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domenica, novembre 15, 2015

Les Autres


Ho acceso tre candele ieri sera; una per il davanzale del tinello, una per il balcone del salotto e un'altra per la camera da letto. 
L'ho fatto perché era bello vedere le fiamme ondeggiare nel buio, perché il fuoco allevia e sterilizza, e perché succede in questi casi un qualcosa di una forza inarrestabile, incontenibile, devastante.
Si ha bisogno degli altri. 
Allora cerco sui canali di informazione, su Sky tg, su France 24, sulla BBC, benedicendo tutti gli anni passati a studiare le lingue, qualcuno che dica "ma ce la faremo". "Ma non è tutto perduto".
"Mais on peut reussir à vivre". 
Qualcuno, un giornalista, un esperto, un professore che faccia da papà nell'emergenza e rassicuri che l'Europa, mai colpita da un attacco tanto grave dalla seconda guerra mondiale, può reagire, è pronta, unita e compatta nell'obiettivo di giungere alla pace.
Quello che trovo è l'ignoranza crassa da fila alla posta di Salvini, che raggruppa tutti, dal bambino libico sbarcato a Reggio Calabria al portavoce della comunità musulmana di Parigi sotto il nome di "terroristi" dai quali difenderci a colpi di lupara; 
è Alfano che scuote la testa dinnanzi all'enormità delle cose che dovrebbe cercare di spiegargli, ma forse non ne ha né il tempo, né la voglia né le capacità.
Il nostro ministro della difesa -una donna, ma voi lo sapevate? E ne ricordavate il nome, prima di ieri?- che dice che in Siria non possiamo andare a bombardare senza sapere davvero cosa stia succedendo, senza avere un piano ben preciso, solo per reagire a un attacco.
Si ha bisogno degli altri, allora vado su Facebook.
Per prima cosa compare la lunga lista di amici che vivono a Parigi e che confermano che stanno tutti bene. 
Mando abbracci virtuali e messaggi di meno male.
Poi, la lista ancora più lunga di amici tristi e di conoscenti del tutto impazziti, inneggianti una contro-jihad che parta dalle loro camerette col piumone di Pluto, a suon di "facciamoli fuori" ed "era meglio se annegavano".
Si ha bisogno degli altri.
Sabato mattina per prima cosa avevo alle otto un appuntamento per recitare, cioè pregare, insieme ad alcuni miei compagni buddisti.
Io non ho molti strumenti. Non ho lo studio dell'assetto geopolitico mondiale, non ho la conoscenza approfondita delle religioni, non ho viaggi in medio oriente alle spalle, e sto entrando solo da pochi anni nel mondo della pratica assidua di una fede.
Ma posso pregare. Ho questo, ho lo stare insieme per sperare che le cose cambino, credendo fermamente che lo faranno, muovendomi perché lo facciano.
Gli altri di cui ho bisogno erano vicini a me nella preghiera, e di questo sono grata.
Gli altri di cui ho bisogno dicono anche che i musulmani sono cattivi, che è inutile provare tanto dolore per i morti a Parigi se poi per gli studenti decapitati all'Università in Kenya non spendiamo una parola, che la religione stessa è inutile, che il dolore stesso è inutile, che scrivere e pensare è inutile, adesso, che bisogna starsene tutti zitti muti e non perdere tempo con sentimenti e preghiere. Che Oriana Fallaci nel suo delirio di odio cristiano aveva ragione e adesso sta a noi scatenare guerre. Che Gandhi o la diplomazia, invece, non hanno ragione mai.
Anche di questi altri ho bisogno.
E ne ho bisogno perché devo capire chi sono io.
In questi momenti più che mai, devo sentire che io sono viva.
Che non ero a Parigi a sentire gli Eagles of death metal venerdì sera, ma a mangiare cibo thailandese in centro a Bologna, seduta accanto alla mia amica iraniana e servita da un cameriere pakistano.
Che sono buddista e fermamente credo, secondo la mia fede, che ogni persona -ognuna, ognuna, ognuna- è un Budda. Che è mio compito considerarla tale. Che è da lì, dal profondo rispetto per tutti - per tutti, per tutti - che parte la pace. 
Che non posso, non voglio, non credo sia giusto stare zitta e celare.
Che se si soffre tanto per i parigini non si soffre meno per tutte le altre vittime del mondo.
Che a Parigi ci sono stata tante volte, che avevo l'albergo proprio in rue de Charonne, che ci ho vissuto, ci ho studiato, ci sono andata per amore e per lavoro; e per tutte le strade e le chiese e i piatti di zuppa e pane che mi sono mangiata ridendo.
Che credo nello studio, nell'avere la mente non aperta, ma spalancata al mondo, che la mia vita ha un valore inestimabile e prezioso come quella di tutti, di tutti, di tutti. 
Allora, che gli altri dicano.
Che raccontino. Che vomitino giudizi, che si perdano dietro le proprie ignoranze, le proprie idiosincrasie, i propri personalissimi o generalissimi rancori e convinzioni. Che si esprimano. 
Perché serve. Serve a capire a cosa teniamo.
Io tengo a che si arrivi ad amarci sempre di più l'un l'altro. 
Tengo soprattutto alla libertà. La più assoluta. La più pura. Di pensiero, di parola, di azione, di cambiare idea.
Tengo al dire, al dire, senza remore, senza paura.
Alla lotta contro la paura.
E se sono sola, non lo so. 
Se sono sola in mezzo a persone che cedono alla via più facile, alla via del razzismo e dell'ignoranza, della censura e dell'autocensura, mi importa.
Non voglio sia così.
Voglio una zattera, e stringermi agli altri di cui ho bisogno.
E per questo non smetto di piangere, e di accendere le mie candele, su tutti i lati della casa, perché dagli altri palazzi qualcuno si affacci e capisca che non è solo. 
Che io ci sono, e ho una vita, ancora, e delle idee, e voglia e necessità e la libertà di esprimerle, e per queste idee e questa libertà io combatto. Per gli altri, contro ogni pensiero di odio mi venga in mente.
E  non smetto di cercare chi ha bisogno di me. Chi le mie idee le vuole rispettare e condividere. Chi vuole accendere candele.
Chi ha voglia di vivere. Chi ripudia la violenza e la prevaricazione sugli altri, in ogni sua forma. 
In ognuna, in ognuna, in ognuna.


