venerdì, maggio 17, 2013

SSSS: Senza Supermercato e Senza Soldi

(Come sapete, da lunedì 29 aprile ho deciso di intraprendere l'avventura di passare un anno intero senza mettere mai piede in un supermercato. 
Riassunto delle puntate precedenti nel caso qualcuno non abbia voglia di leggersi tutti i post inerenti:
ho deciso di passare un anno intero senza mettere mai piede in un supermercato, e Marco adesso mangia la verdura.)









Nutro, oltreché tre gatti, una certa antipatia per tutti quelli che, compiendo una scelta poco ordinaria, si sentono in diritto e dovere di professarla come unica via per la felicità.
Sei fruttariano e ti cibi esclusivamente di banane, arance e kiwi, e solo se caduti spontaneamente dall'albero? Farai tantissima cacca, buon per te. 
Però non guardarmi con commiserazione mentre addento la mia bruschetta all'aglio e mozzarella. 
Non dirmi con aria schifata "ma cosa stai mangiando?! Non lo sai che i lieviti sono la morte e i latticini!! I LATTICINI!  Ti costringeranno a un'agonia che avrà fine solo a seguito di atroci sofferenze?!" (No, non lo so: se le atroci sofferenze comprendono lo starti accanto mentre mangio, potrei anche considerare di lasciarli perdere).
Segui una religione che comprende lo starsene per mezze ore intere davanti a una pergamena a ripetere un mantra per trovare la pace interiore?* 
Non dire a un cattolico fervente, o a un ebreo, o a un induista, che il tuo è l'Unico, Vero, Imprescindibile credo che possa esistere sulla faccia della Terra, e tutti gli altri non hanno senso. 
Abbi rispetto.
Per te potrà anche essere così, ma i modi di vivere, di pensare, di credere, sono molteplici. 
Per non parlare dei modi di mangiare. E di fare la spesa. 
Detto questo, 
la scelta di non andare al supermercato mi sta, in un certo senso, salvando la vita.
Sono rimasta con pochi euro in banca. Non parlatemi di crisi: io non ci credo. Penso che sia piuttosto uno stato mentale, ormai, spesso una scusa per adagiarsi e avvallare le politiche lavorative e sociali più denigratorie. 
E credo anche sia una grande opportunità di crescita e cambiamento.
Con pochi euro in banca non puoi dire: "passo al super e pago col bancomat". Devi pensare al singolo pezzo che compri. Non so voi, ma io al supermercato non ci riesco mai. Sembra costare tutto così poco che un pacchetto di cubi di pancetta in più non potrà mica fare la differenza. O una fetta di focaccia in bustina...o duecento grammi di ricotta, che vuoi che sia. 
E riempio, riempio, riempio il carrello...sarò facile agli abbagli del consumismo, che vi devo dire. D'altra parte, io sono una di quelle che ha dovuto cancellarsi da tutte le newsletter dei vari siti di abbigliamento online per non ridursi a chiedere l'elemosina (vestita benissimo, ovviamente).
Al mercato è più facile stare attenti. Innanzi tutto, c'è bisogno di contanti: quello che hai è quello che puoi spendere. E poi - il vento sulla faccia, le chiacchiere attorno- hai il tempo e la condizione mentale per poter scegliere con attenzione quello che ti serve, senza il rischio dello spreco. Di soldi e di stress. 
L'altro giorno mia sorella, fresca di luna di miele, tra una foto del ponte di Brooklyn e un racconto sui tram di San Francisco, mi ha chiesto se davvero si risparmi, a far la spesa così, solo nei mercati di zona. 
Io, stordita dal gran parlare di yankee e di burritos lunghi due metri, le ho risposto sovrappensiero: "Mah sai, alla fine spendo quasi uguale a prima".
A mente lucida, posso dire: un corno.
Al supermercato, bancomat alla mano, spendevo una settantina di euro a volta. A VOLTA. Non vuol dire a settimana. Spesso succedeva che mancasse qualcosa di basilare, tipo il latte o le uova. 
Mi fermavo all'Esselunga. E prendevo il latte, le uova, l'insalata, le braciole, la pasta, il pesce, e qualcosa di inaspettato tipo una nuova fodera per il piumino. Anche se non ne avevo bisogno. 
In questo modo le cose si accumulavano nel frigo e in casa e i miei soldi diminuivano drasticamente. Spesso dovevamo addirittura buttare del cibo. BUTTARE DEL CIBO. Inconcepibile per me. Eppure lo facevo.
Ora, con trenta euro alla settimana, massimo trentacinque, campiamo che è una meraviglia.
La differenza sta, mi pare di capire finora, quindi, nel fatto di comprare solo ed esclusivamente quello che serve. E sta anche nella pace del mercato, lontanissima dallo stress ai neon degli iper.
Altra cosa importantissima:
la roba che compro al mercato rende in modo incredibile. Cosa vuol dire? Vuol dire che stamattina ho comprato, al mercato di Ponte Ronca:
1 kg di pane toscano
400 gr. di biscotti misti (al cioccolato, uvetta, zucchero, mandorle)
600 gr di salsiccia fresca
400 gr. di pancetta in pezzo intero
1 kg di zucchine chiare
1 kg di mele
1 kg di  arance (se ne trovano ancora di ottime a maggio...grazie, tempo orribile!)
1 caspo di lattuga lollo
1 caspo di scarola
4 uova
1 litro di latte crudo
costo totale: 29 euro. 
Tutta questa roba mi durerà un sacco di tempo. Dieci giorni almeno. Se penso a quanto mi duravano prima i biscotti del super, mi sento male. Perché dura di più? Perché la roba che si trova è talmente buona e fatta bene che ne basta davvero poca per sentirsi appagati e sazi.
Considerando che lunedì, al mercato di Zola, comprerò circa 10 euro di pesce, e martedì a quello di Riale altre uova, ricotta e altra verdura per un totale di circa 12 euro, il conto è fatto.
In due settimane andrò a spendere circa 50 euro. 
E' vero, ci vuole abilità in cucina. Non puoi dire "ho fame, vediamo cosa c'è in freezer, mi sparo due sofficini". Bisogna far durare le cose, inventare innumerevoli sughi diversi per la pasta, ripieni per frittate e focacce, creare insalate e sformati, ma con la qualità eccelsa di ogni singolo ingrediente comprato al mercato, riuscirci è veramente facile.
Se vi interessa (ma qualcosa mi dice che lo farò anche se non ve ne frega niente), posso cominciare a postare le ricette che mi invento con le cose del mercato.
Non sarò io a dirvi: cambiate politica di spesa, al mercato si risparmia moltissimo e si guadagna in salute! Né mi azzarderò mai a sostenere che una scelta del genere sia semplice e fattibile per tutti. 
Mi limito a raccontarvi la mia esperienza. 
Che per ora è davvero entusiasmante.














