lunedì, giugno 27, 2011

Basta il pensiero (dedicato a chi mi chiede quanti soldi ho in banca visto che scrivo)

Quando si lavora con gente perbene, che anche se fa l'artista è perbene, e ti paga, e reputa il tuo scrivere non solo un divertimento, un hobby, una perdita di tempo, ma addirittura un lavoro che va retribuito, e sostiene che andare a leggere a voce alta le tue cose non sia solo "un modo per farti conoscere che sei giovane" (sotto sotto intendendo "e ringrazia pure che ti do lo spazio aggratis"), ma addirittura pensa che sia giusto darti un contributo per l'impegno, il tempo, la voce, il viaggio -per quanto breve- in termini di denaro e cibo, affetto e vino, ecco, quando si lavora con gente così poi uno, che faccia l'artista o il muratore, torna a casa che si sente felice.
Io non chiedo mai soldi. Nemmeno la cena pagata, o il rimborso per le spese di viaggio.
Spesso mi chiedono se a fare i reading, e le presentazioni, io guadagni qualcosa.
Sì.
Guadagno complimenti, giornate in posti che prima non conoscevo, chiacchiere, il misto di sensazioni che regala l'avere lo stomaco chiuso con una molletta da bucato, un po' di sano imbarazzo e, come dice la gente che organizza tali eventi, "visibilità".
Se presento il mio libro, vendo qualche copia.
E stop. E va bene.
E quando ieri, che non ho presentato il mio libro, ma ho letto dei racconti scritti apposta che parlassero di autobus, di me sugli autobus, e li ho letti a dei bambini e ai loro genitori seduti con me su un autobus, e ho guadagnato complimenti, una giornata in un posto che prima non conoscevo, chiacchiere, il misto di sensazioni che regala lo stomaco chiuso con una molletta da bucato, un po' di sano imbarazzo, visibilità, ottima insalata di pasta e vino a volontà E qualche decina di euro, ecco, beh, mi son sentita riconosciuta più del solito.
Il valore di una persona non si riconosce con il denaro.
Forse nemmeno quello del lavoro. Ma quello della fatica sì.
Ed è lavoro - per quanto si possa credere il contrario- scrivere, presentarsi a delle prove, animare una lettura. E' lavoro pensare, se il tuo pensiero è a servizio degli altri, ed è lavoro e tempo e fatica prepararsi a un reading, a una presentazione, a una serata che non implichi il grattarsi la pancia con gli amici sul divano.
Il poeta Alberto Masala dice: "Io o non mi faccio pagare, o mi faccio pagare tantissimo", ed è un concetto che abbraccio anch'io. O ci si rende conto che la situazione è tale da non poter chiedere né rimborsi né altro (serate di beneficenza, scuole, volontariato, presentazioni di libri in cui comunque guadagneresti qualcosa dalle vendite, manifestazioni per la cultura a cui tieni particolarmente e chissenefrega se ti pagano o no), oppure bisognerebbe pretendere un riconoscimento in denaro del proprio lavoro.
Il punto è: bisognerebbe poter scegliere.
Bisognerebbe poter fare come Masala e dire: no, per questa volta non voglio niente.
Bisognerebbe poter decidere di regalare il proprio tempo, il proprio pensiero, il proprio lavoro a chi vuoi tu, e non a tutti, indiscriminatamente.
Ecco, io ieri sera a quei bambini e ai loro genitori, al teatro DOM, al Teatrobus, alla serata che è stata, il mio lavoro l'avrei regalato volentieri. E invece mi hanno pagata.
Non importa se fosse stato in soldi, in cibo, in buoni per un giro sulla ruota del luna park: il mio lavoro è stato riconosciuto come di valore, come è, perché non è possibile considerare di valore solo il lavoro puramente manuale, o con risultati fatturabili; non si può considerare di poco conto il lavoro del pensiero, dell'artista, come fosse un divertissement del quale poter anche fare a meno, da mettere in secondo piano rispetto al lavoro dell'autista, dell'elettricista, dell'insegnante, del notaio. Grazie a persone come la Compagnia Laminarie, che gestisce il DOM, il lavoro degli artisti- anche di quelli che non vanno in televisione!- è considerato importante, degno di una retribuzione e di innumerevoli piatti di ottima pasta.
(Il ministro della cultura del governo Berlusconi Sandro Bondi ha detto: "Con la cultura non si mangia".
E il comico e attore Paolo Rossi ha degnamente replicato: "Beh a onor del vero, io qualche panino me lo son fatto".)

5 commenti:

Carla Casazza ha detto...

Marta, hai espresso perfettamente quello che mi sforzo di fare capire da tanto di quel tempo!!! Posso riportarlo integralmente come guest post sia nel mio blog personale che in quello dell'agenzia letteraria? Citando oltre che il tuo nome e il tuo blog anche il tuo libro (che un po' di pubblicità schifo non fa)?

Mercoledì ha detto...

Io ti pagherei di brutto! Non solo in soldi, in pasta, in vino, in biscottini, in passaparola e pubblicità.
Ti aspetta molto di più che qualche panino!
..e chi lo ascolta Bondi?! Puaaaaaaah!

Choppa ha detto...

Grazie amica Stefy, grazie amica Carla, copiaincolla e cita pure dove vuoi.

Gocce D'Aurora ha detto...

Grande Marta... significativo ed istruttivo... dal piccolo si può mandare avanti l'onda... sei una grande... Un abbraccio... Chicca

Carolina Venturini ha detto...

Post molto interessante, su cui riflettere.