sabato, maggio 14, 2011

Libri

Mi è venuta questa malinconia di leggere su Wikipedia di tutto e di più circa il nazismo, la Shoah, i campi di concentramento, le torture, gli esperimenti eugenetici, Mengele, Himmler, l'orrore più orrore che ci sia. Non so esattamente perché, ma so come ci sono arrivata.
Wikipedia è un gorgo d'informazione che in me si trasforma in abisso; una volta partita dalla semplice ricerca della trama di un film splatter (per la cronaca, "Bad Taste" di Peter Jackson), eccomi a cliccare "gore", "goregrind", che subito fa riferimento all'ispirazione della violenza nazista, e dunque apri "olocausto", apri "SS", apri "Hermine Braunsteiner", e così per una sera e una mattina.
Non so se abbiate mai letto il bellissimo racconto "Un ragazzo sveglio" di Stephen King, dal quale è stato anche tratto un bel film chiamato "L'allievo", di Bryan Singer.
"Un ragazzo sveglio" parla di come sia facile farsi trascinare dal racconto del male. Da come si voglia sprofondare sempre più nell'orrore, un po' per curiosità, un po' perché si stenta a credere alla pura atrocità, ritenendola così aberrante da risultare quasi grottesca (non a caso, molte persone -me compresa- davanti a certe scene di film splatter si mettono a ridere, commentano "non è possibile", addirittura ridacchiano, un po' per esorcizzare e un po' perché l'istinto dell'uomo non è quello dell'inaudito).
Il ragazzo sveglio è quello che, passando il tosaerba sul suo giardino e sbirciando, da bravo studente pieno di curiosità, dentro le finestre altrui, scopre che il suo vicino è un ex gerarca del Reich. E' quello che chiede di essere invitato e essere messo al corrente di tutto ciò che successe ad Auschwitz, dei particolari delle torture, della miseria, e che non si rende conto -proprio lui, così vigile e attento- che la cosa presto gli sfugge di mano: l'atteggiamento che prima era di disgusto e condanna si fa via via sempre più morboso, poi emulante, quasi accondiscendente.
Leggendo dei sommersi su wikipedia, provando a guardarmi dall'esterno, ho temuto per un attimo di vedermi come il ragazzo di King, morbosamente alla ricerca di particolari che mi raccapricciassero.
Complice forse il mezzo, mi sono detta. E' veloce, in un attimo hai tutto il tremendo che vuoi a portata di dito.
Lavoro in una biblioteca, ho pensato.
Allora ho preso "Come una rana d'inverno", di Daniela Padoan, che raccoglie le testimonianze di tre donne sopravvissute ad Auschwitz, e "Giustizia, non vendetta" di Simon Wiesenthal, il più celebre "stanatore" di nazisti, scomparso nel 2005.