*autoironico: io sì. :D 





5 commenti:

FrancescaMaria ha detto...

Grandissima Marta... sono felice del tuo cambio di rotta sulla qualità della spesa... e ritieniti fortunata se hai mercati così qualitativamente alti e "risparmiosi"... qui da noi al mercato costa tutto un botto e sono le stesse cose che trovi ai super perchè ormai vanno tutti a prendere la merce negli stessi ortomagazzini...
La mia unica salvezza è il poter trovare nei dintorni i km zero... almeno per i produttori... perchè per me è km abbastanza :) cioè ci sono tanti piccoli produttori di ortaggi e si va a comprare direttamente a casa loro... allora lì si che trovo qualità e risparmio. Ma per il resto, velo pietoso. Consiera che stamattina, al mercato qui da noi, battevano le mele a 5€/kg a parì sapore di quelle del supero battute a 2.8 neuri pro kilo.

Chettedevodadì... fortunati voi che avete mercati "seri" in zona ;)

Luce e Amore

Choppa ha detto...

Sì, sono molto fortunata: qui i produttori vendono la propria merce direttamente nei mercati. E' raro, a quanto mi dice tanta gente e come mi confermi tu. Speriamo che questa politica duri: io cerco di sostenerla, vedremo! Bacioni

Sara Kaufman ha detto...

Marta, ho bisogno di due dritte, forse per applicare ma, sen'altro per comprendere.

