lunedì, settembre 19, 2005

I'm black and I'm proud

La musica soul e' la mia dichiarazione d'indipendenza.
A 11 anni ho visto per la prima volta "The Commitments" di Alan Parker e sdraiata sul tappeto mi sono resa conto, ancor prima che Jimmy Rabbitte pronunciasse la seconda battuta, che quel film mi avrebbe cambiato la vita. Ho divorato le scordature e le disperazioni amorose di Otis Redding e Sam Cooke per i bui anni adolescenziali a venire, svenendo dal piacere ascoltando Aretha Franklin, spaccandomi la schiena emulando le scivolate di James Brown, e in un certo senso prevenendo la classica sbandata tredicenne per i Take That.
Mentre le mie amiche compravano i cd di Ricky Martin e appiccicavano alle pareti della cameretta la facciona di Gary Barlow, io raggranellavo gli spiccioli per andare al concerto di Wilson Pickett al Made in Bo, cantavo "Respect" e mi struggevo nei fumi evanescenti del sogno di cantare in un gruppo tipo "Dublin Soul". Quando poi ho scoperto che soul significa "anima", be', praticamente sono diventata la migliore amica degli esistenzialisti francesi.
Ero pretenziosa, lo so. Lo ero e lo sono. E la mia passione, l'amore fisico che provavo e provo per la voce grezza di Nina Simone e il gospel lussurioso di Ray Charles era la conferma che il mio essere pretenziosa fosse giusto. Perche', vedete....il soul e' cosi' sincero. E' lontano anni luce dai gorgheggi ipocriti di Mariah Carey, dai sospiri insostenibli di Celine Dion (a sproposito, com'e' che una donna tanto gnaulante si deve chiamare come il cinicissimo Louis Ferdinand? L'ironia dei nomi), il soul ti costringe a fare i conti con lo strazio vero, proletario, con la rabbia delle casalinghe frustrate e la realta' delle pene d'amore che non si consumano nei centri commerciali, ma nel ghetto di Harlem.
A Innsbruck, durante uno dei miei viaggi, sono andata a sentire un gruppo Gospel fantastico. Il pubblico austriaco se ne stava seduto composto come all'opera, forse in attesa dell'arrivo di Papageno, e alla richiesta di uno del coro di intonare con lui "Amazing Grace", si e' fatto il silenzio. Si riusciva letteralmente a sentire l'imbarazzo e lo sconcerto solidificarsi nelle corde vocali di tutto il SudTirol.
Io no, io ho gridato "amazing grace how sweet the sound, that saved a wretch like me..."
E la cosa migliore e' che ci credevo sul serio.

2 commenti:

harvey ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Tim ha detto...

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