Stamattina, dopo essermi alzata prestissimo nonostante sia sabato e gli scaffali e i prestiti non mi aspettino che solo lunedì, con una tazza di succo d'arancia a fianco, mi sono stesa sul divano a leggere di morte.
Man mano che andavo avanti, che non riuscivo a staccare gli occhi da quelle testimonianze lucide e allucinanti, ho ringraziato i libri, le loro pagine di carta, la lentezza alla quale ti costringono: e le mie lacrime, che pur così impalpabili hanno confermato e marcato per sempre la differenza tra me e il ragazzo sveglio.

mercoledì, aprile 08, 2009

domenica, gennaio 25, 2009

Merde d'Esprit

C'è un motivo per il quale da praticamente un anno non riesco più a scrivere di politica.
Il motivo è questo:
ho paura.
Quando si ha paura non si esce più, non ci si affaccia alla finestra, ogni minimo gesto è frutto di accurate pianificazioni e imponenti prese di coraggio, così rare entrambe ed estranee all'umano medio, non si affrontano gli ostacoli, ci si rattrappisce e si preferisce sprangare, assieme alle porte, gli occhi e la bocca.
Sulla paura contano poteri e istituzioni per sedare ogni tentativo di denuncia e dissenso.
E io che faccio? Sto al loro gioco.
Perchè? Perchè sono l'umano medio e non ho coraggio.
Tutte le robacce che ho visto ultimamente (e lo sapete meglio di me, sono tante, troppe, incalcolabili e inqualificabili), mi hanno fatto talmente schifo da impedirmi di vomitarle solo per evitare, una volta rigurgitate, di doverle vedere di nuovo.
Ma questa le batte tutte.
Questa batte la Gelmini che dice di voler modernizzare la scuola e non stanzia nemmeno un euro per pagare gli insegnanti (gli Istituti Comprensivi di Emilia Romagna, Lazio, Lombardia e Veneto a breve non avranno più soldi per pagare i supplenti),
batte l'aver messo un fantoccio a capo del Ministero delle Pari Opportunità,
gli episodi di violenza razzista, xenofoba e omofoba mai commentati nè condannati, batte il taglio dei fondi alla cultura, la presa per il culo a Obama, l'inadeguatezza morale davanti al mondo intero.
Questa batte ed è summa di tutto.

Affermare che "ci vorrebbero tanti soldati quante sono le belle ragazze italiane" dopo gli stupri avvenuti a Roma (di cui uno perpetrato da cinque persone ai danni di una ragazza....Berlusconi brutto stronzo toccaculi prova a immaginare: da CINQUE persone), allargare le braccia e il sorriso e aggiungere "ma non ce la faremmo mai" è da denuncia. Cosa si aspettava, una risata d'approvazione e qualche gomitatina complice e un saltare di sugheri Moet alla salute della figa mediterranea?

"Mamma io se fossi stata una delle vittime l'avrei denunciato per aver detto una cosa del genere".
"Ma per cosa lo denunci uno così, per idiozia?"
"No, per danni morali"
"Quello è una merda. Non c'è altro da dire".