Sono anche io dell'idea che a fare la spesa al mercato e non al super, volta per volta, a conti fatti si risparmi. E vorrei tanto applicare questa prassi alla mia vita quotidiana anche per una questione di salute.

Il mio problema principale è il tempo. Quello secondario sono i mezzi.

Lavorando (minimo) otto ore al giorno, vivendo nella sconfinata Milano e non disponendo nè di macchina nè di motorino, questo modo di fare la spesa allo stato attuale, per me e per il mio covivente, prende la forma più di sporadiche "gite" che non di una semplice operazione finalizzata al nutrirsi....

Ma come si fa? come si può fare??? possibile che l'unico modo di fare la spesa che ancora resta veramente democratico (nel senso di "accessibile a tutti" e non nel senso strettamente monetario) rimanga ancora il suermercato che è, riordiamocelo, un prodotto degli anni 80?
Quando sarà possibile cambiare stile di vita senza dover per forza anche cambiare lavoro (cosa di questi tempi un po' complessa), cambiare casa e comprarsi una macchina?
Bisogna davvero accettare il fatto che un certo tipo di consumi siano per pochi e non per tutti? Pensa che il mio capo mi guarda storto se scappo dall'ufficio alle sette per andare a fare la spesa prima che chiuda il super, immagina cosa direbbe se mi prendessi il martedì mattina libero per andare a fare la spesa al mercato di Gaggiano!!

Tutto questo è triste, perchè mi fa pensare che per rivoluzionare veramente il sistema dei consumi non basti la crisi ma ci voglia un vero e proprio sradicamento delle logiche comuni,comprese quelle che pongono il lavoro al centro della vita di ogni individuo. Se pensi che, nonostante le schiaccianti prove, nessuno ha ancora osato dichiarare il fallimento del capitalismo, temo potranno volerci secoli.

Comunque è bello che qualcuno almeno ci provi.


Sara

ps: In caso non fosse palese, i tre quarti delle mie parole in questo commento sono dettate da una schiacciante invidia!!!

Choppa ha detto...

Cara Sara,
la mia risposta alle tue domande è: non lo so.
Io ho scelto di sperimentare questo stile di vita ben conscia delle circostanze favorevoli. Il mio lavoro autonomo, la vicinanza a decine di mercati dove i produttori vendono direttamente le loro merci, il possesso di un'automobile (non fondamentale, data appunto la vicinanza dei mercati a casa mia). Sono fortunata, infatti, solo che questa fortuna prima non la vedevo. Mi sono accorta ora quanto fosse stupido da parte mia continuare a comprare solo ed esclusivamente al supermercato. A Bologna, come sai, c'è il mercato delle erbe di via Ugo Bassi: quella è una buona soluzione se si vive e/o lavora in centro tutto il giorno. A Milano si può trovare qualcosa di simile? Una mia amica, che vive vicino alla zona industriale Roveri, ogni fine settimana parte e fa le "gite" che dici tu, per fare scorta dai contadini. Esistono i GAP, i gruppi di acquisto popolare, e i GAS, gruppi di acquisto solidale, dai quali è possibile ordinare anche tramite internet. Cerca quello che serve il tuo quartiere: http://www.gasmilano.org/index.php?pag=gas&provincia=MI&id_comune=1224&submit=.%3A+cerca+%3A.

Non conoscendo bene la realtà di Milano, non so suggerirti altro. Ma i modi ci saranno, per non dover sopravvivere solo grazie al supermercato, anche nelle grandi città, senza dover magari spendere una fortuna nelle varie "boutique del pane" del centro. Basta organizzarsi! Se trovo altro ti informo subito

Noemi ha detto...

Oltre al fatto che solitamente nei mercati le cose (in particolare ho notato frutta e verdura) hanno un prezzo decisamente più conveniente, credo che sia anche un problema di organizzazione, in un certo senso... Io per esempio mi ritrovo spesso a fare più provviste del dovuto che poi alla fine sono costretta in parte a buttare. Forse con un po' più di organizzazione, ed anche con un po' più di puntate al supermercato (per prendere poche cose alla volta invece che una valanga di cose in un colpo) riuscirei, oltre a migliorare la mia alimentazione, a risparmiare un po' sulla spesa...