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domenica, ottobre 25, 2015

Un breve riassunto


Riprendo a scrivere sul Wonderful blog, trascurato così a lungo nonostante la mia vita non si sia fermata un attimo dalla pubblicazione dell'ultimo post.
O magari è proprio per questo che non ho più aggiornato? Non so.
Secondo me il grande killer dei blog è Facebook - mica solo secondo me, forse anche secondo Marshall McLuhan. Come vorrei che Marshall McLuhan fosse qui accanto a me, seduto al tavolo da pranzo, apposta per smentirmi!
Così, siccome posto che riposto su Facebook molte delle avventure e dei pensieri che in realtà vorrei pubblicare qui sul blog, ma poi non succede mai, mi sono detta
"riparto dal blog e lascio perdere Facebook per un po'."
Così, per vedere l'effetto che fa, per vedere se funziona ancora la cosa fantastica dell'aspettare i vostri commenti qui, invece che sul network sociale. Anche perché sul network sociale, insieme ai vostri commenti paciosi e interessanti, mi tocca sorbire pure quelli di gente che credo viva nella melma fluorescente e caccolosa del proprio livore. E allora insomma, perché non scegliere mille volte il blog, dove almeno posso ergermi a severo censore senza ritrovarmi intrappolata in situazioni di amicizie interrotte e faide quinquennali che manco nelle telenovelas?  Ecco.
Per prima cosa, dunque, parto dal presente per darvi un quadro della situazione generale.
C'è il sole dietro la nebbia.
Nell'aria aleggia un profumino di ciambella al cacao mista a funghi e salsiccia (mischiati solo a livello gassoso, non solido. Non sono ancora passata alla cucina sperimentale).
Se apro la finestra invece si sente come un odore di esalazione di maglioni di lana misto a castagne arrosto. 
Le foglie sono gialle, le labbra se rimani al freddo nudo di notte, blu. 
Le giornate si accorciano, le scuole ricominciano, insomma tutto nella norma.
La novità è che in una delle scuole che sono ricominciate ci insegno io, e questo è un grosso cambiamento nonché uno dei motivi principali per i quali ho trascurato il blog, insieme al maledetto Facebook.
La scuola nella quale insegno si chiama PINGU, ed è proprio quello che pensate: una scuola basata sul pinguino dei cartoni anni 70. Ah, non pensavate? Beh, di questo si tratta!
E' una meraviglia. Fino a maggio la scuola è stata un cantiere pieno di calcinacci e travi lunghe sei metri; la mia capa mi faceva vedere i progetti dicendomi "capito, qui ci sarà il bagno e qui è dove verrà la tua aula! Ti piace?" ma io che ho la mente piena di Zigo Zago e caramelle non riuscivo proprio a immaginarmela finita, e dicevo "sì sì, bello!" e me ne andavo perplessa.
Poi, a primavera inoltrata, eccola lì, in tutto il suo splendore pinguino. E' tutta blu, gialla e rosa. Ci sono le gigantografie della famiglia di Pingu appiccicate alle pareti, un enorme mappamondo, quattro aule che danno sulla strada e sono piene di sole. 
La mia è quella gialla, con il poster gigante di Pinga che esce dalla scatola delle poste, perché in un episodio suo fratello Pingu per sbaglio rischia di mandarla al Polo Nord. (Dal Polo Sud, dove abitano i pinguini; so che tutti lo sapete ma non si sa mai, io mi confondo sempre).
Ogni giorno vado in questo posto gioioso e insegno inglese a bimbi che a volte sono gioiosi e altre volte meno, ma tutti, tutti così pieni di vita da sembrare dei tubetti di tempera pronti a essere squizzati sulla tela. 
Mi diverto molto, e imparo tanto. A farmi ascoltare, ad aver fiducia in innumerevoli cose, da ciò che dico al fatto che nessuno si fracasserà il cranio a vicenda litigando per un pennarello.
Preparo le lezioni, ballo, canto, ripeto, cerco di fare in modo che, per il più possibile, tutti stiano bene e imparino a dire Hello e Bye Bye e a rispondere a proposito, che si apra un piccolo spiraglio leggendo insieme semplici storie, e che non si mangino le caccole. (Questo è il compito più arduo in assoluto).
Così, dall'essere un'autrice disoccupata incapace di scrivere un nuovo romanzo perché troppo stressata dalla torre di bollette arretrate, sono passata a essere un'autrice che piano piano scrive il suo nuovo romanzo e nel frattempo insegna inglese e riesce a pagare le bollette, quasi sempre in tempo.
Non è affatto un brutto risultato.
Come ho trovato il lavoro alla Pingu?
Grazie ad Alice, mia lettrice storica. Mi ha conosciuta attraverso il wonderful blog e mi ha proposto di mandare il curriculum a quella che è diventata la mia capa.
Questo particolare tenetelo a mente che è importante ai fini di trarre il massimo da questo post, in termini di soddisfazioni personali e reazione "WOW".

Nel frattempo, mentre rincorrevo tubetti di tempera impazziti  durante i campi estivi della Pingu, 
con il mio quartetto blues ho cantato al Porretta Soul Festival. Mio sogno da quando avevo circa undici anni. Arrivarci è stata una faticaccia vera: fino all'ultimo secondo non sapevamo se saremmo riusciti a suonare. Abbiamo dovuto sostituire Marco il contrabbassista nonché inquilino del mio cuore perché al lavoro, cascasse il mondo, quelle tre ore di permesso il 24 luglio per raggiungere Porretta e suonare, no e poi no, manco a piangere in turco. 
Così, pronti, sostituiamo Marco con la bravissima e super simpa Camilla Missio, che si impara l'intero repertorio in una sera. Poi, il 24 luglio, piove. Non pioggerellina rinfrescante e leggerina che in estate signora mia fa sempre piacere, fa respirare un poco dopo tutta questa afa. No. L'uragano Katrina in premestruo.
Nuvoloni neri, strepiti e minacce, tuoni fulmini e chicconi di grandine. Teli a ricoprire il palco, fonici schiumanti e depressione generale fino a cinque minuti prima che cominciasse il nostro concerto. Allora sole, caldo improvviso, pressione alta sia atmosferica che arteriosa, e abbiamo suonato come forse nemmeno a New Orleans, che pullula di intenditori di musica soul & visceral, nonché di uragani. 
Come ho fatto a realizzare il mio sogno e cantare sul palco del Porretta Soul facendo risuonare il mio vocione per tutto il paese?
Grazie al fatto che vent'anni fa ho guardato la videocassetta di "The Commitments", mi sono innamorata del soul e di ciò che rappresenta, non ho mai smesso di cantare e sognare di farlo, un giorno, su un palco come quello di Porretta, e poi dieci anni dopo a ventun anni ho cominciato a scrivere un blog che ha come indirizzo "Soul Proud Choppa", che è ancora qui, che di anni ne ho trentuno.
Non ho smesso, ecco. 
Diciamo che nella vita ho lasciato a metà tantissime cose. 
Ma quelle che ho sempre sentito dentro, nel profondo, dall'inizio, e forti come porte spalancate, non sono mai finite.
Si realizzano, i sogni, le cose belle, amici si realizzano.
Non smettete di sognare; non è una frase di Walt Disney strafatto di marshmallow; io credo sia la realtà. Se c'è qualcosa che avete dentro da tempo, da tanto, da sempre, fatela uscire o marcirà, vi renderà tristi e vi farà ammalare.
Io covo storie, romanzi, canzoni, avventure. Covo desideri. 
Covo ansie e dolori e pensieri negativi che mi dicono che non li realizzerò mai. 
Ma l'evidenza è qui, in ciò che scrivo e nello spazio che lo ospita.
Tutto, per me, è partito da questo blog. 
Non lo tradirò mai più per Facebook, non lo trascurerò,
Vi auguro di fare lo stesso, con tutti i vostri sogni più segreti.