E' vero, perciò diciamolo.
Berlusconi è una merda.
AAAAAh che bello, che liberazione, non aver paura di guardare lo schifo vero che ritorna su dopo averlo ingerito, ma anzi analizzarlo e accettarlo per ciò che è.
Scarto.
E chi lo vota per me a lui pari son.

lunedì, ottobre 20, 2008

Appello

V'invito a firmare.
V'invito anche a riflettere su ciò che Maroni ha detto a riguardo:
"La lotta alla criminalità la fanno polizia, magistratura, imprenditori che sono in prima linea ma non sulle prime pagine dei giornali (...) Spero che resti, con la sua immagine contribuisce alla lotta alla camorra, ma il contrasto viene fatto ogni giorno con azioni militari ed indagini. Non vorrei ridurre lo Stato e e la sua azione ad una personificazione". (La Stampa)

Non pago, ha poi rettificato: "Su Saviano sono stato frainteso. Ho voluto fargli un favore, dirgli che lo Stato gli è vicino, che gli garantiamo il massimo livello di sicurezza ma anche affermare che non spetta solo a lui farsi carico della lotta alla criminalità". (Repubblica).

Certo, come se fosse stato uno sfizio, per lui, una semplice ricerca di notorietà o di masochistica espiazione, scrivere un libro sulla camorra. Un Ministro degli Interni che confonde vittimismo e denuncia, che promuove implicitamente l'omertà e che ancora una volta ha perso un'occasione per starsene zitto, ce lo meritiamo proprio.

Voi no? Allora firmate.

(Non c'entra niente, però nella lista delle firme ho trovato anche O., il mio primo amore. Ciao, O., ti ricordo come il mio primo amore).

lunedì, ottobre 06, 2008

Realista è chi si Accorge dell'ipocrisia Clericale

Il Vaticano possiede:
-il 20% degli immobili italiani (esenti da imposta ICI)
-970 milioni di euro versati annualmente dallo Stato
-l'8 permille delle dichiarazioni dei redditi, anche dei contribuenti che non indicano esplicitamente l'opzione "chiesa cattolica" sul 740
-terreni
-tv private, radio e giornali
-una banca
-un infinito (e mai reso noto pubblicamente) elenco di beni artistici.
Nessuno sa con esattezza a quanto ammonti il patrimonio del Vaticano. I contribuenti, anche i cittadini non cattolici o atei, anche chi decide di non far frequentare ai propri figli l'ora di religione, pagano gli insegnanti di tale materia. Il reddito pro-capite nello Stato del Vaticano è di 407.905 euro. "Ci son pochi abitanti", mi si dice. Anche a Dalerino.
Navigano nell'oro e nell'abbondanza.


E io devo leggere questo.

Sono una studentessa fuori corso che vive ancora con i suoi, trova sempre cibo in frigo, può permettersi beni materiali e tutti gli svaghi che vuole perchè si fa un discreto culo giostrando tre lavori diversi, e mi sento profondamente offesa dalle parole di Paparazzinger.
Se fossi senza casa, storpia, o costretta a dover scegliere tra comprare il pane e pagare l'affitto, se fossi un'operaia che tutti i giorni passa 12 ore davanti a una fresa, o una spazzina con una famiglia di 5 persone da mantenere, o una broker appena licenziata da una banca, mi organizzerei per la rivoluzione armata.
Il problema è che chi in effetti si trova in condizioni disperate (ormai la norma, in un Paese che si sta sfasciando), ogni domenica va in chiesa, e ogni sera, ascoltando la voce teutonica trasmessa da retequattro direttamente dal Sacro Balcone, fa "sì sì" con la testolina e non fiata.
Ottenebrati dalla fede, dall'ottusità, dall'ignoranza; annichiliti dall'indifferenza. Sono costernata, non solo offesa.
Eppure, intimamente, senza farmi scoprire, io credo in un possibile ultimo afflato di sdegno, un flebile brivido d'indignazione comune.
E prego ogni giorno perchè esploda.

venerdì, giugno 06, 2008

You blame Yourself for wanting More (non pensando)

Cerco di fare tutta una serie di cose che m'impedisca di pensare.
Se mi fermo a pensare sono fottuta.

