lunedì, dicembre 15, 2008

Un pomeriggio

La laurea tocca rimandarla, il che significa due cose:
1) Più tempo per scrivere la tesi e la possibilità di farla relare e co-relare da due "grandi nomi" (motivo per il quale tocca rimandare la laurea. Skippiamo per il momento il discorso "pro e contro", per favore...)
2) Un anno in più di rette da pagare. Il che mi porta a un terzo punto fondamentale:
3) Per i regali di Natale, altra soluzione non c'è se non le razzie nei mercatini dell'artigianato (cinese).
Così, chiamo il compago di mille spese inutili per farmi coadiuvare nell'utopica follia dell'acquisto oculato.
Propongo: "oggi pomeriggio Santa Lucia e Altabella?"
Risponde: "e dopo messicano o kebab e cinema?"
Sondo: " cinema Come Dio comandache c'è quel figo del Timi?"
Approva: "ok, son pronto a far pazzie, per mercatini son pericoloso".
Penso: "son certa che spenderò al massimo 15 euro per delle saponette alla camomilla e delle spille fiorate in lana cotta che non faranno piacere nè a me regalare nè ai parenti ricevere, e sui 50 per la cena sudamericana superabbondante - non ho pranzato - e per lumarmi Filippone Timi (all'UCI è impensabile non rincarar la dose con almeno mezzo chilo di pop corn e/o di M&M's).
Sospiro: "d'accordo, alle 4 sotto il culo del Nettuno".
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Santa Lucia è una fila di bancarellone lunghe che si ripete identica da decenni, sempre sotto lo stesso portico, sempre le stesse merci o quasi, non fosse che -naturalmente- era moooooolto meglio quand'ero piccola io.
La mutter ci comprava lo zucchero filato e la musicassetta de "Lo zecchino d'oro", e io e la sorellona guardavamo rapite le statuine del presepe, i pizzaioli di terracotta semoventi, i torroni appesi al cielo, le ghirlande di lecca-lecca, tenendoci per mano per non perderci nella selva impenetrabile di ginocchia e cappotti. Era tutto più intenso, una volta. Il portico dei Servi era lungo quattro chilometri, la macchina dello zucchero filato una betoniera roboante, il freddo tale da coagularci il sangue nelle vene e i capricci sulla lingua.
Era bello, ecco cosa. Ero piccola e piena di novità. Adesso invece mi sento ingombrante e prevenuta: so già che troverò i soliti borsellini di cuoio a forma di gatto,le borse di stoffa indiana, gli orecchini intarsiati di nickel, le fatine di scagliola, gli orridi Pixies da fricchettoni e -ma dai?!- le spille in lana cotta.
Ah, e come scordare il banchetto dell'allume di Rocca, con il pannello esplicativo della tipa che si deodora impeccabilmente le ascelle?
Le cassette non si vendono più, i bimbi cercano di schivarmi a suon di spintoni e "scusi signora"; la cosa vagamente più invitante - un barattolone di miele siculo - costa undici euro e mezzo. Insomma, un fallimento.
Ci spostiamo in via Altabella: altre borse, altre fatine, torroni, allume e lana cotta. Sconsolati, ci fermiamo a ragionare.
"Non abbiam comprato un cazzo".
"Già".
"Altri mercatini?"
"Boh. Qua dietro c'è l'equo e solidale, magari ci facciamo un salto?"
"Ti avverto che se vedo un altro paio di graziosi orecchini in canapa vomito".
"Ok, solo un'occhiata al volo".
(Mentre stiamo per entrare nella piccola bottega dell'egalité, passa, del tutto inaspettato, il tànghero. Non so perchè ve lo stia dicendo, visto che non c'entra niente col racconto, ma insomma mi sembrava carino farvi sapere che fine avesse fatto. Sta bene. Lavora. Potete stare tranquilli, dunque. In inverno indossa un cappotto nero che, devo ammettere, gli dona parecchio, se non altro perchè privo di sigle equivoche).