(Sì, anche quelli che coinvolgono papere e nutella).








martedì, febbraio 03, 2009

Levitare



Non la laurea, non un fidanzato, non la ricchezza nè un lavoro.
Più vado avanti e più mi convinco che ciò che voglio davvero è il nuovo Cif Actifizz.
Chissà se sarebbe in grado, oltre che le incrostazioni di uovo fritto sul lavabo, di sciogliere i casini immani che combino.
Sono in ritardo imbarazzante su TUTTO. Tesi, esami, libro, mestruazioni, e alla mia età dovrei essere già triennalizzata da due anni, impiegata in qualche call center, forse anche incinta e inserita in una relazione matura e funzionale. Dovrei avere un monolocale periferico in affitto e un armadietto con una pila di Tupperware infilati uno nell'altro, qualche vasetto di marmellata biologica e appuntamenti fissi dal dermatologo. Dio.
E invece ciò che ho al momento è:
una tesi bloccata,
una situazione sentimentale che definire confusa è fare un torto a Poincaré,
un terrore fottuto non dico di andare a parlare con i miei professori, ma addirittura di APRIRE il sito di facoltà,
nessun controllo sulla mia esistenza,
orari sballati come Mike Myers in Fusi di testa e quattro brufoli sul culo.
Non so, ditemi voi.
Sono forse io che ingigantisco i problemi?
In fondo, trovarsi fuori corso di due anni, senza lavoro, completamente o quasi a carico dei genitori, senza voglia di fare niente se non farmi rapire per due ore a ventiquattro anni è sempre meglio che avere la terza media, svegliarsi alle sei tutti i giorni e sgrassare chiavi inglesi per otto ore a quarantaquattro.
Però solo forse. Io non lo so.
Non so se sia solo senso di colpa per quest'anno semi sabbatico che mi è capitato di dover prendere. Oppure perchè mi paragono sempre agli altri (i miei amici sono quasi tutti laureati o si stanno laureando, mia sorella alla mia età.....e quella piccolina invece già è fuori di casa e oggi si prende pure la patente....che io, ricordo, ho ottenuto alla bell'età di 23 anni e tutti sono più felici e realizzati e fortunati e talentuosi di me buaaaaaaaaaaaa), comunque
la pianto di compiacermi del compiangermi e preparo il pane.
Nella terrina di plastica arancione metto mezzo chilo di farina bianca 0, trecento grammi di farina Manitoba americana (quella con la bandiera dello zio Tom sulla confezione. E' la migliore in assoluto), una bustina di lievito Pane Angeli messo a spumeggiare in un bicchiere d'acqua addizionata a due cucchiaini di zucchero (anche il bicchiere del lievito è di plastica arancione. Credo che David LaChapelle mi adorerebbe. Credo, eh), due cucchiai d'olio extravergine, un pugno di sale grosso che lascia sulla farina dei buchini come acqua sulla sabbia asciutta, poi impasto, stringo, stritolo, maneggio, ripiego, argino, contengo, rilascio, rimpolpo.
Finchè non creo una palla liscia, compatta e rassicurante, pronta a crescere al riparo del suo canovaccino pulito. Pronta a gonfiarsi e diventare compiuta.
Al contrario di me.

lunedì, dicembre 15, 2008

Un pomeriggio

La laurea tocca rimandarla, il che significa due cose:
1) Più tempo per scrivere la tesi e la possibilità di farla relare e co-relare da due "grandi nomi" (motivo per il quale tocca rimandare la laurea. Skippiamo per il momento il discorso "pro e contro", per favore...)
2) Un anno in più di rette da pagare. Il che mi porta a un terzo punto fondamentale:
3) Per i regali di Natale, altra soluzione non c'è se non le razzie nei mercatini dell'artigianato (cinese).
Così, chiamo il compago di mille spese inutili per farmi coadiuvare nell'utopica follia dell'acquisto oculato.
Propongo: "oggi pomeriggio Santa Lucia e Altabella?"
Risponde: "e dopo messicano o kebab e cinema?"
Sondo: " cinema Come Dio comandache c'è quel figo del Timi?"
Approva: "ok, son pronto a far pazzie, per mercatini son pericoloso".
Penso: "son certa che spenderò al massimo 15 euro per delle saponette alla camomilla e delle spille fiorate in lana cotta che non faranno piacere nè a me regalare nè ai parenti ricevere, e sui 50 per la cena sudamericana superabbondante - non ho pranzato - e per lumarmi Filippone Timi (all'UCI è impensabile non rincarar la dose con almeno mezzo chilo di pop corn e/o di M&M's).
Sospiro: "d'accordo, alle 4 sotto il culo del Nettuno".
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Santa Lucia è una fila di bancarellone lunghe che si ripete identica da decenni, sempre sotto lo stesso portico, sempre le stesse merci o quasi, non fosse che -naturalmente- era moooooolto meglio quand'ero piccola io.
La mutter ci comprava lo zucchero filato e la musicassetta de "Lo zecchino d'oro", e io e la sorellona guardavamo rapite le statuine del presepe, i pizzaioli di terracotta semoventi, i torroni appesi al cielo, le ghirlande di lecca-lecca, tenendoci per mano per non perderci nella selva impenetrabile di ginocchia e cappotti. Era tutto più intenso, una volta. Il portico dei Servi era lungo quattro chilometri, la macchina dello zucchero filato una betoniera roboante, il freddo tale da coagularci il sangue nelle vene e i capricci sulla lingua.
Era bello, ecco cosa. Ero piccola e piena di novità. Adesso invece mi sento ingombrante e prevenuta: so già che troverò i soliti borsellini di cuoio a forma di gatto,le borse di stoffa indiana, gli orecchini intarsiati di nickel, le fatine di scagliola, gli orridi Pixies da fricchettoni e -ma dai?!- le spille in lana cotta.
Ah, e come scordare il banchetto dell'allume di Rocca, con il pannello esplicativo della tipa che si deodora impeccabilmente le ascelle?
Le cassette non si vendono più, i bimbi cercano di schivarmi a suon di spintoni e "scusi signora"; la cosa vagamente più invitante - un barattolone di miele siculo - costa undici euro e mezzo. Insomma, un fallimento.
Ci spostiamo in via Altabella: altre borse, altre fatine, torroni, allume e lana cotta. Sconsolati, ci fermiamo a ragionare.
"Non abbiam comprato un cazzo".
"Già".
"Altri mercatini?"
"Boh. Qua dietro c'è l'equo e solidale, magari ci facciamo un salto?"
"Ti avverto che se vedo un altro paio di graziosi orecchini in canapa vomito".
"Ok, solo un'occhiata al volo".
(Mentre stiamo per entrare nella piccola bottega dell'egalité, passa, del tutto inaspettato, il tànghero. Non so perchè ve lo stia dicendo, visto che non c'entra niente col racconto, ma insomma mi sembrava carino farvi sapere che fine avesse fatto. Sta bene. Lavora. Potete stare tranquilli, dunque. In inverno indossa un cappotto nero che, devo ammettere, gli dona parecchio, se non altro perchè privo di sigle equivoche).

