sabato, gennaio 03, 2009

Due Pale

La la la, this greatest moment,
la la la, the greatest day,
la la la, the greatest love of them all.


La passeggiata alla pala eolica viene proposta per digerire quei due-tre chili di carbonara e le quattro mozzarellone di bufala ingurgitati a pranzo e "far posto per stasera, che è il 31 e ci sono i tortellini e la carne alla brace, poi ha appena chiamato Giovanni per dire che porta su sessanta cannoli".
Eh, quindi i trecento metri in mezzo al bosco che ci separano dalla pala si possono fare eccome, direi. Anzi, si devono. Perchè son trecento metri, giusto? Dal balcone pericolante sembra quasi di toccarla, si tratterà di un giretto di al massimo mezz'ora tra andata e ritorno, mi sa.
Certo.
Mi sa.
C'è anche il sole, dai che culo è una giornata bellissima, il tempo di scofanarci una fetta di pandoro con nutella e panna spray a testa e partiamo (anche Michael Phelps s'imbottisce di lipidi e carboidrati prima di ogni allenamento, no? E noi cos'abbiamo meno di lui? ...Appunto).
Inguainati nei nostri strati di cappotto, venti chili di scarponi cadauno ai piedi, ci apprestiamo a raggiungere in tutta calma l'esempio classico di mezzo energetico alternativo.
Ci si prende a braccetto, s'intonano canzoni montanare, ognun si bea della beltà del luogo e io, ingenua come non mai, non vedo l'ora di mettermi in marcia, cercando di relegare nell'angolo più recondito del cervello quella vocina che mi ripete "ma se stazzi sul quintale, ma dove vuoi andare tu?! morirai d'infarto dopo il primo tornante!".
In effetti, vista dal basso, la pala eolica sembra essersi tirata su la sottana e aver deciso di allontanarsi alla svelta di una decina di chilometri, ma se c'è una cosa che non mi manca è la fiducia nei miei amici...in fondo son già le quattro e Cristiana non si sarebbe mai sognata di proporre una gita di ORE al calar del tramonto, quando a casa un intero cenone attende di esser preparato, è ovvio.
Certo.
E' ovvio.
Dopo duecento metri, la situazione si fa seria. La strada ha una pendenza che farebbe rabbrividire i rampini di Messner, e a esilarante prova del fatto che il sole non ci abbia battuto per settimane, metri e metri di scintillanti lastroni ghiacciati la costellano come buchi un groviera. Non fiato, perchè tutte le energie le conservo per scalare la montagna, ma la vocina dentro di me fa le mie veci mormorando "oh oh. al ritorno, quando sarà sera e ci saranno almeno tre gradi in meno, la cosa si metterà molto male". Cerco di farla tacere "piantala, andrà tutto benissimo". "Sempre che tu ce la faccia, ad arrivare a sera".
Va detto che il panorama è veramente spettacolare. Sembra il quadro appeso nel salotto di Eleonora, quei verdi soffici e i pendii al limite tra l'aspro dirupo e il dolce declivio, nessuna abitazione all'orizzonte e il cielo pesante, definitivo, chino a designare il territorio come suo prediletto. Non avrei mai pensato di trovare nella realtà lo stesso paesaggio, e invece vedi, eccolo là, in Abruzzo, con quel lago che sarà pure artificiale ma dio, che sguardo penetrante possiede, e dio, che peccato dover morire d'ischemia proprio adesso, a ventiquattro anni, solo perchè obesa e troppo presuntuosa per ammettere che otto tornanti a pendenza 75 mi seppelliranno.
Sorrido come un'ebete, soffiando nuvolette di fiato attraverso le labbra screpolate, sentendo la presenza della natura e dei miei amic...no, dei miei amici no, loro se ne sono partiti a razzo verso la meta, incuranti della Martona che arranca. Solo Cristiana e Mari sono rimaste con me, impietosite dal dondolìo delle mie terga, rallentando il passo con la scusa delle foto per non farmi sentir sola. Io sulla neve, lei con lo sfondo della pala (non si vede bene, è troppo lontana!), adesso noi tre insieme, adesso sorridendo, un po' più a destra, dai fammene un'altra col berretto al contrario, ah adesso è il momento migliore, così, col sole che sta per scendere.
Che sta per scendere?
"si, che sta per scendere, e adesso fammi uscire da quest'angolino del cazzo e dai il via al PANICO, bimba!"
Azzardo un: "ragazze, ma non è il caso di non arrivare fino alla pala, e scendere prima che faccia buio? Perchè il ghiaccio adesso si vede, ma dopo no, e io ho paura di farmi male".
Mi rispondono: "mavalààààà, farti male ahahahah, ma dai che gli altri son già arrivati..."
Ok, ok, ci provo. Procediamo in silenzio, sentendo le risate degli atletici compari, che giungono lontane e spensierate alle mie orecchie sull'attenti. La temperatura sta scendendo.
Lo sento perchè il sudore sotto il cappello sta cominciando a ghiacciarsi sulla fronte.
Non dico ancora niente, e continuo a salire.
Ancora.
Ancora.
Adesso siamo a un bivio
"Quegli stronzi non han lasciato nemmeno un biglietto".
"Vabè Mari, allora torniamo indietro."
"No, dai...manca pochissimo, saran neanche cento metri".
E poi le vedo.
Due piccole ipronte ovali, sulla neve. Seguite da altre ancora più piccole e frequenti. Poco più in là, una mega caccona.
Dentro di me scattano meccanismi da cittadina isterica, coadiuvati dalla vocetta che grida "SCAAAAPPPAAAAAAA", e faccio marcia indietro.
"Dove stai andando?"
"ragazze qui ci sono sicuramente i cinghiali, è tardi, sta cominciando a far buio, il ghiaccio non si vede, siam nella merda fino al collo e io ho PAURA".
"Vabè dai, avvertiamo gli altri......pronto? Si, ah siete su eh? Beh lei ha paura, si torna indietro. Già. Non lo so, dice che ci sono i cinghiali. Mh mh. Lo so, vabè dai...in fondo è vero, è meglio tornare con un minimo di luce. Occhei, a dopo".
Mi sento una bananona spappolata, e mi giustifico con un "eh, almeno ho imparato ad ammettere i aver paura". Ricevo uno "sgrunt" e un "almeno" come sdegnosa risposta.
Scendiamo.
Ovviamente rallento tutto il gruppo perchè pretendo che, a turno, mi tengano la mano e mi mostrino la via più sicura. Risultato: io non mi faccio assolutamente niente (anche se continuo a ripetere "cazzo cazzo io non sono adatta a queste cose cazzo cazzo ultima volta io so far solo le torte, so fare, non le scalate, cazzo amici del cazzo testa di cazzo io porca miseria") e tutti gli altri, uno dopo l'altro, si producono in tripli voli carpiati da otto e mezzo di punteggio (Anthony anche da nove, direi).
Ulteriore risultato: presa per il culo perenne per la mia paranoia dei cinghiali (anche se Mari a un certo punto dirà "certo che tutte queste improntine PRIMA non c'erano") e per la mia assoluta inettitudine montanara.
Pazienza.
Non sono fatta per buttarmi senza pensare, senza analizzare ogni singolo istante di una scalata, di una persona, uno sguardo, una vacanza.
Sviscero le voci, confronto i colori, sto attenta a tutto per colpa del mio spirito d'osservazione di merda che sta sempre acceso e non si scarica mai, non mi sfugge un solo particolare di una conversazione, un vestito o una situazione, e questo, come latra la O'Riordan, "would paralyse my evolution".
Infatti non sono capace di correre a stambecco verso il fondo della discesa ghiacciata, non so prendere alla leggera nè pericoli nè persone, non riesco a essere spontanea perchè studio le conseguenze, l'aggrottarsi di un sopracciglio provoca in me valanghe, e cosa posso dire se non "devo imparare a non farlo più"?
Devo imparare a godere del camino acceso, del vino buono e di quello pessimo, delle nottate insieme ai miei amici che per una volta possono non voler dire niente, possono non essere l'amore della mia vita, possono rappresentare l'assoluta mancanza di un significato altro.
Eppure.
Eppure decine di fuochi d'artificio, sparati insieme da decine di paesini diversi, e noi a guardarli dall'alto, sul balcone sferzato dal vento, con la passeggiata alle spalle, quelle luci davanti, tre giorni insieme a cucinare e guardarci ridere, sono impossibili da non analizzare, siamo impossibili da lasciar correre.
Impossibili da non descrivere.

