domenica, maggio 21, 2006

Quarant'Anni e non Sentirli



Un amico ha compiuto quarant'anni.
Non sapeva che farsene di questo traguardo, se congratularsi per i quotidiani successi o rimproverarsi degli intevitabili rimpianti.
L'amico canta, e per scongiurare l'arrivo del prossimo decennio in compagnia di un bilancio negativo ha pensato di cominciare a fare le cose che lo divertono davvero. Ha organizzato uno spettacolo musicale per tutti i suoi amici: qualche settimana per trovare le basi, i musicisti, per inventare i siparietti comici e la struttura intrattenitiva, risoltasi con l'idea -secondo me meravigliosa- di proporre i grandi successi italiani che hanno percorso la sua vita, dal '66 al 2006.
Nell'oratorio della sua parrocchia (perchè è giusto così, lì ha passato gli anni dell'infanzia, ginocchia sbucciate e pali della porta interpretati dai maglioni), con le nonne, le zie, i compagni di scuola. Le sedie di plastica rossa, le foto dell'adolescenza a scorrere su un pannello digitale, i bambini degli amici allo stato semi-brado che salgono sul palco di legno e ballano in cerchio "Papaveri e papere".
Lui ha cantato benissimo.
Tra stecche memorabili, tonalità a prescindere, scenette goliardiche, lui se ne stava piazzato là concentrato, prendendo sul serio la sua "Occhi di ragazza" e strappando applausi a metà canzone.
Noi ci siamo accorti che forse si sentiva estraneo alle boutades degli altri cantori, che strizzando gli occhi sugli acuti di "Tu chiedi chi erano i Beatles" voleva far qualcosa di più che buttarla sul comico.
Interpretava, respirava, viveva ciò che cantava.
Non importa se lo faceva per una platea di perfetti conosciuti. Anzi.
Se c'è un consiglio che una come me, ventenne appena sufficiente, può dare a un amico più grande, è proprio questo: vivi come hai cantato. Interpreta con passione ciò che fai, che sia lavorare in un ufficio, o viaggiare, o fischiettare una canzone degli Stadio.
O correre in bicicletta, sentire il vento che canta come te, sentire che, come ha detto la mitica Giorgia, "se sei arrivato ai quaranta vuol dire che non ti è successo niente di male prima".

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Che bello, c'è il mio bambino menzionato sul tuo blog!!!
Condivido quello che hai detto sulla serata, spero che lui possa fare tesoro del tuo "giovane" consiglio...
Mari

SoulChoppa ha detto...

Lo spero umilmente anch'io, faglielo léggere!
...ci voleva il tuo bambino per farti scrivere un commento, eh? prendici gusto!
Un bacio

princeps ha detto...

Eccomi per un OT richiesto dall'interessata. Ho letto il pezzo e lo trovo molto migliore. Questo è coeso, e ha una sua unità interna nonostante la durata ridotta. Come qualità di scrittura poi sei una spanna sopra gli altri che ho letto :)

SoulChoppa ha detto...

grazie!! :*
la difficoltà per me sta proprio nel contenermi...1000 caratteri sono davvero pochi, specie per una prolissa come me. Se mi torna l'ispirazione ne scrivo un altro (ho tempo fino al 30...) comunque grazie davvero per l'incoraggiamento!

princeps ha detto...

Mon plaisir :)
E tienimi informato su eventuali altri pezzi ispirati!

Anonimo ha detto...

Eccomi, al capolinea di una giornata un po' particolare, certamente da non linkare nel libro dei ricordi, a scrivere un commento a questo splendido racconto che l'amica Soulchoppa ha voluto dedicare a quel quarantenne mai cresciuto che sono io! Ebbene sì, sono quello che strizzava gli occhi cantando "Chiedi chi erano i Beatles!! Era da tempo, probabilmente da quando l'ho letto per la prima volta, che avrei voluto scrivere qualcosa, se non altro per ringraziare... ma mi sembrava di aggiungere solo banalità e di rovinare un bellissimo blog! Ma c'è un qualcosa che mi ha spinto, ed è un evento che si verifica periodicamente quasi a ritmare la vita di ognuno di noi, come a dividere in gruppi l'italica popolazione, fatta di poeti viaggiatori e... allenatori della nazionale di calcio!! E infatti l'evento cui mi riferivo è la finale dei campionati del mondo di calcio: 1970, 1982, 1994, 2006... ogni 12 anni ecco ripetersi il rito collettivo dei festeggiamenti in piazza per accompagnare il cammino dell'Italia pedatoria. E così, si ascoltano i ricordi di ognuno: quelli che si ricordano le immagini in bianco e nero che dal lontanissimo Messico giungevano quasi per magia nelle nostre case, ma purtroppo Pelè era troppo forte per noi; quelli che ricordano solo una parola, anzi due: Paolo Rossi, Paolo Rossi, Paolo Rossi... e un raggiante Sandro Pertini che a fuianco del Re di Spagna gridava al mondo "Non ci prendono più"...; quelli che in fondo Arrigo Sacchi non gli è mai piaciuto però abbiamo perso la finale ai rigori e Franco Baresi piangeva come un bambino e Baggio (ma ti pare???) calciò il rigore come fosse il torneo dei Bar; e poi ci sono quelli di adesso, che si scaricano sul cellulare la suoneria del telecronista di Sky… Ebbene, nella sinusoide descritta dai successi e dagli insuccessi della nostra nazionale, io sono decisamente nel gruppo dei devoti a Pablito Rossi, e non solo perché quella volta, oltre ad andare in finale, la Coppa del Mondo l’abbiamo pure vinta! Ma cosa c’entra tutto questo coi 40 anni? C’entra, c’entra… perché la prima finale dei mondiali è come il primo amore, è come la prima volta di una cosa grandiosa quanto futile. E quindi, siccome nel 1970 non ero ancora in grado di fare l’allenatore della nazionale di calcio, ecco che il mio turno è arrivato nel 1982. C’è un tempo per ogni cosa, e quindi c’è un tempo anche per diventare campioni del mondo di calcio: il mio è già passato, e spero che tutti abbiano la fortuna, magari già da domani, anzi da oggi 9 luglio 2006, di provare quello che provammo noi, attuali quarantenni, in quella magica estate di 24 anni fa. Probabilmente non so chi erano davvero i Beatles, ma so benissimo chi era Paolo Rossi!!
Cari saluti a tutti
Walter

SoulChoppa ha detto...

..e dici niente, caro Walter!
Pensa che noi, ventenni di adesso, sapremo solo chi è Vieri.
Di certo i giocatori "storici" sono Rossi, Zoff, il povero Bergomi che ha vinto facendo niente come Peruzzi, tutta gente che non ha mai messo piede su un set pubblicitario.
E' vero però che la squadra di adesso è bella anche per questo, perchè fatta di persone che sì, fanno il filo ai boxer di Versace, ma che sul campo pensano a vincere, e a vincere tutti.
Credo che tra vent'anni non dimenticherò Grosso e il suo rigore, Zidane e la sua incornata, Prodi e il suo saltare in piedi in semifinale.
Hai ragione, è come il primo amore, non si scorda anche se ti tradisce o si deteriora col tempo.

ps: grazie per i complimenti e accetta un piccolo consiglio: quando vuoi lasciare un commento, e sei il benvenuto, fallo nell'ultimo post, ovvero il più recente. Così è più facile da trovare per tutti! ;)
Basta che scrivi a quale post ti riferisci!!
a presto