Cose che m'impediscono di pensare:
1) Sculettare al corso di salsa
2) guidare cantando a squarciagola "Never Ever" delle All Saints, seminando il panico tra gli automobilisti fermi al semaforo
3) dormire
4) parlare con Zeno su msn
5) bere

Cose che mi fanno pensare e per questo da evitare, nonostante gli effetti devastanti che il fatto di evitarle comporti:

1) pulire la casa
2) cucinare
3) scrivere
4) studiare
Il problema è che tra un mese il corso di salsa finirà. Le All Saints non le passano tutto il giorno, e spesso mi ritrovo a piangere sbattendo la testa contro il volante a tempo con qualche riesumazione rollingstoniana sadicamente inflittami da Virgin Radio. Non posso dormire tutto il giorno, perchè devo cercare di portare avanti i miei lavori del cacchio per non morire di stenti.
Zeno non può sobbarcarsi tutto il peso della mia disperazione ancora a lungo.
Bere NON è la soluzione,
a) perchè i lavoretti del cacchio non mi permettono di sopravvivere E di spendere ogni sera dieci euro di rum
b) non sempre trovo salseri disponibili a offrirmi la bumba (ma ogni tanto sì).

Quindi, sono fottuta comunque.

Quando mi troverò con la tesi da preparare, gli amici dispersi lungo le spassose e scopatorie coste europee, quindici chili in meno (a forza di salsa e mangiare niente tutto il giorno probabile che succeda anche questo....per la prima volta in 23 anni mi vedo le clavicole), niente da fare tutto il tempo tranne rimuginare,
allora sì
che mi renderò conto dell'ENORME cazzata che ho combinato.

Ma prima no. Prima andrò avanti come sto facendo ora, di nervi: bicchieroni di caffè, pilota automatico, atteggiamento alla Bateman, letto sfatto, giornate fuori a guardare le ruote che girano e girano, correndo dall'ufficio alla casa della W. al supermercato (arance a 4 euro al chilo, shampoo, caffè, caffè, caffè, tè freddo), non pensando, al corso di salsa, a casa, a dare le ultime ripetizioni riparatorie ai soliti ragazzini con l'acqua alla gola che non mi fanno per niente pena, che si ascoltino due canzoni che non siano di Kilye Minogue, cazzo, che abbiano un testo decente, così non avrebbero bisogno di me, non pensando, cercando in tutti i modi di non soffrire della sua assenza, giustificandola con la rabbia, il rancore, la comprensione, tamponandola con la carta assorbente degli impegni fittizi.

L'equilibrio, come il fallimento durante l'operazione Apollo 13, non è contemplato.

Per ora tutto bene.
Per ora non penso.


martedì, aprile 15, 2008

Le vide

Non appartengo a questo.
Il mio mondo non ha niente a che vedere con il razzismo, con la paura, con l'ignoranza, con la chiusura all'ignoto, con il diniego, con il proibizionsimo, con il terrore.
Non appartengo a nessuna forza militare, non alla repressione nè all'ipocrisia.
Penso che il male più grande, il peccato più mortale sia aver ceduto alle lusinghe di una vita senza storia, senza memoria, non aver fatto nulla di serio per non arrivare a tutto questo.
Questo, a cui io non appartengo.
L'Italia ha espresso se stessa, l'Italia se stessa è stata.
Un Paese devastato da trent'anni di guepiere e barzellette. Di farsette e tragedie da due soldi.
Con qualcuno che non ci sta, che non vi appartiene come me, e altri che invece ancora ci sono dentro. Che ballano in questi fittizi siparietti democratici.
Questi.
Non io.
Non altro so dire per ora.

mercoledì, febbraio 20, 2008

..ma se l'aborto avesse un briciolo della tua ingenuita' (reprise)

Siccome che torna tristemente di moda, vi ripropongo uno dei primissimi post del wonderful blog. Per chi si fosse scordato che due anni fa era tutto uguale.