Certa di non comprare nulla, irritata dall'eccessiva perizia usata da Marco nel confrontare foggia, prezzo, capienza, qualità, dimensioni, design e altre mille variabili di ogni singolo manufatto terzomondista esposto nel negozio, cerco di consolarmi incastonandomi tra la folla del reparto alimentare.
E lì, come sempre, trovo il mio riscatto.
Tisane dopo pasto a 1,45!
Tavolette di cioccolato azteco a 2!
Caramelline a miele e succo d'uva bio a 0,90!
Il tutto confezionato in deliziose scatoline di cartone riciclato! Mio! Mio! Mio!
Riempio cestini con biscotti al malto (vabbè, tanto non li mangio mica io...), arachidi del guatemala caramellate una a una nel pieno rispetto dei diritti umani, tè cinese rilassante e cacao cileno eccitante, e alla fine risolvo così i "pensierini" per nonna, zie e zii (che se leggeranno questo post si bruceranno l'effetto sorpresa).
Sfiniti, in macchina sulla strada del ritorno, l'amicomarco mi fa:
"e se ce ne stessimo a casa, noleggio DVD e McDonald's?"
"Giusto per bilanciare la spesa equa e solidale con qualche metro quadro di disboscamento amazzonico e calcio in culo al commercio etico? Ci sto!"
Da Blockbuster prendiamo l'ultimo di Alex de la Iglesia (non bello quanto "La comunidad" ma non male; peccato per le scene di sesso, che in questo periodo di astinenza totale proprio non aiutano), e incontriamo due tizi che vogliono arrivare all'Esselunga a piedi (impossibile. Dovrebbero attraversare la tangenziale).
Gli offriamo un passaggio.
"Di dove siete?"
"Istanbul"
"Che bello! E che ci fate qui?"
"Cantiamo Verdi al Comunale".
"Ci fate sentire qualcosa?"
E la macchina si riempie prima di una cascata di la acuti, poi di una grandine di do baritonali.
E i miei occhi prima di stupore, poi di lacrime incredule.
"BRAVI!" esplodiamo.
"Veniteci a trovare, fino agosto siamo qua. Ecco, nostro biliéto per caffè, se volete, per venire a trovare in picolìsimo bilocale".

"Marco, Marta".
"Kartal, Hale. Grazie di tutto".
Ci lasciano così, chiudendo la portiera sul nostro pomeriggio, spalancandoci il cuore per qualche attimo, lontani anni luce dal freddo isterico di una sciocca Bologna prefestiva.

martedì, ottobre 21, 2008

Jude Law, la Gelmini e l'aceto



Potrei parlarvi della protesta studentesca avvenuta stamattina in quel di Bulàgna.

Dirvi che io son d'accordo che non si debbano fregare soldi alla ricerca e all'istruzione, ma aggiungerei come opinione personale -non richiesta- che prima della Gelmini ci avevano già pensato fior fior di Rettorini nonchè Presidini, a intascarsi i soldini delle famiglioline dei loro studentini per dar da bere alle mercedessine invece che da mangiare ai ricercatorini.

Potrei dirvi di alcuni studenti che con sdegno hanno scagliato petardi contro Pier Ugo lezionante a Matematica e negante le assemblee.

Potrei dire di ragazzi dei Collettivi sdraiati sui binari per impedire ai treni di partire.
Così, perchè non vogliono assistere alla sparizione dei loro corsi, perchè vogliono avere il diritto di seguire quante più lezioni possibile (visto che per farlo pagano una media di 2000 euro all'anno) e soprattutto perchè cambiare il piano di studi a novembre è impresa da Yoda.
Potrei cominciare a parlare del fatto che l'università sia una lobby basata sul nepotismo e sull'abolizione del concetto di meritocrazia, potrei indignarmi, dire che la riforma si limiterebbe in realtà a ufficializzare un dato di fatto: l'università è GIA' privata.
Potrei.
Però son qui con la mia cenazione : tazza di caffè d'orzo, tre Tarallucci, due fette biscottate spalmate di marmellata ai mirtilli "Bonne Maman", piatto di patate lesse condite col solito olio ("che non va sprecato, martadiosààànto che lo faccio arrivar dalla Siciliaaaa!"), sale e aceto balsamico di Modena*, morbidamente ficcata nella mia tutona impadellata, coi capelli tirati su col mollettone, in procinto di godermi "L'amore non va in vacanza"e di piangere tutte le mie lacrime pensando a un improbabile Jude Law sensibile, perciò l'unica cosa che voglio in questo momento è starmene in pace ad abbrutirmi nell'accidia carboidràtica, fregandomene del mondo là fuori e sognando di trovare l'amore duraturo nonchè la felicità definitiva grazie a un sito di home sharing.
Ecco, a me, cosa mi manca. Un buon sceneggiatore di desideri.**



*se storcete il naso mi dispiace per voi, per la vostra stoltezza e per il cervello spongiforme che vi ritrovate a furia di seguire le diete a zona.

** "a me mi" non si dice neanche nel giardino del re.

domenica, ottobre 19, 2008

Colpe


Ho la diarrea.

Non me lo spiego, visto che ho mangiato solo petti di pollo alla griglia e insalata. Non ho neanche preso il solito caffè macchiato, compagnone immarcescibile d'isteriche visite al cesso.

