giovedì, giugno 27, 2013

Salerno canta d'eterno (Attenzione: post lungo e pieno di robe, in totale controtendenza con la moda del minimalismo e dei 2 minuti massimi di lettura)

Facciamo così: parto raccontando le cose fresche, se no il ricordo s'asciuga.
Martedì sono partita per andare al Festival della letteratura di Salerno, nominato con una botta di fantasia pragmatica "Salerno Letteratura".
Per la prima volta ho avuto la sfortuna di posare le chiappe su un treno Italo: la classe "Smart" (che delizioso linguaggio politically correct!) annovera tra le sue meraviglie due distributori di m&m's a tre euro e cinquanta a pacchetto, un annuncio di benvenuto a bordo che suona più o meno come il comando di raduno dell'esercito e due file di sedili duri come una manovra fiscale.
In ogni caso, a culo ancora quadrato, guardando sfilare mezza Italia fuori dal finestrino, penso: "ma che cosa incredibile l'alta velocità, che in quattro ore da Bologna arrivi a Salerno. Salerno! Una volta in quattro ore con l'Intercity arrivavo a malapena a Roma, spesso seduta su uno strapuntino del corridoio. Quindi chinati faccia a terra e ringrazia".
E davvero, la parola chiave di questi due giorni campali è:
GRAZIE.
Appena arrivati in stazione, oltreché un notevole obelisco al centro della piazza, si vede il mare. A sinistra, un enorme cartellone descrive le attività del Festival. A destra, subito comincia il centro storico pedonale. E che meraviglia scoprire che il mio albergo è proprio sulla via principale, a venti metri dal binario eppure calmo, piccolo, rilassante.
Proprio in albergo mi succede una cosa stranissima (ma sarà solo la prima di una lunga serie).
Non ho fatto in tempo a togliermi le scarpe e a svuotare il minibar che suona il telefono.
Non il cellulare, proprio il telefono dell'albergo. Lattina di coca a mezz'aria, congelata dal dubbio, non so se rispondere. Rispondo?
""S-sì?"
"Marta Casarini? Buonasera e benvenuta, sono Ines, l'organizzatrice del Festival. Le andrebbe di fare un giro per la città? La faccio venire a prendere tra venti minuti nella hall".
Ingurgito la coca. Rutto.
Wow!
Mi faccio una doccia con gli irresistibili campioncini di bagnoschiuma dell'hotel e scendo nell'ingresso ad aspettare. Guardo l'arredamento anni 60. La moquette marrone, la libreria bassa di legno piena di libri cartonati, e penso a dove andrò, se è previsto fermarsi da qualche parte per cenare, se mi porteranno a vedere il mare. Penso anche, passando le dita sul vellutino verde dei divani, a quello che dovrò dire, al fatto che il giorno dopo dovrò presentare il mio libro e la sera stessa tornare di corsa a Bologna per sostenere il saggio di canto.
Quant'è incredibile la vita, due eventi per me così importanti nello stesso giorno. La presenza a uno dei festival letterari più importanti d'Italia e il saggio di canto a distanza di poco tempo e tantissimo spazio l'una dall'altro. Qualcuno la chiamerebbe
SFIGA.
Io invece ho deciso che dico
GRAZIE.
E' anche ciò che mi esce dalla bocca al comparire di una compagine di circa dieci ragazzi in maglietta gialla con il logo del Festival nella compassata hall dell'albergo.
"Buonasera signora benvenuta a Salerno" (!)
"Grazie, ma quanti anni avete? Scusate ma diamoci del tu!"
"Facciamo la quarta superiore. E' un vero onore conoscerla"
"Aahah addirittura! Dove mi portate?"
Al mare.
Mi sono riempita di sale. Io non so come mai, il mare lo adoro, e lo odoro, sento istantaneamente che mi apre i polmoni e la pelle, viverci a più di 100 km so che prima o poi mi ucciderà.
Mentre camminavamo, questi ragazzi mi hanno spiegato che sono volontari per il Festival e si
occupano di scarrozzare gli autori (circa un centinaio) in giro per la città. La sera è meravigliosa, e io con le mie ballerine mi domando "ma cosa ho fatto per meritarmi questo?" e allora dico

