venerdì, marzo 24, 2006

Piccola Fan


Ieri sera, dopo una giornata di duro lavoro, mi metto a scorrere pigramente i canali di Sky come il maialino giocattolo di Toy Story 2. E scusate la citazione colta!
Trovo su V...I...V...O...SKY VIVO il reality americano "Hell's Kitchen" (divertente), un paio di cazzate innominabili, il film del Piotta e, proprio mentre stavo per gettare il telcomando alle ortiche, su BBC Prime scorgo la didascalia "Roddy Doyle ah ah ah!".
Roddy?
Doyle?
Ah ah ah?
Resto incollata allo schermo per un'ora e mezza, in estasi davanti alle imprese del mio autore preferito in assoluto.
Mi godo tutta la sua storia: la nascita nel piccolo quartiere di Dublino che l'avrebbe ispirato per Barrytown, lo sfondo della meravigliosa omonima trilogia
(con relativi filmini del genietto a 4 anni che scorrazza nel cortile!!), gli anni della scuola, il rapporto coi genitori e la genesi di ogni suo romanzo.
Una goduria senza fine, paragonabile solo al succhiamento del midollo dell'ossobuco.
Ci sono ragazze che vanno in visibilio per attori del cinema, e si guardano i loro bistecconi irraggiungibili in ogni programma, articolo o trailer, sognano di incontrarli e potergli parlare.
Era inevitabile che una come me, divoratrice di romanzi, si scegliesse come sex symbol un pelatino con la faccia perennemente stupita e gli occhialoni da nerd!
Ho avuto la fortuna di incontrare di persona Roddy Doyle lo scorso 11 settembre, alla Festa dell'Unita' di Bologna. Era venuto per parlare del suo ultimo libro, "Una faccia gia' vista", e appena l'ho saputo ho sentito il cuore farsi djambe', e sono corsa allo stand-libreria aspettandomi di trovare orde di fan in attesa di un autografo.
E invece, solo qualche sedia davanti ad un misero palco.
Nessuno svenimento, nessun coro da stadio.
Meglio, mi sono detta...e dopo la sua intervista gli ho posto, la voce tremolante, la mia domanda confusa in un inglese da cavernicola.
Ma lui ha riso alla mia battuta, ha risposto cortesemente e mi ha autografato con dedica "Una faccia gia' vista" e la mia copia consunta di "The Commitments".
Si e' pure prestato a qualche foto...la piu' bella, con lui, la cara amica Giorgia e me con un sorriso a 64 denti, campeggia sul desktop del fedele PC.
Perche'e' stato a causa sua se ho cominciato a sentire il soul, a 11 anni.
Aretha, Nina, Otis, James, Joe...la musica nera insegnata a una bianca italiana da un bianco irlandese. Perche' gli irlandesi sono i piu' neri d'Europa, e i dublinesi sono i piu' neri d' Irlanda, e noi di periferia siamo i piu' neri di Dublino.
So say it once, say it loud: I'm Black and I'm Proud!!!!!
Roddy....non ti ringraziero' mai abbastanza....

2 commenti:

Giuseppe ha detto...

Sembra incredibile Che Roddy Doyle sia quasi uno sconosciuto qui in Italia.

SoulChoppa ha detto...

Un po' come lo sarebbe Stefano Benni in Irlanda...