Che tristezza, a pensarci, i petti di pollo e l'insalata. L'accortezza di far baciare le foglie umidicce di fondo di frigo a un cucchiaino di denso olio siciliano, quello buono, lo stesso che la mutter fa arrivare in latte da sette litri due volte l'anno e che viene centellinato omeopaticamente "visto che è tanto saporito!" (il fatto che costi come caviale non viene menzionato, farebbe troppo cheap), non basta a elevare il tristo verdurame al rango di degno contorno.
Così ho trangugiato sottili fettine insipide e alghette vecchierelle pensando "beh, triste ma almeno mi farà bene".
E invece appena stesami sul divano ho sentito salire dalle viscere un rumore di sgorgo, allarme definitivo di una cagarella con tutti i crismi.
Vero è che ieri sera dalla Cri ci siamo tenuti sul leggero con un chilo e mezzo di spaghetti panna, pancetta, radicchio trevigiano e mais, seguiti da arrosto allo speck e patate al forno e coronati dalla mia torta di frutta mezza spappolata ma buona, il tutto annaffiato da quattro litri di Nero d'Avola, così, tanto per non farci mancare nulla e per dimenticare le amarezze, perchè cosa credete, anche noi universitari fuori corso ne abbiamo da stravendere, anzi forse più degli altri.
Di amarezze, dico. Anche di Nero d'Avola.
Per esempio stasera, prima di affettare la verdura, ho aperto quello schiaffo all'informatica che è il sito della facoltà di lingue, e scoperto che entro il 10 febbraio, se davvero avessi intenzione di laurearmi a marzo, dovrei consegnare tesi e libretto in segreteria. Anzi, come dice il mio lettore cavallone Nigel, "the Tesi and the Librèdo".
Il che significa: contattare immediatamente la mia relatrice!! ....Che però è via per ricerche fino all'otto novembre!! Giorno in cui io partirò per Londra!!
Il che significa: scrivere la tesi a raglio per un mese!! Sperando in dio che vada bene!! Contattare immediatamente l'assistente della mia relatrice!! Consegnare tutti i moduli che attestino che io, durante gli anni persi all'università, ho anche lavorato in qualità di traduttrice e che quindi le 150 ore obbligatorie di seminari-tirocinio le posso schippare!! File e file di ore e ore là dove neanche il decreto Brunetta osa entrare!! Piantarla di lacrimare sulle cipolle di Tropea e darmi una mossa con quello spagnuolo tre!! Scrivere!! Leggere i libri per la tesi!! Presto!! Manca poco!! Sono indietro!!
Non ho neanche pagato la retta confidando stupidamente in un sicuro successo!! Ma cosa ne so, io, di sicuri successi, se nemmeno riesco ad aprire la confezione del Nonno Nanni senza sbragare tutto e imbiancare la cucina di stracchino??!

...Ecco spiegata la diarrea. La cenetta della Cri non c'entra niente.
E' colpa d'o' stress.
O di me stess?

mercoledì, aprile 30, 2008

Primavera in spagnolo si Dice uguale


Non capisco se le cose stiano andando tanto ottimamente da sembrare pessime, o tanto pessimamente da sembrare ottime.
Negli anni del liceo, i mesi di aprile e maggio volevano dire sì compiti in classe e interrogazioni a tutto spiano, ma anche gite, venticello delizioso che ti stuzzicava gli ormoni, passeggiate serene prima di tornare a casa, consolidamento di amicizie giù in cortile, l'arrivo delle recite e delle vacanze.
Adesso la primavera mi prende senza remore per il culo: non solo mi fa venire voglia di dormire tutto il giorno e mi costringe ad ammazzarmi di libri incomprensibili per la sessione di maggio, relegandomi ad attività squisitamente solitarie, ma non smette di stuzzicarmi gli ormoni, quella stronza.
Pare che la cosa valga un po' per tutti, gli amici si rintanano nello studio invece di mollare tutto per prendersi a freesbate, così io sono sola, con le occhiaie fino alle ascelle, i capelli "gravemente danneggiati" come dice la mia parrucchiera,
("cara...hai i capelli gravemente danneggiati...."
"mi metta il solito balsamo"
"tesoro...basterebbe pettinarli...ogni tanto....")
una fitta schiera di brufoli che compaiono a turno sui quadratini di cute più impensati, tipo sulle orecchie, la casa che fa schifo perchè non riesco a trovare le energie nè il tempo di pulirla e il solito cuoricione che reclama gelati, prati e carezze.
Grazie alla collana Strade Blu rinnego il venticello invitante, tutti i desideri di esperienze lievi e di allegre scenette campestri a suon di cinismo sferzante alla Palahniuk.
La collana Strade Blu è della Mondadori.
La Mondadori è di Berlusconi.
Ergo, dovrei dire "grazie a Berlusconi".
Ok.
Vado fuori a giocare con le farfalle.

mercoledì, aprile 23, 2008

Turdefòrs

Sì sì, ce la faccio.
Ah-ah.
Come no.
Per il 15 maggio dovrei imparare a menadito il ricco e assai contorto contenuto del libro "La oraciòn compuesta en espanol" di una tale Garcés M. Pilar.
Il 16 invece, sempre che il giorno prima non mi abbiano ricoperta d'improperi e macumbe castigliane, dovrei parlare in maniera esauriente o addirittura convincente dei seguenti argomenti:
....
....
...non me li ricordo.

Il 21, vale a dire cinque giorni dopo il 16, se le mie profonde conoscenze matematiche non m'ingannano, dovrei sostenere lo scritto di spagnolo 3, sadicamente diviso in due parti:
1) conoscenza grammaticale (cacchio, ho appena sostenuto due esami di grammatica in due giorni, ancora non ti fidi?!)
2) traduzione dall'italiano allo spagnolo CON DIZIONARIO MONOLINGUE (alleluja! 4 anni che sto a Lingue e non ho mai visto ammettere un dizionario all'esame).

Dopodichè, se DAVVERO il mio enorme, pacioso, fedele culone ancora una volta intende assistermi, potrò sostenere l'orale conseguente al suddetto scritto.
Dopodichè, potrò dirmi quasi felicemente laureata.
Nel frattempo, naturalmente, dovrò sostenere l'esame di Letterature per l'Infanzia (dal 9 giugno in poi....ancora nessuna data certa), e Glottologia 3.
Ma quelli non mi preoccupano.
Ce la posso fare.
Sì, sì, ce la faccio.
Ah-ah.
Come no.
...
Che qualcuno mi prelevi e mi porti in Siberia.
ORA!

venerdì, febbraio 08, 2008

Troppo Lamentosa per cercare un Titolo al post

Ho finito di rileggere l'ultimo di Harry Potter, questa volta in italiano, e mi è venuta subito voglia di:
1. Fare dei figli
2. Scrivere
3. Aspettare il seguito
4. Partire per l'Inghilterra
5. Bere la Burrobirra: ne immagino il gusto da dieci anni e SO che è deliziosa

Tutte voglie piuttosto frustranti, lo so, perchè irrealizzabili nell'immediato futuro.
Il mio immediato futuro, salutandomi col dito medio, prevede:
1.Stendere il bucato
2.Preparare l'esame di Storia della tradizione manoscritta (reprise)
3.Aspettare con trepidazione "Studentessi"
4.Combinare un rendez-vous con la prof. L. partita per il Canada che non si sa se tornerà ma le converrebbe tornare se non volesse che l'inestimabile opportunità di farmi da relatrice le sfuggisse dalle mani come la metaforica sabbia marina (naturalmente se non tornasse sarebbero cazzacci amari per me e basta, lei se ne starebbe affossata in uno scranno di pelle d'orso nella zona lacustre bevendosi Burrobirra alla mia facciona).
5. ...Non esiste un punto 5!