GRAZIE (della bellezza)

tante volte, e tra i palazzi scrostati pieni di fiori, i passaggi, le piazze, l'orizzonte, sento che sto proprio bene e sono felice.
I ragazzi mi portano al Tempio di Pomona, uno spazio incredibile catapultato lì da un'epoca sconosciuta (a me che ho studiato poco storia), dove sembra che metà della popolazione di Salerno si sia data appuntamento. Trovo Ines, che finalmente conosco di persona, e Francesco Durante, lo straordinario signore allampanato e magico organizzatore del Festival che mi ha invitata a partecipare. Perché questo spreco di aggettivi entusiastici? Perché Durante è un signore che insegna cultura e letteratura italoamericana all'università di Napoli e mentre ne parla sorride. Sa un sacco di cose ma non è un trombone. Ha capito che il mio libro non è una scemenza o quantomeno ha fatto finta di non accorgersene. E poi è straordinario anche per un altro motivo di cui poi vi dirò.
Mi siedo in piazza anch'io e vengo presentata a un numero incalcolabile di persone, tutte sorridenti e dalla stretta di mano delicata. Purtroppo a un certo punto ho anche sentito il "croc" di un tendine della mano di una signora molto elegante e molto emaciata che era tutta contenta di conoscermi, prima che le stringessi la mano. Ne approfitto per scusarmi.
Ascolto la presentazione del libro "La filosofia diTopolino" del filosofo della scienza Giulio Giorello. Io non so quasi nulla né di filosofia né di scienza, figuriamoci dei due fenomeni insieme. Però capisco che questo Giorello ama i fumetti e ci ha trovato dentro dei rimandi sociologici davvero interessanti. Tipo, in un certo episodio del 1930, Minnie si toglie le mutande e le usa per paracadutarsi giù da una mongolfiera, per questo si può ben dire che all'epoca ci fossero molte meno censura e morale pelosa da parte degli editori di fumetti. Adesso invece, per scongiurare la violenza, è proibito disegnare coltelli sulle tavole apparecchiate di Paperopoli.
Mentre cercavo di trarre conclusioni da tutto ciò, Francesco Durante mi ha mollato in braccio un blocco da disegno e mi ha detto "disegna e firma".  Mentre cercavo di produrmi in qualcosa di meglio dei miei soliti scarabocchi, Durante è balzato in piedi in tutto il suo metro e novanta e ha annunciato "impegnata a disegnare il nostro album, come tutti i nostri autori faranno nel corso del Festival, abbiamo qui la scrittrice Marta Casarini! Domani presenterà il suo romanzo durante il primo dei nostri Pranzi con l'autore! Ciò che disegnerà verrà esposto in una mostra". Ho sentito un sacco di teste voltarsi e io ho scoperto un nuovo significato della parola disagio.
Poi tutti mi hanno sorriso e detto "complimenti" e "ti aspettiamo",  e io non sapevo cosa dire, volevo mangiarmi le mani scappare coprire lo sgorbio che stavo producendo, e invece ho sorriso e ho detto

GRAZIE (dell'accoglienza).

Insieme a Giorello e ad altri Autorevoli Autori, sono andata a cena. Ovviamente, con Giorello e gli altri Autorevoli Autori non scambio una singola parola. Divento però molto amica del marito di Ines, il signor Carmine, che mi insegna a cucinare la pasta alla genovese e mi mostra una luna incredibile che splende grande, frittata nel cielo.
Mangio una pizza fritta buonissima e della ricotta da svenimento di piacere.
Poi vado ad ascoltare Raiz degli Almamegretta che legge dei brani da uno dei miei libri preferiti, "Un anno terribile" di John Fante.
Poi torno in albergo e crollo a dormire davanti a Bruno Vespa che parla di prostituzione minorile e corruzione dei giudici di sinistra.
Il giorno dopo sono un tantinello agitata.
Alle 13 c'è la mia presentazione, alle 15 il treno, alle 21 a Bologna il mio saggio di canto.
Decido di ovviare all'ansia esacerbandola. Mi verso una bella tazzona di caffè doppio e me ne faccio offrire un altro al bar, girando per la città in preda alla bellezza e alla lieve agitazione che sempre mi accompagna. Faccio foto. Rincorro vie e farfalle.
Mi viene la diarrea.
In una città sconosciuta.
Da sola, così, improvvisa, in mezzo alla strada.
Dannata agitazione.
Dannata colite cronica.
Dannato caffé triplo!
Cosa faccio? Dove vado? Ho già i sudori freddi.
Finché non spunta l'ufficio del catasto. Come nei peggiori cliché, il custode dell'ufficio si è assopito (giuro!). Sentendomi in una commedia di Buster Keaton, sgattaiolo fino all'ascensore. Un bagno in un ufficio pubblico ci sarà. E infatti c'è. Senza dire una parola entro nel gabinetto e faccio ciò che è doveroso. Me ne vado alla chetichella. (dalla cagarella).
Questo episodio scabroso è per dire che non è vero che nel momento di maggiore bisogno il servizio pubblico non ti viene incontro.

