima media, a ogni recita elementare, a ogni gita.
Sono stata fortunata. Ho scelto un liceo pieno di insegnanti con un amore incredibile per il proprio lavoro. E so, per conoscenza e racconti di altri miei coetanei e no, che di insegnanti così ce ne sono tantissimi.
Io voglio che tutti, anche chi non ha un soldo in tasca, possano avere il diritto di usufruire di un servizio così fondamentale come quello di una buona istruzione: che gli apra la mente, che lo coinvolga, che sostenga la sua personalità e gli accenda un fuoco dentro.
Se si toglie alla scuola pubblica la possibilità di ricevere maggiori fondi, non ha senso dichiararsi contrari all'eutanasia o alla condanna di morte. Senza soldi, né sostegno, né fiducia, la scuola pubblica muore, e trascina con sé migliaia di persone.
A proposito di vita, e diritti, e gioia e anche morte, vorrei raccontarvi la storia dei ragazzi della scuola media di Marzabotto.

'Sti ragazzi della scuola media (pubblica) di Marzabotto si sono inventati insieme alle loro maestre un'installazione chiamata "Gocce di memoria": una goccia di carta velina bianca per ogni vittima della strage nazifascista di Montesole, da portare agli eventi commemorativi che si svolgono in giro per l'Italia: la marcia della Pace a Perugia, la manifestazione del 2 agosto a Bologna, il 25 aprile a Montesole...li vedi subito se ci sei, perché sono un fiume bianco che si muove nel cielo, una cosa commovente e bellissima.
Il 9 maggio i ragazzi di Marzabotto sono andati a Roma a ritirare il primo premio della memoria, consegnatogli da Napolitano e Grasso, per la bellezza e l'importanza del loro progetto.
Mia mamma è la loro preside ed è andata con loro. Come al solito, qualunque sia la sua condizione fisica, sostiene e incoraggia le iniziative e la personalità di tutti gli studenti e gli insegnanti delle scuole che presiede.
Mamma, auguri, oggi è la tua festa. Ti voglio bene, e c'hai due gocce così.


ps: (vuoi pubblicare questo post? Sì, PUBBLICA).



2 commenti:

§©@Ʀ@ƁƠƆȻҥɪʘ ha detto...

Oh, risulterò banale, ma i detti antichi non sbagliano mai "tale madre, tale figlia" =)

Choppa ha detto...

Dici?
Chissà se sarebbe contenta...! :)