La realtà è che devo riempire questi giorni maledetti che precedono il corso di scrittura con le ripetizioni, il babysitteraggio, qualche sbronza, i letti da rifare e le cene da preparare alla famigliuola che riconoscente lascia tutto nella pentola e ordina la pizza.
Argh.
Tra l'altro, il modulo dei commenti di questo blogghètto fa le bizze. Me ne scuso con Voi adorabili canaglie e cercherò di rimediare non appena avrò finito di lamentarmi.

giovedì, gennaio 24, 2008

Parecchie cose Notevoli

Ieri notte ho visto "Paris je t'aime" (il che la dice lunga su quanto mi sia rimessa in carreggiata dopo il viaggio) e ho pianto dall'inizio alla fine. Dopo due ore c'avevo gli occhi come due copertoni e la stessa voglia di vivere di Heath Ledger, però è infarcito di Senna, vialoni e sentimentoni almeno quanto Ledger lo era di pillole di droga, il che è proprio ciò che mi ci voleva per riportarmi a pensieri alti dopo un intero pomeriggio passato a sgurare la cucina.
E questa è una.

Altra cosa notevole è che al terzo tentativo ho finalmente superato l'esame scritto di spagnolo 2.
So bene che avrei dovuto farlo due anni fa, ma gente, sapete che vi dico? Io HO VISSUTO, non mi sono fossilizzata sui libri per non rivedere mai più la luce del giorno, chiaro? Quindi mutter, dovresti ESSERE ORGOGLIOSA di dover pagare un'altra retta extra! (sì, le rette le paga lei ma al resto del mio sostentamento provvedo io, e con quel che magno vi assicuro che la spesa è cospicua. Questo per impedire al ministro Padoa Schioppa di rampognarmi).
Comunque, il succo (un po' asprigno) è che ce l'ho fatta, finalmente. Siamo a meno 5.
Non dico niente, ma vedo avvicinarsi il secondo proposito a grandi passi (di lillipuziano).

Altra cosa notevole è che dopo averne sentito tanto parlare da fonti autorevoli quali Verissimo ed E!News, ho deciso di documentarmi su Scientology. Ragazzi, vi consiglio di dare un'occhiata al link. Non so voi ma ora capisco come Tom Cruise e Katie Holmes non riescano a cacciar fuori dagli zigomi tre espressioni in due.

Ultima cosa notevole, dopo aver a lungo riflettuto, è che sono giunta alla conclusione che le cose che per prime dovrebbero essere dichiarate fuorilegge sono le scoregge in ascensore e le malattie.
Se riuscite a pensare a qualcosa di peggio fatemelo sapere.

lunedì, novembre 19, 2007

Choppa dell'Arte contemporanea


Dunque stamattina, dopo giorni di studio distratto, reco meco volontà e occhiaie e mi avvio verso il Dipartimento d'Arti Visive, piazzetta Morandi, Bologna. Non essendomici (!) mai recata prima, entro spavalda nella prima aula che vedo. E' deserta. Strano, son quasi le nove! Mi siedo e aspetto tamburellando le dita screpolate dal freddo (tocco da piccola fiammiferaia per farvi venire gli occhi all'ingiù e denunciare le sofferenze subìte dai giovani quasi laureandi), pronta a partire per il pistolotto consueto del "ma è una vergogna! Sempre in ritardo 'sti professoroni del cazzo, che dicono dicono ma poi rispetto per gli studenti niente, e poi quelli che s'iscrivono in duecento alla lista on-line e poi al dunque si ritirano e ci son solo io, che ero la 44 e adesso son l'unica povera stronza e magari pretendono pure perchè io....."

"Signorina? Mi scusi lei deve seguire una lezione?"
"No, devo dare un esame!" (IO. Che STUDIO e PAGO LE TASSE.)
"Non qui però, perchè questa è scienze politiche e tra mezz'ora arriva il professore per la lezione della specialistica".
....ups.
"Ehm mi scusi, e arti visive dov'è?"
"Laggiù in fondo, lo vede quel pertugio? Ecco dietro c'è un convento, le aule che cerca sono nel chiostro dopo il giardinetto dietro la palizzata nascosta dal cespuglio gigante di pungitopo carnivoro."

Mi ci reco.

In effetti, assiepati come mandarini nelle fruttiere invernali, trovo i restanti 199 studenti, completi d'ansia, pirsing e aneddoti frustranti sulle qualità bocciatorie di profe e assistenti. Non mi lascio intimidire, in fondo ho ben presente i temi della storia dell'arte, gli autori li conosco (sono o non sono orgogliosa proprietaria della Card d'Oro del Palazzo dei Diamanti a Ferrara?) e rappresento degnamente la categoria vegliarda degli studenti fuori corso. Dovrei essere avvezza alla strizza.
E invece, quando l'assistente in capo si presenta con una collezione di espressioni che vanno dal: "stamattina non ho cagato ma se lo avessi fatto sicuramente avrei prodotto manufatti del tutto simili a voialtri" al :"a te ti chiedo Boccioni perchè ti leggo in faccia che non lo sai e il suo nome m'ispira", devo dire che un po' di caghetta mi viene.
Ci sono altre due assistenti, sembrano più gentili.
La profe rimane con quelli della specialistica, per gli sfigati delle altre facoltà che come me hanno avuto l'inoculatezza di inserire nel proprio piano di studi un opzionale da 3 crediti tanto tosto, parte la transumanza verso il piano superiore.
Con l'assistente stronza.
Ovvio.
Entro subito perchè la prima, una tizia agitatissima di Giurisprudenza, ha bisogno di un testimone.
"Vabè vengo io, così sento l'esame".
Parte un coro: "allora anch'io, giusto, entriamo, sentiamo le domande giusto giusto sì pure io".
E lo studiolo s' affolla d'occhi spalancati.
La prima ragazza tóppa clamorosamente alla prima domanda, liquefacendosi sotto lo sguardo ceruleo dell'assistente.
"Signorina, viene lei allora?"
"Mah, io sarei la 44, non vorrei passare davanti agli altri, ero qui per far da testimone"
"Non importa, stia. Dunque.....sì, porta il Liberty a Bologna e la storia da Cézanne a Mondrian. Giusto?"
"Sì."
"Differenze tra Post-Impressionismo e Simbolismo. Da lì si allacci al Liberty".
Pronti via, vado, mani che svolazzano come al solito, sfodero esempi, adduco ragioni, esplicito nodi tematici, la fronte della stronza perde mezza ruga.
"Il simbolismo è astratto?"
"...se consideriamo astratto nel suo senso etimologico, ovvero ab-straho, ovvero tiro fuori, sì, perchè bla bla bla e bla bla."
"E allora perchè B. nel suo saggio asserisce che il cubismo è invece concreto, molto più di quanto non lo sia il Simbolismo?"
"Perchè bla bla!"
Non ci credo. Il peto di un sorriso le inchioda il volto.
"Mi dica chi ha coniato il termine Arts & Crafts".
".......vuoto. Non lo so".
"Male".
....
"Morris. Mi parli del Liberty."
"bla bla bla bla bla bla bla".
"Mondrian".
"bla bla".

