mercoledì, dicembre 09, 2009

Les incertitudes

Non so come si faccia a dire "sono bravo".
Come si possa prendere in mano quello che hai creato ed essere sicuro del suo valore, al di là di quello affettivo. Ci si deve basare sul giudizio dei critici? Degli amici? Di chi fa-o cerca di fare- il tuo stesso mestiere? O invece è meglio affidarsi alla pura, semplice e propria capacità critica?
O forse non ha importanza, perché ormai è fatto, è un oggetto concreto, un pensiero compiuto, un lavoro finito, che puoi rigirarti tra le mani, stropicciare e mettere via, lontano, perché ormai te ne puoi dimenticare o far finta di essertene dimenticato.
Non so cosa pensasse Prévert rileggendo le sue poesie, non so cosa pensasse Magritte dei suoi quadri.
So cosa pensa un po' di gente che ho incontrato ultimamente: che il loro lavoro è sensazionale, meraviglioso, il migliore in circolazione, e ne sono orgogliosi e tanto basta, e chi avesse qualche dubbio in proposito ottimo, libero di dissentire, fermo restando che non è degno di tale arte.
Io li odio, quelli che pensano così e credono che gli altri siano merda a prescindere, solo perché non sono loro e anzi, guardale, miserrime caccolette, aborti inespressi d'artista, mai arriveranno a raggiungere le mie vette.
Io li invidio, perché si vedono geni, si vedono arrivati, si vedono giusti, scafati e quasi quasi mostri sacri, e soprattutto li invidio perché riescono a fare una cosa che a me non riuscirà mai: dipingere un orizzonte dorato mezzo centimetro prima del confine del valore affettivo, confrontando la propria bravura con quella di se stessi, contorcendosi sulla propria coda come tronfie Kundalini.



5 commenti:

Passero ha detto...

Le paranoie d'artista.

Choppa ha detto...

ne farei volentieri a meno!

daniela ha detto...

Io dico che il problema è pensarci, bisognerebbe aver tanto altro a cui pensare da dimenticarsi di sè stessi, e quindi dimenticarsi di..catalogarsi, apprezzarsi, o demolirsi, e dedicarsi a qualcosa di migliore e più utile per tutti.

E siccome c'è SEMPRE qualcosa di meglio da fare, chi non lo fa, a mio parere, è molto molto infelice. Prima di tutto. E poi anche tutto ciò che dall'infelicità nasce, quindi spocchioso, arrogante, etc etc.

Perciò non invidiare nessuno e, semplicemente, sviluppa al massimo quella che sei, per essere veramente, completamente e semplicemente Choppetta Casarini. ;-)

P.S. Ma ci vuoi andare a una riunione buddista? Se vuoi mi faccio dare i contatti bolognesi. ;-)

Choppa ha detto...

eh, ma io sono una kundalini attorcigliata su me stessa, e se imparassi a non analizzarmi più, a non sviscerare ogni singolo gesto e sentimento e pensiero, non sarei più io, e la cosa un po' mi turba. Forse, e più semplicemente, non sono pronta a smettere di occuparmi di me.

daniela ha detto...

Mmm è un discorso lungo. Non si tratta di non essere più sé stessi, al contrario, ma si tratta di svilupparsi OLTRE i limiti che noi mettiamo a noi stessi con la razionalità. Non devi affatto smettere di occuparti di te, semmai devi imparare a farlo nel modo migliore e con gli strumenti giusti. ;-)

Baci!!!