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Quel buon cattolico di Giuliano Ferrara sostiene l'idea della Moratti secondo la quale l'unica soluzione all'aborto e' praticare la castita'.
Sarebbe come dire che l'unica soluzione all'obesita'di Ferrara e' impedirgli di mangiare.
Ma non mangiare fa male, fa tristezza ed e' contrario alla vita, proprio come non fare sesso.
Non hai rapporti sessuali? Non resti incinta.
Non mangi? Non ingrassi.
Non guidi? Non ti schianterai in autostrada al ritorno dalla disco.
Non pensi? Non sbagli.
Non agisci? Non vivi.
Che principio del cacchio.
Mi sembra che tutti questi bei moralisti abbiano pensieri da papi pii ben impacchettati nella testa da generazioni di genitori ed istituzioni imborghesite ed incattolichite fino all'osso.
Da una fessura che gli spuntava dalle pappagorge, Ferrara ha emesso una specie di peto che suonava piu' o meno cosi' "L'educazione che si dovrebbe dare non e' quella sessuale, ma che esiste un comandamento: NON UCCIDERE!"
Be', mi sono fatta un paio di domande:

1) Ferrara e' un dichiarato sostenitore della guerra in Iraq. Mi vorrebbe dire che sganciare quotidianamente bombe su bambini, donne e uomini per soldi e' tollerabile, ma che far sgusciar via un embrione da un utero non lo e'?

2) Volano frasi del tipo "Diamo spazio alla vita","impariamo il valore della vita"....e se poi nasce un altro Ferrara?

3) Ma anni fa non era lui che dava le "Lezioni d'amore" in diretta tv?

4) Ferrara (e le persone che sostengono il suo pensiero) sono mai state stuprate e messe incinta contro la loro volonta'?

Ho sempre scelto di fare religione al liceo, pur non essendo cattolica. L'ultimo anno mi e' capitato un prof che diceva, gongolando della sua inappuntabile fede ed ottusita', che la soluzione all'aids in Africa era la castita'.
NON il distribuire gratuitamente preservativi, NON lo sradicare dalla mente i preconcetti cattolici (certo non provenienti dalle Sacre Scritture, ma dalle menti ipocrite e contorte dei signori della Chiesa), NON una sana informazione sessuale. No, la castita'.
Allora vorrei, da questi luminari col gusto per il drastico, una soluzione per togliersi dai maroni e chiudersi con la cerniera le mandibole.
Propongo un bel grand tour tra i campi minati cambogiani, due mesi in Nigeria tra i bimbi che muoiono per l'HIV, qualche visita ai genitori di bimbi nati con gravissime deformazioni e malattie mentali, nei paesi di provincia dove l'incesto e' lo sport piu' praticato assieme alla comunione.
E per finire, un puttantour alla scoperta delle Fabulous Lives of quelle povere disgraziate che un bimbo se lo fanno mettere in pancia da un padre di famiglia che la mattina dopo si confessa. E compra i cabarets di bigne' per la nonna e i nipotini.
Poi al ritorno mi sanno dire com'e' andata.

martedì, febbraio 12, 2008

Avvertimento

http://www.repubblica.it/2008/02/sezioni/cronaca/napoli-aborto/napoli-aborto/napoli-aborto.html

So solo che se capiterà un'altra cosa del genere io mi sentirò in dovere di scendere in piazza e manifestare, scioperare, organizzare sit-in, astenermi dal cibo e dalla pubblicazione.

venerdì, gennaio 25, 2008

Fallen

Cosa devo dire?
Che ce lo si aspettava da due anni?
Che promettere un Paese nuovo non cambiando niente, non cercando nemmeno di riparare agli errori, contando sulle stesse facce, le stesse piccole persone, è un'idea nata per morire fallendo?
Che il velo è caduto rivelando una democrazietta putrescente d'imbroglini da provincia, di malefatte da operetta, di allegre matrioske che si fagocitano da sole?
Che certo, peggio di prima non si poteva proprio fare.
Ma che meglio forse sì?
Che io c'ero, col mio cuore restio ma ancora fiducioso, là, davanti al pulman giallo vomito.
C'ero.
Che alle prossime elezioni ci sarò?
Che emigrerò?
Che non me ne frega più niente?
Che cambierà?
Che il popolo si sente deluso/perduto/abbandonato/disilluso,
che ha ricevuto una conferma,
che si sveglierà
che proverà a ribellarsi
che non andrà a votare
che voterà ma ancora peggio
che tanto non cambia niente?
Cosa devo dire?
Che mi viene da vomitare?
Che la rivoluzione non va più aspettata.

domenica, gennaio 20, 2008

Stufa e Spocchiosa (a ragione)

Questo weekend son stata recidiva al quadrato:
un'altra volta a Ferrara
un'altra volta dal parrucchiere.

