mercoledì, novembre 11, 2009

Dreesy

A Diadorim



La parola chiave è "Dreesy".
Ogni mattina della scorsa settimana mi sono svegliata alle sei, cercando di schivare la Prisci al buio per non trasformarla in una tortilla, ho fatto la pipì, mi sono lavata le mani (questo lo specifico solo per fare la figura della persona sana e rispettabile), ho aperto le ante della dispensa e ho sfamato la felina con una scatoletta di cibo "Dreesy".
Poi mi sono vestita, ogni mattina in un modo diverso, scomodo ed elegante (a parte lunedì. Lunedì ero comoda ma un po' volgare, con il maglioncino troppo scollato e lo smalto rosso, recente acquisizione-premio per la fine della mia onicofagia), prendevo la macchina e poi l'autobus e andavo a lavorare, ticchettando sulle scarpine lucide e scodinzolando le code del cappottone nero, all'Accademia Filarmonica, per il biennale Concorso Calvicembalistico.
Due anni fa, tra la débacle emotiva e il solito impegno che la settimana clavicefala richiede, mi ricordo che ero felice.
Quest'anno un po' meno.
Lo scorso concorso andava ancora tutto bene con il mio fidanzato, di lì a pochi mesi saremmo partiti per Parigi, per quello che sarebbe stato il nostro ultimo viaggio insieme. Il mio grado di fuoricorsismo non era ancora così prossimo alla catastrofe come lo è ora.
Non ero ossessionata dall'idea di dovermi dare una mossa e trovare un lavoro serio per cominciare a mantenermi.
Non avevo un gatto da evitare e sfamare ogni mattina.

Quest'anno sì.
Per tutta la scorsa settimana io, le mie unghie rosse e le tettone tenute malamente a bada dal maglione, ci siamo barcamenate come al solito tra giovani concorrenti, spartiti da riordinare, assurde pretese da parte degli illustri giurati ("ecco, signorina, lei che parla molto bene le lingue...non basta che dica Johann Sebastian Bach. Deve dire JoHHHHHHan Sebastian BacHHHHH, con l'acca che si senta", questo detto mentre stavo contemporaneamente curando la febbre di un candidato, pulendo il cestino della carta straccia, organizzando gli intricatissimi orari di studio incrociati su due cembali per l'indomani e preparando i programmi di 13 schizzatissimi  clavicefali in semifinale). 
Sono tornata a casa ogni sera sfinita dalla responsabilità, dal freddo e dalle preoccupazioni per il giorno dopo. Con Marco che, alle dieci, nonostante fossi già in modalità cadavere da due ore, reclamava un pasto caldo come un uccellino il suo paté di vermi. 
Poi, ogni sera sono crollata sul letto (sfatto, perché nessuno pensava a mettere in ordine durante la mia assenza), con ancora qualche grumo di matita abbarbicata agli occhi, che anche se spendo gli ultimi 15 minuti di lucidità a sfregarmi la faccia con le salviette struccanti Vichy, chissà perché, il trucco non viene mai via del tutto.
E per tutta la settimana, il mattino dopo, ho sfamato la Prisci con una scatoletta "Dreesy".

Il Superillustre Presidente della giuria, poche ore dopo essersi congratulato con me perché
"rispetto a due anni fa, signorina, la vedo veramente molto più carina. Fa piacere avere una segretaria così piacente", ha pensato bene di umiliarmi in pubblico per una futilità.
Certa gente, semplicemente, non....

E quello che ho provato è stato come un bambino che salta su un laccio di cuoio appeso per un capo a un polmone e per l'altro al cuore, un doiiiiiiing che mi ha fatto schizzare organi e sangue al cervello. Come ci si può permettere di trattare così una persona che lavora, per renderti felice e fare in modo che tu non debba muovere di un centimetro le tue pallide chiappe da susina, dodici ore al giorno per sette giorni consecutivi, senza avere neppure il tempo di mangiare, come si fa a dirle davanti a tutti con aria da Goebbels "Signorina mi ha tirato proprio un bello scherzetto" e a farle una ramanzina di un quarto d'ora davanti a quaranta persone  solo perché non avevo avvertito mia nonna di un cambio di appuntamento?!

...Il Superillustre Presidente ama mia nonna. Per tutta la vita hanno fatto lo stesso mestiere: suonavano il clavicembalo. Solo che mia nonna ha insegnato al Conservatorio, ha fatto i suoi seminari e concerti,  ha sposato mio nonno, si è fatta una famiglia e una vita e poi è andata in pensione, mentre il Superillustre Presidente ha basato la sua intera esistenza su questo strumento obsoleto con i tasti all'incontrario, è diventato una delle massime autorità mondiali in materia, non ha sposato nonne, non ha avuto famiglia, nè pensione, nè vita.
Amava mia nonna.
E il fatto che io non l'avessi avvertita, tra le appena cinquecento altre cose necessarie perché il Concorso procedesse senza intoppi, del cambio d'orario del loro appuntamento, mi rendeva ai suoi occhi una donnetta infida e senza valore, una perfida arpia disposta a scombinare i piani del destino, una Kali capricciosa che si diverte a scombinare i suoi piani per una serena vecchiaia.

