martedì, gennaio 13, 2009

U Diàu l'é in çë e u s'è gh'è faetu u nìu

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Non amo particolarmente De Andrè, non conosco le parole nè di "Bocca di rosa" nè de "Il pescatore", e di "Amore che vieni, amore che vai" preferisco la versione che ne ha dato Battiato in "Fleurs". (Diciamo che ho proprio saltato la fase della malinconia cantautorale, rispondendo con inni da squatter ai rimmel e le locomotive che provenivano dalle mura della sorella maggiore). Ogni tanto ricordo qualche verso, mentre lavo i piatti "si sa che la gente dà buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio, si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare il cattivo esempio", o biascico gli stivali lungo Bologna -"ma sarà la prima che incontri per strada che tu coprirai d'oro per un bacio mai dato, per un amore nuovo"- e allora mi fermo in un attimo di splendore sinaptico, teglia insaponata in mano, passo irrisolto, e mi riprometto di ascoltarlo per bene, questo De André, senza fermarmi alla consuetudine del "ah che bello o cafè, pure in carcere o sanno fà" ogni volta che offro la tazzuliella agli amici, imparando a non annoiarmi al terzo pezzo di "Nuvole barocche", cercando di non cedere all'opzione Rock the Casbah e riuscire a finire un disco per intero, almeno mentre guido.

Ma non lo faccio mai.

Ci sono solo due pezzi di De Andrè che da sempre mi tirano su da terra e mi lasciano lì, a gridare al miracolo: "Il Testamento di Tito" e "Creuza de ma".

Il primo me lo spiego facilmente: ha un testo che folgorerebbe qualsiasi adolescente in conflitto "quando a mio padrè si fermò il cuore non ho provato dolore", un disincanto e una rabbia uniche, una verità. Un'asciuttezza.

E "Creuza de ma"? "Creuza de ma" uguale, solo che dieci anni fa non lo sapevo. Cos'era un mainé? E un gundun? E dice proprio "frittura"? E perchè? Non importava. Forse mi ha conquistata proprio perchè da subito mi sgravava del peso del testo, facendomi rinunciare da subito all'impegno per lasciarmi godere la musica perfetta. Da qualche parte ho scoperto cosa fosse la creuza, e che "de ma" voleva dire "di mare", ho capito che parlava di Genova e da lì non ci son stati più cazzi, scolpita per sempre nei miei organi interni e parte di me da sempre, da quando sono nata (anche lei è del 1984. E' la mia canzone gemella). La trovo un quadro al nero di seppia, schizzato su una tela ruvida con delicatezza da Renoir, col ritmo, l'odore, l'intelligenza fisica dei vicoli, e non sono io a dover dire che è priva di retorica come tutte le più grandi poesie, perchè lo si sa.

Ieri mentre andavo dalla Wally c'era "Creuza de ma" su radio due, che mi ha colpita sulle labbra mentre attraversavo il ponte di Zola, col sole di sbieco e le colline ancora sborrate di neve ghiacciata, e non c'ho trovato niente di strano, a mettermi a sorridere senza cantare, nè a pensare "ecco chi è il miglior autore della storia", e poi farmi venire gli occhi umidi e trovarmi pure scema, a farmi trasportare così dalla schiettezza cruda che è così propria dell'autentico sentimento amoroso.

12 commenti:

violetta ha detto...

"...o resterai più semplicemente dove un attimo vale un altro, senza chiederti come mai continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai".
a suo tempo, questa frase mi ha fatto un salto a livello umano. grazie ad essa ho trovato il coraggio di diventare archeologa, ignorando chi mi consigliava di fare l'ingegnere. e non lo dico per dire.
brava marta.
sei una grande.

fabio r. ha detto...

per futili ragioni storiche io de andrè l'ho assorbito sin dalla prima infanzia. sono cresciuto (oddio, cresciuto, diciamo espanso) strimpellando le sue note su una vecchia chitarra di legno. dal momento in cui ho iniziato a distinguere tra parole e poesia lui l'ho incasellato ordinatamente a destra, nella colonna dei poeti.
le mie / sue canzoni sono le solite, eppure il Vero rinascimento nella fase post puberale lo associo a 2 album: l'indiano e appunto creuza de ma. l'ho scritto anche nel mio blog: se ti tagliassero a pezzetti e' la canzone d'amore x eccellenza x me. creuza de ma ha avuto un effetto ipnotico e pur essendo io uno di quelli che vengon giù dalla montagna (come dice Conte) ho immaginato Genova i carrugi la liguria ed il mare solo associata a questa lingua aspra come gli scogli, eppure dolce come il profumo dell'erica fresca....

walter ha detto...

