venerdì, marzo 31, 2006

L'esame di Choppette (-16)

Giovedì ho sostenuto l'esame denominato "Storia e critica del cinema 2", uno di quegli opzionali che non sai come nè perchè, ma spuntano come funghi nel tuo piano di studi anche se non c'entrano niente con il tuo corso di laurea.
Forte della pessima esperienza dell'anno scorso (30 film da vedere e analizzare più lo studio dell'intera storia del cinema, dai fratelli Lumiére a Tarantino, passando per la filmologia cinese), al momento di scegliere gli esami di quest'anno mi ero imposta di saltare QUALSIASI cosa contenesse nel titolo la parola "storia".
Però poi l'amica Stefi mi chiama e mi dice
"hai visto che bel programma che ha, storia e critica del cinema 2? Il cibo nel cinema".
Come potevo esimermi?
Mi sono rivista volentieri alcuni dei miei film preferiti (questa volta solo 5), assaporando con gli occhi le sensuali quaglie ai petali di rosa di "Come l'acqua per il cioccolato", commuovendomi davanti ai panini ballerini de "La febbre dell'oro",
inorridendo alle scene di morte e sesso grottesco protagoniste de "La grande abbuffata".
E' stato un piacere leggere saggi che trattavano i rapporti complessi e travagliati tra uomo e cibo, e come questi siano stati tradotti in immagini da grandi registi come Ang Lee e Bunuel.
Mi sono presentata all'appello sicura e tranquilla (anche se con 20 minuti di ritardo, grazie al celere 93) e nonostante il temperamento irritabile della professoressa (nell'arco di otto ore: tre scenate, due urla, un "mon dieu", una porta sbattuta tipo tredicenne in crisi coi genitori, due "meno male che me ne vado in Francia perchè in Italia non si può lavorare", per un totale di un migliaio di nervi frantumati), me la sono cavata bene.
Mi ha chiesto "Il pranzo di Babette". Ho parlato dell'attenzione alla preparazione del cibo, ai preliminari scrupolosi che anticipano il piacere del pranzo, di come Axel si sia ispirato all'arte fiamminga per rappresentare i piatti: le "cailles en sarcophage", il vino dolce, il brodo di tartaruga come fossero quadri di Flegel.
Due domande sui saggi: "Differenza tra arrosto e bollito e crudo e cotto".
Pronti: "l'arrosto è da sempre associato alla forza, alla vitalità e al coraggio, il bollito alla senilità, alla debolezza, alla malattia. Il cibo crudo rimanda ad un'alimentarsi atavico, lontano dalla cultura consolidata del cotto, della civiltà, e per questo acquista un sapore proibito, una consistenza tabù, come per esempio accade con la tartare".
E dopo un'ultima rilassante dissertazione sul cannibalismo, la prof. mi guarda come farebbe Hannibal Lecter (tra l'altro, ho sempre pensato che io sarei la vittima-tipo di Hopkins: cicciona, pelle liscia e tesa...gli sceneggiatori de "Il silenzio degli innocenti" hanno inventato Lecter apposta per farmi dormire male), mi sorride e mi da 30.
E poi, non so come nè perchè, le dico: "sa, questo è il tema che vorrei sviluppare nella mia tesi, il cibo nella letteratura americana". E mi sento rispondere:
"allora l'aspetto".
Immagino in un nanosecondo come sarebbe la trafila della laurea con una che, alla domanda "scusi, può dirci se interroga anche domani?" scardina le porte e ti urla che sei la rovina del Paese, e decido che basta Lecter a terrorizzarmi.
"Grazie, ma io studio Lingue, questo era un opzionale per me. Arrivederci......"

6 commenti:

Giuseppe ha detto...

Alla fine di un altro lungo silenzio Babette fece all'improvviso un sorrisetto, e disse:
" E come potrei tornare a Parigi, mesdames? Io non ho danaro."
" Non avete danaro?" gridarono le sorelle, come con una bocca sola. "No," disse Babette.
" Ma i diecimila franchi?" chiesero le sorelle, ansimando inorridite.
" I diecimila franchi sono stati spesi, mesdames, " disse Babette.
Le sorelle si misero a sedere. Per un intero minuto non riuscirono a parlare.
" Ma diecimila franchi?" sussurrò lentamente Martina.
" Che volete, mesdames," disse Babette, con grande dignità.
« Un pranzo» per dodici al Café Anglais costerebbe diecimila franchi.....
"Cara Babette," disse con dolcezza, " non dovevate dar via tutto quanto avevate per noi".
Babette avvolse le sue padrone in uno sguardo profondo,
uno strano sguardo: non v'era, in fondo ad esso, pietà e forse scherno?
"Per voi?" replicò. "No. Per me."
Si alzò dal ceppo e si fermò davanti alle sorelle, ritta. "Io sono una grande artista," disse. Aspettò un momento, poi ripetè: "Sono una grande artista, mesdames."
Poi, per un pezzo, vi fu in cucina un profondo silenzio.
Allora Martina disse:"E adesso sarete povera per tutta la vita, Babette?"
"Povera?" disse Babette. Sorrise come a se stessa. "No.
Non sarò mai povera. Ho detto che sono una grande artista.
Un grande artista, mesdames, non è mai povero. Abbiamo qualcosa, mesdames, di cui gli altri non sanno nulla."

SoulChoppa ha detto...

Anch'io ho qualcosa di cui non sai nulla, ovvero una possente scopa da curling con la quale potrei farti moooolto male!!! :)
....per chi non lo sa: l'unica domanda alla quale non ho risposto,all'esame, era "cosa dice alla fine Babette?" ...scusate, ma non lo ricordavoooo!!! :P

Giuseppe ha detto...

per tutto il mondo risuona un lungo grido
che esce dal cuore dell'artista,
consentitemi di dare tutto il meglio di me

in paradiso voi sarete la grande artista che dio intendeva foste
Oh come incanterete gli angeli!

SoulChoppa ha detto...

...è riferito a me, vero? ;P

Giuseppe ha detto...

certo che si :*

windam ha detto...

Quella professoressa era la Bragaglia giusto??? pessimo elemento che si tira il viaggo perché "io faccio questo e faccio quello..." e uno si chiede; percHé non te ne vai in Francia????
Ho un esame con lei fra 4 giorni