Certa di non comprare nulla, irritata dall'eccessiva perizia usata da Marco nel confrontare foggia, prezzo, capienza, qualità, dimensioni, design e altre mille variabili di ogni singolo manufatto terzomondista esposto nel negozio, cerco di consolarmi incastonandomi tra la folla del reparto alimentare.
E lì, come sempre, trovo il mio riscatto.
Tisane dopo pasto a 1,45!
Tavolette di cioccolato azteco a 2!
Caramelline a miele e succo d'uva bio a 0,90!
Il tutto confezionato in deliziose scatoline di cartone riciclato! Mio! Mio! Mio!
Riempio cestini con biscotti al malto (vabbè, tanto non li mangio mica io...), arachidi del guatemala caramellate una a una nel pieno rispetto dei diritti umani, tè cinese rilassante e cacao cileno eccitante, e alla fine risolvo così i "pensierini" per nonna, zie e zii (che se leggeranno questo post si bruceranno l'effetto sorpresa).
Sfiniti, in macchina sulla strada del ritorno, l'amicomarco mi fa:
"e se ce ne stessimo a casa, noleggio DVD e McDonald's?"
"Giusto per bilanciare la spesa equa e solidale con qualche metro quadro di disboscamento amazzonico e calcio in culo al commercio etico? Ci sto!"
Da Blockbuster prendiamo l'ultimo di Alex de la Iglesia (non bello quanto "La comunidad" ma non male; peccato per le scene di sesso, che in questo periodo di astinenza totale proprio non aiutano), e incontriamo due tizi che vogliono arrivare all'Esselunga a piedi (impossibile. Dovrebbero attraversare la tangenziale).
Gli offriamo un passaggio.
"Di dove siete?"
"Istanbul"
"Che bello! E che ci fate qui?"
"Cantiamo Verdi al Comunale".
"Ci fate sentire qualcosa?"
E la macchina si riempie prima di una cascata di la acuti, poi di una grandine di do baritonali.
E i miei occhi prima di stupore, poi di lacrime incredule.
"BRAVI!" esplodiamo.
"Veniteci a trovare, fino agosto siamo qua. Ecco, nostro biliéto per caffè, se volete, per venire a trovare in picolìsimo bilocale".

"Marco, Marta".
"Kartal, Hale. Grazie di tutto".
Ci lasciano così, chiudendo la portiera sul nostro pomeriggio, spalancandoci il cuore per qualche attimo, lontani anni luce dal freddo isterico di una sciocca Bologna prefestiva.

6 commenti:

Lady Cocca ha detto...

il mio giorno fatidico x sapere se dovrò rimandare la mia laurea è domani.. paura! O_o

fabio r. ha detto...

tavolette di cicccolato azteco? ma non saranno vecchiotte?? controlla se il cacao è diventato bianco....

Bello il coro della scala in auto..Wow! effetto surround a gratisse!

di palo in frasca ha detto...

se ti decidi a venire (sgrunt), ti porto a piazza navona e ci sfondiamo di porcherie!!!
per il coro in macchina hai TUTTA la mia invidia. ma proprio TUTTA, TUTTA, TUTTA, eh!!!

Pep ha detto...

Come sarebbe 'visto che non c'entra niente col racconto'?! Porca vacca! Il TANGHERO! Il Tanghero è sempre il Tanghero!
Tanghero natalizio! Addobbiamolo!

Penny Lane ha detto...

Pep ha ragionissima! Il tanghero vive ancora! Ma almeno vi siete salutati? Ho notato l'omissione...

Avete avuto una piccola epifania.

E per un istante
ritorna
la voglia di vivere
a un'altra velocità...

cantava Battiato. Meno male.

Choppa ha detto...

oddio, voglia di vivere col tànghero no eh. Sì, ci siamo salutati. Ancora non ho imparato a togliere il saluto agli stivalati =)
Addobbiamolo con un PITOOOOONE, pep!
@lady cocca: courage (e benvenuta)
@ fabio r.: erano maya! Le ho scartate e hanno cominciato a cantare. Pure loro!
@palo: sììììì schifeezzzeee...