La folla di colleghi mi rifila dei sì sì d'approvazione.
"Signorina sono indecisa se darle 26 o 27".
La folla: "ventisette!!"
Io: "faccia lei...."
Lei: "massì, tre crediti.....Lingue.....va bene, và. Ha parlato con passione, la stimo".
Io: "anch'io."
Lei: "anche lei mi stima, ma io non ho parlato!"
Io: "no, mi stimo io. Era uno dei miei ultimi opzionali e l'ho superato bene. 400 pagine per tre crediti sono una follia, ma le ho lette e capite e digerite lo stesso. Per questo mi stimo".
Lei: ".....arrivederci."
La folla: ammutolita.
Io: come al solito esco e mi sento dimagrita di dieci chili, e allo stesso tempo più piena, più grande, più coraggiosa e matura.

Poi prendo il 13 e una vecchietta mi cade addosso, ma questa è un'altra storia.

martedì, ottobre 23, 2007

Il numero Peretto

Ora, non è che io sia messa male, come numero d'esami che mi mancano.
7. Il numero perfetto, giusto? Scrivendo "perfetto" ho dimenticato di digitare la "f" e stavo per pubblicare "numero peretto", che andrebbe bene lo stesso. Anzi, sarebbe di certo più calzante.
7 esami sono un numero peretto perchè sembrano pochi, in una facoltà richiedente ai suoi umili studenti dalla classica andatura alla Quasimodo, data l'angolazione retta alla quale sono avvezzi, di estrapolare magnificenze dalle fulgide menti per 40 volte in tre anni, ma di questi 7 ben 4 appartengono alla categoria "non hai sofferto abbastanza nella vita".
Dunque 7 numero peretto perchè all'apparenza magico, mistico ed esoterico e nel profondo dell'animo purgante antidoto alla stitichezza da libretto in stand-by.
Detto in parole povere?
E' passato così tanto tempo dall'ultima verbalizzazione che all'epoca i Take That neanche ci pensavano, alla reunion.
Invece domani ballicchiano al Palamalaguti soffiandosi il naso nei dischi d'oro e io me ne sto qua a ripescare indirizzi di profi mai visti pria dinnanzi ai quali dovrei ribadire concetti ed illustrare approfondimenti.
La verità è che sono stanca, coccolo ambiziosi progetti post-laurea e medito di attuare una soluzione triste ma necessaria.
Detto in parole povere?
Forse dovrò dire addio alla cagona.

-----cala il sipario-----

martedì, luglio 03, 2007

Per essere felice

In effetti oggi ho verbalizzato filologia germanica senza che nessun brivido di sollievo mi percorresse la schiena. E' come se per essere felice non bastassero più queste semplici cose.
Per essere felice davvero dovrei avere un programma di cucina tutto mio e fare soldi a palate spiegando come si preparano le orecchiette al pesto a mandrie di inglesi rosbiffivori, aprire un ristorante chiamato "Da Mamma Marta" e cucinare spaghetti al sugo facendoli pagare come un week-end a Parigi solo perchè i perfidi albioni non riconoscono la differenza tra costata e costoletta e tra ricotta di mucca e di pecora.
Oppure per essere davvero felice dovrei incontrare Borghezio per strada e trafiggerlo di chiodini, quei cosi colorati con i quali all'asilo componevo graziose farfalle, rinchiuderlo in una camera iperbarica dotata di filodiffusione dalla quale farei uscire tutto il sound di Youssoun 'Dour, dopodichè liberarlo, spalmarlo di miele e lasciarlo dal mio amico apicoltore, quello che possiede gli alveari su a Marzabotto, vota Rifonda e ha un pessimo carattere.
Oppure dovrei comprarmi uno zaino Quechua e scarpinarmi il mondo in solitaria, nutrendomi di nuove facce e panini e cioccolate calde, facendo pace con la gente che a volte mi pare schifida, specie quando si ritrova davanti al Nettuno alle 10 il sabato sera per poi recarsi allo Chalet, anzi prima al Single per bere qualcosa e POI allo Chalet.
Fare pace, questo sì che mi renderebbe felice.
No, il voto di filologia non basta.

martedì, maggio 29, 2007

(S)pa(g)nnolino

Appena dato l'esame di spagnuolo 2, neanche stavolta mi son ricordata di ripassare il pluscuamperfecto.
Già è molto che mi ricordi come si scrive pluscuamperfecto. Comunque.
Utero vuole che domenica sera, proprio mentre mi stavo comicamente esibendo in scatenate danze irlandesi, mi siano venute le mestruazioni, e io ovviamente
1 Non avevo l'assorbente
2 Indossavo pantaloni di lino beige chiaro
3 Avevo appena ingurgitato una vaschetta di olive ascolane e due birre offerte dalla Ting che al ritmo della giga "When we will be married" hanno sfogato tutto il loro rancore contro le mie tremolanti viscere.

Appena dato l'esame di spagnuolo 2, ho ancora le mestruazioni e tutti gli annessi e connessi del caso, ovvero
1 Ho passato tre ore davanti a un foglio pieno di modismos mettendo a dura prova lo sfintere per cercare di non fare la cacca proprio lì, in aula sei, mentre pensavo a che tempo coniugare il verbo "aconsejar"
2 Ho una fame da ciclo che mi mangerei persino i cavoletti di Bruxelles, la cosa più disgustosa che l'uomo abbia mai creato (non ditemi che li ha fatti Dio. Dio non esiste. Altrimenti non esisterebbero i cavoletti di Bruxelles).
3 Ho bisogno di realizzarmi come donna appiccicandomi alle mutande un assorbente di puro cotone completo di ali, cucitura a nido d'ape e odour-control.

E comunque questo è l'unico blog dove si parla più spesso di mestruazioni che di Beppe Grillo.

giovedì, marzo 08, 2007

Aut Disce Aut Dispendere

Magnifico Rettore,
finalmente ricevo sue notizie!
L'ultima missiva è datata ottobre 2006. Troppo tempo è passato, quante cose abbiamo da dirci!
Sa, da allora le ho inviato 450 euro, ho sostenuto 6 esami nella Facoltà diretta dal suo vassallo A.D., ho seguito diverse lezioni e rimpinguato le tasche di esimi professori comprandone le opere intiere. Intiere con la I, magnifico, come piace a lei.
Ho ingoiato rospi talmente rugosi da non averli ancora digeriti.
E nemmeno una parola da lei.
Mi stavo preoccupando, 'a magnì!
Per fortuna stamattina nella buchetta delle lettere ho trovato una busta perfetta, di quelle commerciali con l'occhietto di plastica.
Era sua, rettore.
L'ho aperta con mani tremanti, aspettandomi -che ingenua!- una lettera di complimenti e incoraggiamento: forse che io, la mia media del 28 e il culone che mi ritrovo non ce li meritiamo, due "brava" scritti a computer?
Evidentemente no.
Per lei conto meno di mille euro. 773, per essere precisi. E oltre al tempo passato senza sentirci, oltre al danno dei 20 micragnosi euro di aumento, anche la beffa, "l'Avviso allo studente":
"L'inerzia o l' eccessiva lentezza negli studi comporta la decadenza dalla qualità di studente, anche se non comporta la perdita definitiva ed irrevocabile degli studi compiuti".
E vorrei pure vedere, visto che le pago vitto e scranno!
Perchè proprio a me ha dovuto mandare queste parole di avvertimento?
A me che ho sudato come una renna in agosto per dare 12 esami all'anno e mantenere una media più che decorosa?
A me che ho sempre pagato le tasse in tempo, con gran stridore di denti e portafogli?
A me, che ho un valore come studentessa e come persona, che faccio in modo che lei possa pagarsi le sue scarpettine Tod's, che già son demoralizzata dalla disastrosa organizzazione di Lingue, spezzettata com'è in 40 esami per tre anni?
Mi sento considerata da lei come un mucchietto di peli nello scarico della doccia. E' questo quello che vuole? La rottura? E sia.
Con la sua letterina ci faccio decine di segnalibri da infilare nelle spesse pagine dei manualoni di filologia. Pretendo pubbliche scuse, rimborsi e la restituzione della dignità che ha rubato a me e ai miei colleghi. E poi un'informazione: lei quanto ci ha messo a laurearsi? E quanti esami ha dovuto sostenere per raggiungere il traguardo?
In quanto sua mantenitrice esigo rispetto, perdio!
Altrimenti col cazzo che continuo a passarle la paghetta, che poi mi viene il dubbio che venga tutta spesa in bustine di Dragon Ball, vista la qualità dei servizi offerti.
E' l'ultima occasione per pentirsi e dimandare scusa col capo piegato fino alle magnifiche ginocchia. Dimandare con la I, come piace a me.
Distinti saluti.