Nonostante tutto.

Già che ci sono consiglio a tutti di fare un giro nella città estense, non fosse che per leggere una targa affissa in piazza Trento Trieste che ricorda l'appoggio del papato alla strage nazi-fascista.
Sapete che vi dico? Che quello che so della realtà italiana l'ho imparato studiando storia e cercando di rifletterci un po' su, che considero il revisionismo storico di questi anni il vero dramma del Paese, che sono stufa di confrontarmi con gente che non ha nessuna base di passato.
Che dovrebbero esistere dei fondamentali in ognuno di noi, così come esistono nelle menti di persone di altre terre.
Invece qui, e lo dico nel sessantesimo della sua nascita, la Costituzione si disfa e si bestemmia, si tratta come fosse carta igienica, non si conosce e si sbeffeggia, si plasma a seconda dei propri interessi, si fa in modo di renderla occulta.
Come un'onta di vergognosa democrazia della quale -e questo potrebbe essere vero- non siamo degni, almeno finchè non ci batteremo per salvarla.

mercoledì, dicembre 19, 2007

Un Vascello carico di


Potrei parlare di fontane, strade, palazzi, librerie. Di un teatro, il "Vascello", che sta chiudendo, di spettacoli, di autobus, di panchine. Parlerei di gente.
La gente che ha scolpito le vasche della Trevi, la gente che cammina per le vie, che le sporca, che le pulisce, gente che vende, abita, consuma, recita.
Gente che chiude teatri per costruire appartamenti e garages.
Il "Vascello" di Monteverde, Roma, una volta era un cinema; il che è un curioso voltare la faccia alla tendenza che vede i teatri diventare sale che diventano multisale che diventano appartamenti e garages.
Come tutti gli ex-cinema, anche lui ha muri che conservano storie di gente.
Peppe ha visto qui il suo primo film di Bud Spencer, a cinque anni, e sua mamma ha dovuto trascinarlo fuori perchè faceva il diavolo a quattro.
Chiara ci ha lavorato sei anni come bigliettaia, Filippo ci ha invitato Gabriella, quella volta che ha trovato il coraggio.
Lei aveva portato i pop corn fatti in casa e gli occhiali sul naso: non era mai stata così bella.
Lucrezia si riparava sotto le sue tettoie quando pioveva, Marco indugiava sempre sui titoli di coda, decidendo dove cenare dopo lo spettacolo delle 20.
Io domenica ci ho visto "Bahamut" di Antonio Rezza.
Scritti e diretti con la compagna Flavia Mastrella, gli assurdi personaggi dell'attore romano raccontano l'esasperazione della componente grottesca nel reale. Tra prove di recitazione corporale encomiabili e spunti di riflessione politica e sociale presentati in un contesto surreale , le due ore di "Bahamut" (seguite da un esilarante "finto bis"), sono un'esperienza rara di coinvolgimento fisico, mentale ed emotivo che sembra fatta apposta per essere vissuta al "Vascello", per l'azzeramento dello spazio tra proscenio e ribaltine, tra attore e pubblico, che viene totalmente introdotto nel sapido mondo di Rezza.
All'uscita, firmiamo LA PETIZIONE PER SALVARE IL TEATRO dalla demolizione, e compriamo due mattoni che andranno ad aggiungersi agli altri nella costruzione del muro materiale che preserverà metaforicamente la cultura dal suo abbattimento definitivo.
Con pennello e tempera Giotto dipingo una barchetta in mezzo al mare, un sole arancione e ci scrivo "Beppe-Marta" in blu.
Altre due persone per il "Vascello", un'altra storia da aggiungere ai muri, solidissimi, della speranza, del sapere, dello spettacolo, della cultura, che certa gente non riuscirà mai ad abbattere. Soprattutto se la "mia" gente si prende due minuti per firmare! (invece che guardare le tettone su youporn)

mercoledì, novembre 07, 2007

Di morte d'amianto

Vi mando sul sito di isabel green per farvi vedere cosa succede a Casale Monferrato, senza che nessuno ne parli mai.
http://www.feowyn.splinder.com/