lunedì, agosto 21, 2006

Good Bye BudaP'Est!




"Excusez-moi, vous parlez français?"
"Oui, juste un peu"
"Oh, meno male, può dirmi dove si prende il traghetto? Avevano detto il molo 6, ma ora il 7, non capiamo, nessuno qui parla francese e abbiamo molti problemi con la lingua...c'est si dur!!"

Oui, cara demoiselle. C'est dur.
Un po' perchè tu, con la tua perfetta "r" parigina, non hai capito e non capirai che la tua lingua si sta vieppiù rarefacendo nei meandri ovest dell'Europa, e se non ti sbrighi a imparare l'inglese nessuno oltre le Alpi ti capirà mai.
E un po' perchè oui, ma chére. Ici c'est dur.
E' dura la strada dove c'è il mio albergo, l'Akacfa utca che già dal nome ti viene da scaracchiare. E infatti ci trovi qualsiasi tipo di fluido corporale, dal quasi consono al quasi scandaloso. E' dura vedere i palazzi barocchi che cadono a bocconi, morsi dal tempo dalla guerra dallo smog, e girato l'angolo è ancora più dura scoprire l'insegna del Burger King accanto a un negozio di zoccoli di legno.
E' uno strattone alle budella quella gonna lisa, quei capelli cotonati con la sfumatura alta, quelle brutte borse di juta.
Mi fanno male.
Ma mi fanno meglio della tua baguette di Hermes, cherie.
Ho bisogno di questo.
Ho bisogno dei palazzoni di diciassette piani davanti al bel Danubio grigio, dei barboni per strada con i sacchetti di Match pieni di pane e spazzatura.
Di avere un po' paura di girare la notte, di odore di birra, di unghie rotte, di ragazze con le minigonne e le palpebre truccate male.
E' duro il Parlamento, massiccio e splendido e gettato là come se fosse gratis, come se il vicino mercato Art Nouveau fosse pieno di scarpe di Armani, invece che di kilometri di salsicce speziate e massaie distrutte da monete e rincari.
E' dura e io ne godo, ci corro attraverso a tutta questa dignità, ai ristoranti per ricchi che costano come la bettola più bettola del centro di Bologna, ci faccio il bagno nelle terme Gellert sfarzose e sporche, tragiche come tragica è tutta questa meraviglia di città.
Ci vivo nelle sue brutture condonate, nell'orgoglio che respiro in ogni fermata della perfetta metropolitana, nello sforzo del suo presente, nello sfarzo del lontano passato.
E ci rido, se penso che lei fatica ad ambientarsi, abituata com'è alle botteghe patinate della sua France immodesta e lumiére, perchè io invece ne ho voglia.
Ne ho voglia e bisogno, di un po' di autentica durezza esistenziale, di sporco, di una lingua difficile.
E vorrei credere che per sempre resterà così.
Comunque il molo è il 6, non vede che c'è scritto anche in francese?

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Questa volta il commento lo devo proprio lasciare! E non perchè sia d'accordo con quello che hai scritto, personalmente adoro la perfezione (avevi dei dubbi?), strade perfettamente pulite, case perfettamente allineate, persone perfettamente integrate, ecc...
Ti scrivo perchè amo profondamente i finali; quando un film è scadente e poco originale ma ha un finale da mozzare il fiato... quando un libro sa di già letto ma le ultime frasi ti rapiscono... beh, ti rimane qualcosa; esattamente come la tua ultima frase che continuo a leggere e rileggere da dieci minuti buoni e mi piace sempre di più!
E complimenti per il quinto posto!
Mari

SoulChoppa ha detto...

Cara, grazie!
Non ti preoccupare: i commenti servono soprattutto se non si é d'accordo con quello che é scritto nel post.
Anch'io adoro i paesini perfetti (non si spiegherebbe altrimenti il mio amore per l'Austria), ma ogni tanto mi serve un po' di tregua, e l'est europeo é quello che ci vuole!!
A presto

Andrea (sdl) ha detto...

complimenti Soulchoppa! un post stupendo, davvero!

Andrea (sdl)

SoulChoppa ha detto...

Mo ciao, e grazie! ..abbiamo tutti e due cambiato look, vedo! ;)
Sappi che non lascio commenti ma che passo spesso sul tuo blogghetto semi filosofico.
Baci!