giovedì, luglio 17, 2008

L'insicurezza della Pasta


Questa settimana mi sono mancata.



Ho in frigo una decina di bibite gasate, tra le quali annovero orgogliosa la cedrata "Tassoni" ("quante cose al mondo puoi fare, costruire, inventare...ma trova un minuto per me. Per voi e per gli amici semisconosciuti che vi portate in casa, TASSONI!"), una confezione aperta di piadine romagnole, due pacchetti di wurstel, un avanzo di pollo arrosto incartocciato nel sacchetto di carta del Carrefour, svariate qualità di verdura biologica, e precisamente:

3 cetrioli
6 pomodori insalatari
2 manciate di pomodorini pachino dolci come arachidi caramellate
2 caspi di lattuga
3 finocchi
1 kg di carote
qualche gambo di sedano sfuso, presente nel frigo solo perchè indispensabile al soffritto, visto che se lo mangio nudo e crudo mi sembra di addentare un panetto di sapone per i piatti.
Impilate una sull'altra ho due confezioni di ricotta fresca da 250 gr l'una e 3 mozzarelle marca "Sabelli".
Due baratolini di pesto genovese intimiditi dalla vicinanza del monolite anguriale, 300 gr circa di burro e 10 uova.


Accanto a una lattina di polpa di pomodoro aperta, una terrina d'acciaio graduata piena di pasta frolla.
Proprio come un'anziana signora dopo la passeggiata digestiva, la pasta frolla va fatta riposare in un posto freddo per almeno mezz'ora.
Sa già, immersa nel suo stesso aroma di limone, che presto verrà stesa, allungata, maneggiata, massaggiata, appiccicata a una teglia unta e infarinata, farcita con la migliore marmellata di albicocche in commercio nella grande distribuzione (se date retta a me, "Bonne Maman") e cosparsa di nocciole tritate, blandita e messa in forno per 40 minuti.
Lo sa.
Non crede di essere pronta: si sente informe e senza ragione, inadatta a compiere il miracolo della doratura; "guardatemi adesso" -geme- "non sono che un ammasso di materia incolore e molliccia, come potrebbe la dolce e profumata marmellata volersi stendere sopra di me? E le nocciole tempestarmi di baci? E il forno accarezzarmi appassionatamente nell'estasi ultima della cottura?".
La mia pasta frolla non si crede desiderabile eppure si concede agognando la smentita.
Sa che il suo destino è quello di diventar crostata.
Sa che per compierlo deve abbandonarsi all'amore degli ingredienti e del cuoco, sentimento che non immagina di poter meritare, lei, base grezza di piaceri innominabili.
Si strugge e sospira e intanto indurisce sul ripiano del frigo, dentro la terrina d'acciaio graduata, mentre si prepara all'assalto della collaborazione fisica, all'abbraccio dolce, all'attesa rovente, al raffreddamento impaziente e infine alla morte, sbriciolata tra le fauci dei commensali golosi, senza nemmeno il tempo e la coscienza di rendersi conto, divorata com'è, di quanto è capace di essere bella.

4 commenti:

Baol ha detto...

Povera pasta frolla...comunque devo farti assaggiare una marmellata artigianal/industriale che fanno dei miei amici...

Penny Lane ha detto...

E io che pensavo che fossi alle prese con una sessione d'esami super impegnativa!
Sei mancata pure a me...fra una crema e una crostata, trova un po' di tempo per scrivere, maga delle torte! :))
Alemno questo, visto che sono troppo distante per mangiare la crostata...;D

Penny Lane

Scarabocchio ha detto...

Crostate... così semplici, così tremendamente buone!
Ahhhhh peccato che fa troppo caldo, altrimenti avrei attuato il piano A: farmene una! ;)

Choppa ha detto...

...questo è il post di cui vado più fiera in questo momento.
Così, solo per dire.