Non sopporto essere trattata male in pubblico, soprattutto se ingiustamente.
Anche in una cosa che non mi appartiene, che non mi è mai appartenuta, come il Concorso, come quel mondo di ossessionati dalle semicrome, ho sempre messo l'anima, il cuore, le lacrime, tutta la passione possibile, perché mi piace lavorare.
Mi piace rendermi utile. 
Mi piace che la gente, concorrenti e loro parenti, pubblico melomane e curiosi occasionali, mi stimino. 
Mi piace camminare sui pavimenti vetusti dell'Accademia Filarmonica, e vedere la mia pelle cremosa riflessa sugli enormi specchi ossidati, illuminata dalla luce rosea dei vecchi lampadari.
Mi piace accompagnare i ragazzi alla prova finale.
Si chiama "basso continuo", e consiste nella lettura a prima vista di un piccolo brano del settecento, da eseguire con una cantante, e nell'improvvisazione di un accompagnamento.
Quando tocca alla prova del basso continuo, devo chiudere i concorrenti, a uno a uno, in uno stanzino, insieme al solo branetto, una sedia e una matita, per quindici minuti.

Quest'anno non sapevo dove metterli. Tutte le sale dell'Accademia erano occupate da giovani orchestrali, mastodontiche pile di spartiti, conferenze, strumenti d'epoca.
Quando ormai stavo per ripiegare sull'ascensore, un Responsabile in tweed mi ha detto:
"c'avrei uno stansino che é in ristrutturassione, se le va bene!"
Va bene.
Un pianoforte a mezza coda, un soffitto affrescato con putti e dei.
La veneziana abbassata, il pavimento in discesa, una sedia. 
Un'enorme impalcatura di metallo, con sopra un rullo, un pennello, qualche straccio
e una lattina vuota di "Dreesy".
Ero appena stata trattata di merda dal SuperCapoMegaStimatoDelMondoClavicefalo, avevo ancora un po' di macchioline rosse su un'unghia, ero stanca.
Era tutto sulle mie spalle da una settimana, ero esausta e non ne potevo più e volevo solo andare via e invece c'era ancora tutta l'ultima giornata da affrontare, la finale, il concerto, i verbali, gli esclusi da consolare le congratulazioni il catering i problemi dell'ultimo minuto da risolvere nell'ombra e in un secondo, ma quella scatoletta
-con un po' di macchioline bianche sul lato-
e il pensiero che il restauratore avesse un gatto e che dovesse stare attento a non pestarlo ogni mattina, prima di andare al lavoro e arrampicarsi su un'altra impalcatura,
mi ha messo in pace con il mondo.
Non importa se l'uragano in cui ti trovi sono i compiti scomodi, un lavoro che non ha più senso per te, la malinconia, l'incertezza, oppure sei tu.
C'è sempre altro: c'è quello che ti aspetta a casa, l'affetto, un abbraccio, gli oggetti che ritrovi, un animaletto da sfamare pescando col cucchiaio nella melma al tacchino, c'è altro, c'è la sensazione che attraverso il quotidiano- e una lattina di Dreesy- ti stai costruendo una vita - e una felicità -  che non dipende da una telefonata mancata, o un'acca non pronunciata, che se è fragile è solo perché è nuova nuova, da sondare, da prendere e far ripartire dal tuo altro, dai tuoi successi, dal tuo letto sfatto, da un miagolio insistente ogni mattina.

Ho chiuso la porta della stanza, e ho chiamato la prima candidata.

"Entrez, Cécile, c'est à vous"

Sorridevo. 







7 commenti:

Sally Cinnamon ha detto...

ti stimo. Sinceramente.

Choppa ha detto...

com'è umana, lei... :D

Yuki ha detto...

Splendido. Non aggiungo altro.

Scarabocchio ha detto...

[...]le mie unghie rosse e le tettone tenute malamente a bada dal maglione[...]

...e io che pensavo che avessi superato alla grande la distribuzione di 8 copie per l'acquisto del "Seduzioni diamonds"!!!

^^


Idiozia a parte: devo scriverti... me lo riprometto da secoli... devo scriverti una mail!
Sò che camperai comunque anche senza, ma devo farlo! :)

SCONFUSIONATA ha detto...

pensa che uno dei post che mi aveva fatta innamorare di te riguardava proprio il concorso di due anni fa, quello durante il quale ti eri messa a piangere perchè la concorrente che ritenevi più brava non aveva vinto.
d'accordissimo con la tua riflessione finale. la luce c'è sempre (anche nelle scatolette di dreesy), specie quando ti rendi conto che in fondo è per merito tuo che riesci a vederla.
se la vita è bella è perchè tu sei bella.
e tu lo sei 'na cifra!!!

Claire. ha detto...

Compiti a casa per l'anno prossimo: avere il pasto caldo possibilmente già pronto, quando si torna da una giornata sfiancante!

Penny Lane ha detto...

Oh, io pure ero rimasta colpita da quel famoso concorso di due anni fa che ricorda Sconfusionata.
Sei una grande, Chopparella.