martedì, dicembre 25, 2007

Il Nuovo che Profuma

Come al solito quando penso che un evento possa ripetersi uguale, quando so che la tradizione allungherà le sue radici fino a strangolarmi, tanto da riproporsi monolitica nei gusti, nei suoni, nei colori, ecco che quella cambia.
Quest'anno niente lasagne, niente lesso, niente salame sulla tavola della Vigilia.
Quest'anno Maqluba.
Accanto ai vassoi di tartine e pizzette e alle brocche di squisita cioccolata calda (quella resta imperitura, vero dono del Signore Messicano), troneggiava questo enorme sartù di riso con pollo, patate e cavolfiore, questo piatto unico che mi ricorda le serate in casa, le ore che ci mette un cavolo a cuocere e quell'odore che rimane nelle stanze come una presenza ultraterrena.
Come se mia nonna avesse voluto dire "non mi metto ai fornelli più di due ore, lascio fare a B.", con tutto quello che significa.
B. è mio zio, viene dalla Giordania. Significa che ha cucinato ("no no ha fatto tutto lei io non sono più capace di fare niente"), scelto il pollo, tagliato a pezzi pomodori e cetrioli, comprato lo yogurt per la salsa, imbastito una cena nuova per noi.
Una sorpresa per tutti, che ci aspettavamo il solito trionfo di pasta e maiale, un attimo di tentennamento statico che ha attraversato il soffitto come una scarica di elettricità, un guizzo di disappunto incuriosito che illuminava veloce le bocche, le forchette e infine il grosso cilindro di riso che sembrava vacillare sotto il peso delle nostre considerazioni.
E in effetti, dopo appena tre minuti di monumentale perfezione, il Maqluba ha mollato gli ormeggi e si è sfasciato, crollando nel piatto e rivelando dietro le pareti di chicchi il suo tesoro di succulente patate.
Ognuno di noi ha mangiato coi cucchiai, con le forchette, con le mani, tirando su tra pollice, indice e medio ("La forchetta di Allah") i pezzi di pollo, sentendoci un po' strani e molto uniti, molto familiari, diversi ogni anno e sempre uguali nei gesti, nelle affermazioni, negli attriti e nelle risate.
Grazie a un piatto arabo, cucinato da mia zia italiana e da mio zio giordano, ho riscoperto lo spirito del Natale, come da bambina lo respiravo grazie all'ossigeno colorato dei grossi pacchi, delle bucce di mandarino, dei gusci di noce spaccati sulla tovaglia sporca di vino rosso.
Lo sapete qual è, per una non praticante come me?
Stare insieme.
Volersi bene.
Farsi regali che dicano "ti ho pensato, l'ho fatto io per te. E' nuovo, è mio, è tuo, è come sarà la prossima volta eppure così non sarà mai più".
E' un Maqluba, un piatto nuovo e lontano, che ci ha reso così vicini da non riuscirne a fare a meno mai più.

3 commenti:

Scarabocchio ha detto...

Dolcemente Choppa!!!
Buon Natale cara, buon Natale!!!

Choppa ha detto...

auguri auguri auguri a tutti voi.
Buon Natale ma.......

Scarabocchio ha detto...

...ma???

okok non rispondere, mi leggo il prossimo post: sento che ci troverò la risposta!

:)