GRAZIE (del sollievo)

Arrivano le 13.
Prima di cominciare, un signore anziano mi dice "io sono un giornalista, ti posso intervistare?" e io rispondo "certo" e lui mi fa, squadrandomi dall'alto in basso "Marta, Marta...allora siamo magre magre eh?" io sento già i peli rizzarmisi sul corpo, e rispondo "sì, ha visto?" e lui, non pago, rincara: "e ti sta bene essere così?" allora io dico una cosa che lo spiazza di brutto: "certamente. E lei come si sente, ad andare in giro coi capelli bianchi e giudicando gli altri in base al loro aspetto?".
Speriamo di non dover mai affrontare una conferenza stampa.
Ancora un po' scossa, comincio a vedere le prime persone arrivare.
L'Osteria dei Canali è accogliente e bellissima. Mi metto a un tavolo con il mio librino e sono tutti sorridenti e curiosi, mi parlano, non vedono l'ora di conoscermi, di sapere chi sono, cos'ho scritto, mi prendono sul serio.
Sul serio.
Io.
Che disegno malissimo e cago negli uffici. E sono grassa.
Francesco Durante mi presenta a tutti: "abbiamo con noi la bellissima scrittrice Marta Casarini". Bellissima! Proprio quando avevo bisogno di sentirmelo dire! Capite perché prima l'ho definito straordinario?
Hanno creato un menu apposta per me. Io parlo del mio libro, leggo alcuni brani, racconto cosa sia per me il cibo, cosa vogliano dire per me le parole talento, famiglia, libertà. I commensali fanno lo stesso. C'è così tanta gente che hanno dovuto approntare un'altra sala.
Io non ho parole per dire quello che sento, ci provo, ma non ci riesco, questo affetto questo calore, vorrei cucinare io per loro, vorrei aprirmi più di così. Vorrei...dire una sola cosa.

GRAZIE (di tutto).

Me ne vado che il dolce non è ancora arrivato. C'è il treno che parte, e mi dispiace andarmene così, un po' da diva senza motivo, ma devo andare a Bologna a cantare.
Arrivo nella mia città con quattro ore di treno e schiamazzi addosso, e ancora tutta Salerno dentro.
Mi cambio nel bagno del teatro.
E canto.

Canto un sacco. Canto e forse strafaccio. Più svisi che alle prove. Più passione. Più voglia di dire e comunicare, più amica dei miei compagni di canto, tutti uniti sul palco dall'agitazione e da un anno insieme.
Spalanco la bocca pitturata di rosso e canto, canto Canzone, canto Se io fossi un angelo e La leva calcistica del '68, faccio i cori, canto e forse sbaglio, e vorrei continuare, vorrei abbracciarmeli tutti, il mio maestro e le ragazze che cantano con me, vorrei dire: lo so che non sono un tipo facile, lo so che sono impegnativa e ingombrante, che non si fa amicizia con me immediatamente, che vengo fuori poco a poco, e quando vengo fuori tutta sono così difficile da gestire; vorrei raccontare anche a loro di Salerno, e invece canto, tutti cantiamo, e il pubblico sembra contento.
E alla fine ci abbracciamo.
Siamo bravi, sono brava, quest'anno è stato incredibile per me.
La giornata di ieri così intensa, è il riassunto di ciò che mi ero prefissa di fare: scrivere e cantare. Voglio scrivere per mestiere e finalmente, dopo anni che me lo dicevo, voglio studiare seriamente canto. Ed ecco qui. Eccomi a leggere il mio libro in una bellissima città, e poi a impegnarmi per andare a tempo sull'impossibile Com'è profondo il mare.
Eccomi piena di gente nuova, di fiducia, di un amore incrollabile per quello che succede e per ciò che si fa. Vorrei essere in grado di sentirla sempre, questa forza; sarà il mio impegno per l'anno prossimo, e per voi miei nuovi e vecchi amici, vicini e lontani, che mi state accanto e mi supportate, mi provocate, mi date la carica e la sveglia, e mi siete venuti a vedere alle presentazioni e al saggio di canto, abbracciandomi forte rischiando di farmi piangere

GRAZIE.

(a voi. E anche a  me).




4 commenti:

Giuseppe Bortolini ha detto...

Evvedi che è troppo lungo e ho letto solo la prima e l'ultima parola.
"Facciamo piangere"

Minghia, allora esigo il rimborso del biglietto.

Choppa ha detto...

ahahah sei un mito! Ma piangere di commozione, dai. E comunque l'ultima parola è "me"

§©@Ʀ@ƁƠƆȻҥɪʘ ha detto...

GRAZIE (perché sei così come sei)

Choppa ha detto...

GRAZIE a te cara