8 commenti:

violetta ha detto...

sai, aver paura è il primo requisito del buon montanaro, altrimenti ti ritrovi a fondovalle come niente.
mi fa piacere che tu abbia passato dei bei momenti. il camino, il silenzio della montagna e gli amici sono tra le cose più belle del mondo.
di nuovo buon anno!!!

fabio r. ha detto...

ma poi i cinghiali, sono scesi...?

lucanellarete ha detto...

mica male l'abruzzo, eh?
sai che eravamo più vicini di quello che pensi?
ciao choppina, buon 2009
luca

Choppa ha detto...

@luca: infatti sentivo un odore familiare... =) buon anno anche a te!

@fabio r: per fortuna niente cinghiali, tra l'altro per puro sfregio abbiam condito le pappardelle col sugo al capriolo, così, per far vedere ai grufolanti che ci sono del tutto indifferenti.

daniela ha detto...

E' proprio bello quello che hai scritto.

Anch'io di tendenza sono così, ma ho imparato ad affidarmi e a lasciarmi andare. Senza rinnegare me stessa però, con le mie paure, le mie caratteristiche, le mie peculiarità.

Si impara, ma l'importante è restare sempre quel che siamo.

Penny Lane ha detto...

Anch'io ho paura. Anch'io rifletto tanto. Anch'io non mi lascio andare. Perché tanto già lo so che mi faccio male.
Un abbraccio che non fa male, Choppina!

Anonimo ha detto...

Bhè incontrare i cinghiali sarebbe in fondo stato carino!!

Choppa ha detto...

avremmo potuto aggiungere sugo alle simil-pappardelle!