mercoledì, novembre 19, 2008


Comunque non importa, perchè ho appena ascoltato tutto "High Times" in macchina mentre accompagnavo la mutter in centro, pappato tre "extremely chocolatey orange biscuits" comprati da Marks&Spencer con l'assurdo intento di regalarli, indossato il mio maglione preferito e combinato di vedermi con l'amicomarco per una serata all'insegna del cazzonismo imperituro, ovvero cena in una delle bettole più fetenti del globo terracqueo e visione di "Tropic Thunder" al cinema multisala Medusa di proprietà del regime totalitario.

Alè!

Dopodomani arriveranno anche le foto del viaggetto scattate con le macchinette usa e getta comprate dal tabaccaio, perchè noi siamo estimatori del vintage e nemici dei fighetti (un altro modo di vedere la faccenda sarebbe"le nostre macchine fotografiche digitali hanno tirato le cuoia nello stesso momento e siamo stati costretti a far foto alla sperindio", ma perderebbe d'appeal), così non vedo l'ora di farvi vedere in che stato possa ridurmi mentre viaggio, nonchè le fattezze del nostro nuovo amico, incontrato una sera sulla tazza del cesso dell'albergo.
Appena uscita dalla doccia, avvolgo le notevoli pudenda in un minuscolo asciugamano ruvido (non per caso l'Albione venne definita perfida), poggio il piedino sul pavimento nudo e butto l'occhio sul water, in cerca delle mutande pulite che sovente scaravento sul coperchio della tazza.
Nessuna biancheria vi scorgo, ma un minuscolo esserino bianchiccio dotato di un'estremità marroncina e semovente, che immediatamente lo identifica come verme.
Mi sento molto Annie Hall (ok, dopo aver ingoiato uno stegosauro), quando grido:
"c'è un verme nel bagno!", e ancor di più quando mi scopro a prendere una delle nostre macchinette per immortalare il momento.
Più tardi, sulla metro, Marco se ne esce con un: "secondo me era un verme da putrefazione".
Il pensiero corre subito ai vestiti umidi, alle fessure sporcaccine della vasca, alle scarpe immonde lasciate ad agonizzare sotto il lavandino. E ci sentiamo un po' simili all'esserino con capo e coda appena distinguibili, mentalmente lo adottiamo e scalpelliamo la sua immagine nei nostri cuori.
Gli diamo un nome, Vermanno.
Non lo dimeticheremo mai.
(E venerdì, se la foto è venuta, lo conoscerete anche voi e vi assicuro che la vita non sarà mai più la stessa).

7 commenti:

Scarabocchio ha detto...

Vermanno... ancora non ti conosco ma già sei fisso nei miei pensieri!

:D

fabio r. ha detto...

la descrizione delle stanze d'albergo d'Albione è tristemente veritiera....oddio io di vermi non ne ho ancora visti ma non è mai troppo tardi!
ciao

SunOfYork ha detto...

è già diventato il mio miglior amico immaginario :)
sun

Choppa ha detto...

anche Vermanno non vede l'ora di conoscervi.
@sun: benvenuta!

magda ha detto...

Ciao tesoro! ogni tanto mi ricordo del tuo blog, ci faccio un salto e non lo lascerei più! leggo col sorriso stampato. tornerò a vedere vermannuccio. un bacione con molta voglia di vederti! ti mando la locandina di un bel convegno con affinati e sebaste. m

Andrea Patassa ha detto...

Ooooooh, sei tornata! Quasi quasi ti scrivo sul libro faccia! Un abbraccio forte! :)

Choppa ha detto...

@patassa: sisi scrivi!
@magda: per me è sempre un onore.