giovedì, luglio 07, 2011

Novità

Ed eccola qua, in tutto il suo aroma di impiallacciato imballato, forno alto e maniglie di un lucore abbagliante: la mia nuova cucina Ikea.
Dopo un mese in cui nulla è stato facile (dal pagamento con assegno -"ma io non ho mai fatto un assegno!"- al montaggio delle spine "signora, l'Ikea non vende elettrodomestici con le spine"), ora mi godo tutti i pensili, i nodi del legno, il bianco immacolato del lavabo di ceramica.
Ogni singolo interstizio è stato accuratamente lavato, disincrostato, passato al vaglio di elettricisti idraulici muratori e montatori che hanno distrutto aggiustato sistemato imbiancato spostato modificato richiuso sigillato certificato e approvato con il timbro SOCCMEL e la ceralacca dello scatarro (per fortuna depositato entro gli appositi spazi).
I vecchi mobili (anche se "vecchi" forse non è l'aggettivo adatto. "Vetusti" sarebbe meglio. "Marci", forse, il più veritiero) hanno fatto la fine temuta dai più: a pezzi, portati via dall'Hera in un grosso camion alle cinque del mattino, verso la discarica più vicina. Almeno non erano soli nel momento della dipartita: io c'ero, a guardarli andare via logori e lerci appesi al braccio del container mobile. Le occhiaie sotto i piedi, la bocca impastata e un profondo senso di colpa nel sollievo provato a lasciarli andare così, i testimoni di 25 anni della mia vita, fedeli compagni di epiche cene, litigate, feste e lavate di piatti. C'è persino una foto a dimostrazione della nostra amicizia: io devo avere circa cinque anni, ho i capelli cortissimi e un vestitino a fiori. Sono in piedi sul panchetto che mi permette di arrivare al lavabo e ho la testa voltata sulla spalla destra, sorpresa dal papà mentre lavo una forchetta.
La luce che arriva dalla porta finestra fa brillare la posata, che sembra un satellite nelle mie mani cicciotte e piene di schiuma.
Già allora mi piaceva lavare i piatti, mi dava gusto riuscire a togliere le croste appiccicate a tutte le stoviglie, farle tornare bianche (e ingurgitare, prima, tutti gli avanzi). Mi piacevano l'odore del detersivo e la vasca del lavabo, e forse è per questo che un mese fa, al momento di scegliere i mobili nuovi, ho voluto la ceramica, nonostante i funesti moniti degli amici a future spaccature e segnacci neri.
La vecchia cucina era bianca con le maniglie gialle, allegra, plasticosa, tipicamente anni ottanta.
La nuova cucina invece è tutta di legno color caramello, con le maniglie larghe di acciaio, i materiali autentici, il rubinetto bianco lungo ed elegante come il collo di un cigno.
Persino le piastrelle sembrano diverse, più ricercate: invece sono le stesse, con ancora qualche residuo di cricca decennale nonostante lo sforzo disinfettante costato due pomeriggi di strofinamenti e quattro paia di guanti.
Non voglio insinuare che sia cambiata anch'io.
Non voglio azzardare paralleli tra la messa a nuovo di una stanza e la presa di coscienza di me stessa.
Non voglio pensare che la trasformazione di una cucina da semplice e alla buona a raffinata e borghese (sì, ho detto raffinata e borghese NONOSTANTE sia dell'Ikea), rispecchi una mia ricerca di pulito, buono, di raggiungimento di uno status da casalinga comme il faut, che tutto questo rientri nella mia atavica dicotomia (sì, ho detto atavica dicotomia NONOSTANTE abbia delle macchie di sugo sulla maglia) di selvaggia per bene.
Ora i miei sportelli si richiudono lentamente, in modo magico, da soli, così da non sbattere.
Ogni ripiano è perfettamente pulito e organizzato.
Il forno è alto, splendente, odoroso di aspettativa.
Ogni mobile è richiuso da uno zoccolo.
Il piano di cottura ha griglie in ghisa di qualità superiore.
E io sono ancora la bambina a fiori che si arrampica sul panchetto e ride quando è colta di sorpresa.

6 commenti:

Scarabocchio ha detto...

Un giorno vorrei tanto raccontare la tua stessa esperienza che, per un attimo, mi ha fatto sognare! :)

Choppa ha detto...

Sono sicura che ce la farai, perlomeno all'Ikea è facile, non costa tanto ed è pratico se chiedi a loro di trasportarla e montarla. Certo, bisogna avere un po' di pazienza e un amico elettricista...

daniela ha detto...

E invece è proprio una metafora della tua nuova vita! Io quando ho iniziato a praticare ho rifatto la stanza... con la scusa che non avevo posto per il Gohonzon.... ma era fin troppo chiaro che la novità faceva parte del mio cambiamento!

unika ha detto...

tu marta riesci a descrivere una cosa normale,quotidiana ...in un avventura,con osservazione dei particolari che a noi che leggiamo sembra di sentirne l'odore e il sapore.GRAZIE

unika ha detto...

tu marta riesci a descrivere una cosa normale,quotidiana ...in un avventura,con osservazione dei particolari che a noi che leggiamo sembra di sentirne l'odore e il sapore.GRAZIE

Choppa ha detto...

grazie a te, a voi che mi leggete e vi lasciate trasportare dalle cose che scrivo