mercoledì, settembre 25, 2013

Massima Resa

A proposito di giusta misura,
vi ricordate il mio proposito di non fare la spesa al supermercato per un anno intero?
Si sta rivelando più utile del previsto, non solo da un punto di vista economico e salutare, ma soprattutto esistenziale.
Che parolona, eh? Beh, fino a ora ho capito -oltre alla stagionalità di cavoli e zucchine, e che se sorridi il pescivendolo ti regala mezz'etto in più di misto da frittura- che l'importante è trovare un equilibrio. Anche diversi, se necessario. Tanti equilibri, uno o cento per ogni aspetto della vita.
Non compromessi eh, quelli non mi piacciono, né come parole né come significato.
Equilibri.
Prendiamo ad esempio un elemento tipico del raggiungimento dell'equilibrio interiore: la sabbietta per i gatti.
Al supermercato costa 90 centesimi al kg.
Al negozio per animali "Pelosi e curiosi" ne costa 4. Euro interi, però!
Al mercato, vi assicuro, anche cercando bene non si trova.
Idem per le scatolette di tonno: all'alimentari sotto casa hanno lo stesso rapporto quantità/prezzo del caviale iraniano.
Dunque cosa devo fare: insegnare ai miei tre gatti a farla nel gabinetto? Accendere un mutuo per sfamarli? Rassegnarmi al fatto che siano annoverabili tra gli esseri più schizzinosi della terra, visto che non si abbassano a mangiare gli avanzi del mio petto di pollo?
O andare...(tadadadaaaaan!) al supermercato?
Ho scelto l'ultima.
Ebbene sì.
Ho scelto che, a volte, si può anche sgarrare.
Sono andata alla Coop con Marco. L'impresa si è rivelata epica. Merita un titolo consono.
"Come Back to the Coop. Ovvero, come un sabato pomeriggio del tutto ordinario per i più, per alcuni possa impregnarsi del sapore bilioso della sconfitta".
Sono stata malissimo. La sensazione di strazio forse ha avuto a che fare con qualche pungente e maligno senso di colpa...Cinque mesi di mercato mi avevano completamente disabituata a cosa volesse dire fare la spesa nella grande distribuzione.
Alcuni illuminati sostengono che, dopo un periodo di astinenza, bisognerebbe riprendere una vecchia abitudine in modo graduale.
Io no.
Io sbam, subito Ipercoop alle cinque di sabato pomeriggio.
Sembrava il set preparatorio all'ascesa post Armageddon dei seicentomila testimoni di Geova.
Che stanno per perdere il treno che li porterà in Paradiso.
Durante l'ultimo giorno di saldi.
Con gli Slipknot che segano delle sequoie d'amianto in sottofondo.

Ero entrata per prendere:

2 tavolette di cioccolata bianca
2 di cioccolata fondente
1 pacco di frollini (eh, cosa non si fa pur di preparare i dolci per le amiche)
sabbietta per quei viziatelli dei miei gatti
tonno.

E sono uscita, due ore dopo,  i capelli appiccicati alla faccia e l'andatura claudicante, con:

5 tavolette di cioccolata bianca
4 di fondente
2 pacchi di biscotti di diverse qualità (uno frollini semplici per il dolce, l'altro "con gocce di cioccolato extra dark per quando ho fame a metà mattina")
3 sacchi di sabbietta
10 scatolette di tonno
1 confezione da 1 kg di cosce e sovracosce di pollo
3 bottiglie di birra
pane in cassetta senza crosta speciale per tramezzini
prosciutto di Praga affumicato
ciccioli frolli
un barattolo di maionese grande come un Menhir
un paccone scorta di sottilette
tre confezioni di wurstel grossi quanto il braccio di un bambino.
La frutta e la verdura no perché le prendo al mercato.

Ora, vi sembra normale? Allora sono io. Dev'esserci qualcosa che non va, se in due ore di supermercato mi trasformo in un diavolo della Tasmania con il verme solitario.
A parte l'aver speso il triplo della somma che di solito spendo per le cibarie di un'intera settimana (e per cosa, poi? Insaccati e pane finto), ma la soddisfazione dov'è?
I bei biscottoni pesanti del fornaio? L'aspetto sodo, sano della salsiccia del macellaio? I colori indimenticabili dei pomodori pronti a esplodere sui banchi? E il mio mezz'etto di frittura in sconto?
Ho preso tante cose, alla Coop, e di più della metà avrei potuto fare a meno.
Ho respirato aria condizionata e frustrazione invece di vento fresco e chiacchiere imbonitrici.
Andando alle casse, pensavo che almeno quel pomeriggio mi fosse servito da monito per riprendere al cento per cento il mio intento di frequentare solo mercati.
La cassiera, pur nel marasma zombie, mi ha sorriso e mi ha detto "buonasera".
Una signora con un carrello da bunker postatomico mi ha ceduto il posto.
Gli Slipknot sono stati sostituiti da un vecchio successo di Marvin Gaye.
Stavo quasi per riappacificarmi.
Quando ho visto, appeso sopra la cassa, un cartello grande così con su scritto "LA COOP TI RICORDA CHE SE NON CONSEGNI ENTRO IL PRIMO OTTOBRE I PUNTI, NON POTRAI RITIRARE I PREMI. DOPO QUELLA DATA ARRIVANO SOLO I PERDITEMPO E GLI SMEMORATI. TI RICORDIAMO CHE E' MEGLIO SPENDERE I PUNTI IN BENEFICENZA, PIUTTOSTO CHE PERDERLI. MA IN OGNI CASO, SCEGLI TU".
Ah.
Pure gli insulti ironici e i sensi di colpa.
Allora ok, facciamo così: Grazie, Coop. Grazie a te torno alle vecchie abitudini più leggera.
Senza nessunissimo senso di colpa.

E poi, mi pare di aver visto l'alimentari sotto casa mettere in sconto il tonno...



(Nell'immagine: ibridi)




3 commenti:

Sere C ha detto...

Mi fai morire! Ahahaha è un piacere leggere i tuoi post! XD
Baciii

neveverde ha detto...

i supermercati sono diabolicissimi!!!

Choppa ha detto...

Grazie Sere :)