mercoledì, febbraio 07, 2007

Critico a Chi?


L'ipotesi di presentarmi all'appello, conoscendo l'equivalente di un peto di batterio rispetto alla vastità della materia dell'esame, mi è apparsa remota e bizzarra. Irrealizzabile, come l'idea di trovare ogni mattina nel cassetto un paio di calzini uguali, puliti e senza buchi.
Così ho lanciato un languido sguardo ad Augusten, invitandolo a passare la mattina a letto con me. Lui ha accettato (non è che avesse alternative plausibili, a parte starsene rannicchiato nel primo scaffale della libreria Malm), e abbiamo trascorso tre ore di pura passione.
Lui è divertente, dissacrante, ironico, dolce e imprevedibile. Sarebbe l'uomo ideale, se non fosse per tre irrilevanti dettagli:
1- è gay
2- è già impegnato
3-è una fotografia sulla quarta di copertina del suo libro, il che lo rende alquanto rigido nei miei confronti.
Il libro è "Magical Thinking: True Stories", edito dalla Mondadori che probabilmente annovera tra i suoi punti di forza il cambiare i titoli dei libri senza una logica apprezzabile, se non quella legata al mero scopo di vendere più copie. Infatti da noi si chiama "Cunnilingusville", nome che dev'essere sembrato perfetto per attirare orde di consumatori di schede porno prepagate, ma che non c'entra niente con il contenuto del libro.
Comunque, è bello. Mi piace molto la nuova scrittura americana, tanto che vorrei scriverci sopra la tesi, accantonando il progetto di Anthony Bourdain (che potrebbe entrare nella categoria "nuovi scrittori yankee") a favore di un'esplicita critica entusiasta di gente come Dave Eggers e, appunto, Augusten Burroughs.
La cosa che mi attira davvero è la scrittura semplice, scevra da parole ridondanti e inutilmente auliche quali "scevra", "ridondanti" e "auliche".
La repulsione che provo verso i giri di parole, la lungaggine, i gratuiti sfoggi di cultura è pari a quella che nutro per il passato di carote; forse perchè negli ultimi anni ho letto troppa fuffa umanistica, scritta da recensionisti con gli occhiali che nemmeno aprono i libri che gli arrivano gratis. Che basano decine di testi critici su un concetto solo, ripetuto centinaia di volte in migliaia di modi diversi, frullato e dissezionato in ogni sua pulviscolare sfumatura e imperfezione, masticato, ingerito, digerito e ritirato su come il bolo di una mucca. E gli esami che mi mancano sono proprio su questo, sul poco gonfiato, su fiocchi di patate industriali che col latte tiepido si espandono fino a impegnare ottocento bocche avide d'insipido purè.
Io voglio letterature crude, ho bisogno di masticare qualcosa di consistente, aspro, pregno, di leggere di vagine ricostruite, di cacca nei sacchetti del freezer, di piercing riusciti male e di suburbia marcita nei suoi corti orizzonti, e non sto parlando dell'ultimo libro di Bruno Vespa.
Ho bisogno di una massiccia dose di realtà, possibilmente scritta bene, grazie. Non studio letterature straniere moderne? Appunto. E cosa mi tocca leggere per il prossimo esame? Le poesie venute male di un hombre mexicano nato nel 1776, ampiamente analizzate da un gruppo di ricercatori morti nel 1966. Appunto. Augusten, aspettami che torno.

sabato, gennaio 13, 2007

La Storia Infinita


Per la terza volta non ho passato l'esame di filologia germanica (son zuccona, eh?) forse anche a causa della settimana bianca e marrone (neve e cioccolato) passata a farmi i comodacci miei invece che quelli dell'esimio prof. Battaglia.
Quel logoro brandello di coscienza che mi rimane vorrebbe che scrivessi un post nefasto, un lamento dello studente colpevole in quattro atti con morte finale di tutti i personaggi (unico sopravvissuto: il prof. Battaglia), e come spuntino negli intervalli solo birra calda e liquerizia salata.
Ma sto facendo una colazione tardiva con mega bicchiere di caffelatte e biscotti del Carrefour zigrinati alla crema, e come si può avere l'animo triste come la carriera di Francesco Tricarico se si sta consumando un pasto del genere?
La risposta è: non si può.
Così sorrido, ingoio e guardo avanti con occhi strabici: la prossima settimana altri due esami, quella dopo idem, quella dopo ancora ibidem. Voglio avvicinarmi il più possibile a questa minilaurea sempre più lontana, che poi "mini" un paio di pelotas, visto che per averla devi passare attraverso ostacoli che farebbero venire la caghetta a dodici Atreiu.
E un test a crocette di 15 minuti sbagliato per metà non può fermare la mia corsa alla conquista del mondo!
...la caghetta invece sì, e il caffelatte caldo non aiuta....
BUONA NOTIZIA: fino a martedì potrete trovarmi chiusa in casa a studiare e tradurre, così non correrete il rischio di incrociarmi mentre guido...ieri stavo per prendere la rotonda della Barca contromano....