Ciao Marta, che fantastico post! Cosa dire... ho iniziato ad amare De Andrè partendo dalla musica (come mi accade sempre), ma col tempo si sono insinuate dentro di me, a poco a poco, ma inesorabilmente, le sue pennellate di parole violentemente dolci. E "Creuza de ma" per me è come fosse un Monet delle mie vacanze da adolescente a Vado Ligure... in quel mare così lontano e così difficile da conquistare, che si donava soltanto dopo aver condotto macchine ancora senza cinture di sicurezza tra buie gallerie e improbabili viadotti. E proprio il viaggio era la parte che più adoravo della vacanza. In mezzo, c'erano 15 giorni di profumi di aglio e basilico, ma anche di pesce e di "corda marsa d'aegua e de sä"; pomeriggi di passeggiate nelle "creuze", con i pezzetti di vetro rotto e fare la guardia in cima ai muri di sasso e cemento. E quando si sentono in sottofondo le voci del mercato, ecco che mi ritrovo nella cameretta, appena svegliato dalle grida "acciu, acciuueeee..." della vecchina che ogni mattina, gobba sul proprio carretto, passava per vendere il pesce appena pescato.

Penny Lane ha detto...

...Tu per me maggiore,
la poesia non è brandire scettri,
non ti ho scritto ma cantato
in note senza fiato...
quest'è un'arte tua
e del tuo bell'eroe francese,
lui altro mai non chiese
che una donna da salvare...
e invece è me soltanto che ha salvato...

Non so perché ma penso sempre che Gazzè "Poeta minore" l'abbia scritta pensando a De André (e Brassens come il francese da cui ha preso ispirazione).... :)

Choppa ha detto...

@penny: il testo di quella canzone l'ha scritto il fratello di Gazzè?
La tua interpretazione mi sembra migliore, la mia si basava su Mallarmé! (Perchè nello stesso disco, oltre a una bellissima messa in musica della poesia "Elemosina",ci sono diversi riferimenti al poeta francese).

@walter: ciao, adesso piango. Ma tu le hai mai viste, le acciughe fare il pallone?
(Almeno quelle non ti lancerebbero i fumogeni).
Torna a trovarmi.

walter ha detto...

Purtroppo non ho mai visto le acciughe fare il pallone, sarebbero sicuramente meno pericolose di certi tifosi!

SunOfYork ha detto...

"E 'nt'a barca du vin ghe naveghiemu 'nsc'i scheuggi
emigranti du rìe cu'i cioi 'nt'i euggi" - secondo me è uno dei versi più belli che abbia mai trovato in una canzone.
una sorta di baudelaire genovese in musica.

sì, veramente, se puoi, prenditi almeno una mezz'oretta al giorno per sentire de andrè. è uno di quei musicisti che ti cambiano la vita

sun

Choppa ha detto...

@sunofyork: sì. Adesso però è più urgente dedicare almeno mezz'ora al lavaggio delle mutande.

Penny Lane ha detto...

Guarda che De André è ottimo come sottofondo musicale per riequilibrare la noia del lavaggio-mutande! Vengono anche più splendenti! :D
Un po' come la storia delle galline che ascoltano Mozart...

Penny Lane ha detto...

Ah, mi ero dimenticata: sicuramente è giusta la tua interpretazione...questa cosa di Mallarmé la ignoravo (diciamo che conosco poco e niente di monsieur Stephane..cerco di darmi un tono, aehm..); se ha anche messo in musica le sue poesie, allora è a lui che si riferisce; non mi pare che Gazzè abbia mai cantato De Andrè...Ciao, Choppa!

Patassa ha detto...

Domanda brucia pelo (come un silk epil): quando passi a Roma?
Però, nella mia ignoranza maschile, potrei cadere nell'errore: il silk epil non brucia il pelo poco estetico, ma lo decapita... vero?

Choppa ha detto...

@patassa: il silk epil nè brucia nè decapita, il silk epil ESTIRPA, e questo è il motivo (assieme al suono da tagliola à la Prince of Persia) che mi costringe a optare sempre e comunque per il rasoio, chissenefrega se devo passarlo ogni tre giorni.
A Roma passerò (come un rasoio) dopo il 3 febbraio, credo il 5.
Così t'insegnerò a depilarti.