giovedì, gennaio 11, 2007

Finchè la calza va

Ho mangiato tutta la cioccolata contenuta nella mia calza della befana. Non capisco: sabato scorso il mio pedalino bianco se ne stava disteso tutto bello gonfio sopra il letto e oggi si ritrova riverso sul comò, floscio come le tette di Flavia Vento e privo di contenuto come un romanzo di Baricco (chissà perchè qualcosa mi dice che troverò un commento di andrea...).
D'altra parte anche l'oroscopo di Vanity Fair mi aveva avvertita: fino al 10 spazzolerai tutto quello che ti si parerà innanzi, tanto che tua madre ti chiederà se per caso tu non abbia ingoiato l'Hoover (generation future), con funzione "aspirazione massima" attivata.
Che tra l'altro aveva su pure i sacchetti nuovi e sarebbe il caso di recuperare almeno quelli.
Come figli della colpa, da sotto al comodino continuano ad emergere carte di gianduiotti, tondini Lindt, barrette Kinder, barrettone Novi alle nocciole. Tutto ciò che resta sono le salme di una manciata di caramelle all'arancia coop e galatine al latte.
Più un misterioso "croccantino al rabarbaro" capace di strapparmi una smorfia di disappunto e per questo degno di lode.
Stamattina mi son rigirata nello specchio per tentare di trovare nuovi brufoli rivelatori, ma niente. L'unico elemento disturbatore è il solito herpes stagionale sul labbro, amico di ogni sessione...certe volte non compare e mi preoccupo.
L'ho sempre combattuto con la fialetta "labiacalm", come fosse un parassita da debellare al più presto e nel modo più drastico possibile, invece stavolta l'ho voluto coccolare, trattarlo come un vecchio conoscente, offrirgli un tè, magari. Infatti l'ho spalmato due volte al giorno di Tea Tree, un olio essenziale amaro come un amaro che l'ha fatto rinsecchire in men che non si dica.
Adesso vado in giro con 'sta crosta appesa alla bocca che mi rende attraente come una studentessa in piena penultima (!) tranche esamifera, capelli impazziti e stesso maglione da tre giorni compresi.
Ma la morale di questo post qual é?
Non lo so, fate voi. Mandatemi la vostra per email. Chi ne trova una accettabile vince la pubblicazione sul blog e il croccantino al rabarbaro. E non è poco.

mercoledì, novembre 15, 2006

Febbre Spagnola

Davanti a uno schermino Samsung ultrapiatto (sarà andato a "Biggest Loser"?), a una tastiera ingiallita dal sudore ansioso di mille dita studentesche, a un mouse con le gommine impiastricciate di schifino nero, me la scrivo aspettando di dare un esame che non conosco, con una prof. che non conosco, con un programma che non conosco.
Greve dal sottosuolo s'alza una vociona che chiede beffarda e infame:
"ECHITTELOFAFFA'?"
Tra l'altro dovrei anche andare in bagno, e io oooodio espletare nei gabinetti gelidi di facoltà.
A dopo, se sarò ancora in grado d'intendere ma soprattutto di volere.
Per ora voglio solo correre via.

sabato, aprile 22, 2006

Ma stai a casa, và.....

E' ufficiale: il prossimo autunno non partirò nè per l'Inghilterra, nè per la Scozia o per il Galles. Sono finita duecentonovantesima in una graduatoria di 560 aspiranti insegnanti d'italiano.
Tutto sommato non me la sono neanche presa: ero una delle partecipanti più giovani, non ancora laureata (chi ha vinto era laureato da almeno due anni, a parte la vincitrice assoluta che ha la mia età e aveva un punteggio stratosferico...e chi è, uanderuoman?), e in fondo non è andata così male.
Però non mi aspettavo che partecipasse tanta gente....vabbè, in questi casi ci si deve trasformare in volpe e dire al grappolo d'uva "tanto sei acerbo".
O all'Inghilterra: "tanto l'anno prossimo mi laureo e vedi come ti metto a ferro e fuoco".
E così, per tirarmi su di morale ho già organizzato una serata al giapponese con un gruppone di amici, e una bella "passatellata": preparare la minestra nel brodo di pollo mi ha sempre fatto bene.
Speriamo funzioni anche 'stavolta!!

venerdì, marzo 31, 2006

L'esame di Choppette (-16)

Giovedì ho sostenuto l'esame denominato "Storia e critica del cinema 2", uno di quegli opzionali che non sai come nè perchè, ma spuntano come funghi nel tuo piano di studi anche se non c'entrano niente con il tuo corso di laurea.
Forte della pessima esperienza dell'anno scorso (30 film da vedere e analizzare più lo studio dell'intera storia del cinema, dai fratelli Lumiére a Tarantino, passando per la filmologia cinese), al momento di scegliere gli esami di quest'anno mi ero imposta di saltare QUALSIASI cosa contenesse nel titolo la parola "storia".
Però poi l'amica Stefi mi chiama e mi dice
"hai visto che bel programma che ha, storia e critica del cinema 2? Il cibo nel cinema".
Come potevo esimermi?
Mi sono rivista volentieri alcuni dei miei film preferiti (questa volta solo 5), assaporando con gli occhi le sensuali quaglie ai petali di rosa di "Come l'acqua per il cioccolato", commuovendomi davanti ai panini ballerini de "La febbre dell'oro",
inorridendo alle scene di morte e sesso grottesco protagoniste de "La grande abbuffata".
E' stato un piacere leggere saggi che trattavano i rapporti complessi e travagliati tra uomo e cibo, e come questi siano stati tradotti in immagini da grandi registi come Ang Lee e Bunuel.
Mi sono presentata all'appello sicura e tranquilla (anche se con 20 minuti di ritardo, grazie al celere 93) e nonostante il temperamento irritabile della professoressa (nell'arco di otto ore: tre scenate, due urla, un "mon dieu", una porta sbattuta tipo tredicenne in crisi coi genitori, due "meno male che me ne vado in Francia perchè in Italia non si può lavorare", per un totale di un migliaio di nervi frantumati), me la sono cavata bene.
Mi ha chiesto "Il pranzo di Babette". Ho parlato dell'attenzione alla preparazione del cibo, ai preliminari scrupolosi che anticipano il piacere del pranzo, di come Axel si sia ispirato all'arte fiamminga per rappresentare i piatti: le "cailles en sarcophage", il vino dolce, il brodo di tartaruga come fossero quadri di Flegel.
Due domande sui saggi: "Differenza tra arrosto e bollito e crudo e cotto".
Pronti: "l'arrosto è da sempre associato alla forza, alla vitalità e al coraggio, il bollito alla senilità, alla debolezza, alla malattia. Il cibo crudo rimanda ad un'alimentarsi atavico, lontano dalla cultura consolidata del cotto, della civiltà, e per questo acquista un sapore proibito, una consistenza tabù, come per esempio accade con la tartare".
E dopo un'ultima rilassante dissertazione sul cannibalismo, la prof. mi guarda come farebbe Hannibal Lecter (tra l'altro, ho sempre pensato che io sarei la vittima-tipo di Hopkins: cicciona, pelle liscia e tesa...gli sceneggiatori de "Il silenzio degli innocenti" hanno inventato Lecter apposta per farmi dormire male), mi sorride e mi da 30.
E poi, non so come nè perchè, le dico: "sa, questo è il tema che vorrei sviluppare nella mia tesi, il cibo nella letteratura americana". E mi sento rispondere:
"allora l'aspetto".
Immagino in un nanosecondo come sarebbe la trafila della laurea con una che, alla domanda "scusi, può dirci se interroga anche domani?" scardina le porte e ti urla che sei la rovina del Paese, e decido che basta Lecter a terrorizzarmi.
"Grazie, ma io studio Lingue, questo era un opzionale per me. Arrivederci......"