venerdì, novembre 02, 2007

Aiuto a Salvare una Vita

La scorsa domenica ho lavorato tutto il pomeriggio in qualità di prosivendola in occasione di un convegno-concerto su Farinelli tenutosi nel lucore della Reale Accademia Filarmonica di Bologna.
Non avevo mai visto tante dentiere darsi così tante arie in una volta sola, nè tanti cappotti uscire dagli armadi appositamente per.
Le uniche frasi che mi sono uscite di bocca in quattro ore e mezza di servizio sono state:
1)"La porta dietro la tenda" (riferendomi alla toilette)
2) "35 euro"
3) "alle 18,30"
4) "desidera un programma?"
Dunque, in netto contrasto con il tema dei libri esposti e della giornata tutta, man mano che il pomeriggio procedeva agonizzante tra un acuto in falsetto e una dissertazione colta, i miei attributi immaginari prima prendevano corpo, poi raggiungevano le dimensioni di uno Zeppelin e infine si esibivano nelle stesse evoluzioni compiute dal criceto sulla ruota.
Alla fine porgo omaggi, ripongo incassi e ripristino espressioni, con fatica perchè mi si è anchilosato il sorriso sulle fauci.
M'infilo il cappotto decente sul completo "che ti sta bene" (quasi fosse un insulto) e me ne vado, leggera nella notte e appesantita nel portafoglio (una volta tanto...) verso il 13 che mi porta dai nonnuzzi, dove di certo mi aspetterà una cena coi fiocchi tipo, non so, gnocchi di semolino, pollo arrosto e fagiolini, oppure zuppa imperiale e frittata di zucchine....mmh....le cene dei nonni....
Ma qui accade il fatto che giustifica il titolo.
Sul 13 diradato negli orari e infoltito di utenti causa giorno festivo, trovo un sediolino vuoto e mi ci avvito con tutte le chiappe.
Ho dimenticato l'Mp3, dunque chiudo gli occhi e mi appoggio al finestrino ripensando alla giornata e ai cacchi miei, quando sento qualcuno dire "ti riporto a casa, dai...dimmi dove abiti...tua sorella non risponde...stai tranquilla" seguito da due sputacchi poco invitanti.
Non ci faccio caso, stanca come sono. Ma i miei nervi cominciano ad allertarsi.
All'altezza di via Murri, sento dei gemiti e dei lamenti. Mi giro.
E la vedo.
Una ragazza piegata a metà si tiene un fazzoletto macchiato di rosso davanti alla bocca. Per terra, macchie rosse e dense le sporcano gli stivaletti neri. Un attimo di panico mentale.
Un'altra ragazza le sta accarezzando la schiena. Un tizio con la kefia si alza in piedi e mi guarda allarmato.
Voi lo sapete, se c'è una cosa che mi spaventa e mi manda nella paranoia più nera è proprio questa.
Anzi, che mi mandava.
Perchè domenica ho guardato di rimando il ragazzo, ho detto "chiamo il 118" e con la calma di Harvey Keitel in Pulp Fiction ho preso in mano telefonino e situazione.
Ho fatto fermare l'autista "una signora si sente molto male, vomita sangue".
Siamo scesi in quattro, la vomitante e tre soccorritori, ho spiegato con calma e lucidità tutta la faccenda al 118 "è giovane sì....vomita sangue....no non ha un attacco epilettico....in via Toscana 119...si respira.....ok, grazie".
Chiudo e finalmente ho il tempo di parlare con l'altra soccorritrice.
"L'ambulanza è già partita, ora arrivano. Ma quando ha cominciato a vomitare sangue?"
"Ma guarda che veramente è vino eh!"
....
"Ho appena detto che sta avendo un'emorragia!"
"Bene, meglio, così arrivano prima!"
In effetti dopo neanche due minuti vedo le luci blu dell'ambulanza rischiarare San Ruffillo.
Con la coscienza un po' sporchina do il benvenuto all'infermiera dichiarando la verità.
Lei sorride, dice "bè, meno male!" e fa vomitare la povera disgraziata, con altri due infermieri che esaminano i fluidi corporali come se vi cercassero pepite.
Si scopre che la vomitante è moldava, non parla bene l'italiano e non ha nessuno qui, tranne una sorella irreperibile. Per solitudine o sconforto ha passato tutta la domenica a bere, a stomaco vuoto, ai giardini Margherita. La ragazza che l'ha aiutata la accarezza, dice "ti porto a casa con me dopo, ma prima andiamo insieme in ospedale".
Appena le vedo salire io invece vado via, tra i ringraziamenti del vero cuore d'oro della situazione.
Così ho pensato: ecco, vedi? Hai affrontato una delle tue più grandi paure, hai visto l'ambiente colto e chic e quello miserrimo di Bologna, hai scoperto quanto la gente possa essere buona e generosa, hai rivalutato all'istante tutti i medici del mondo e non ti sei nemmeno sporcata la camicia nuova.
Se non hai imparato qualcosa oggi, bella mia, non imparerai niente, mai.

7 commenti:

Claire. ha detto...

we can be heroes, just for one day. <3

Anonimo ha detto...

urca, mi hai linkato davvero! Brava Choppa, io sarei subito svenuta alla vista del sangue ehm no vino...e comunque i gnocchi di semolino e la zuppa imperiale sono buonissimi!!!!!!! ci vediamo il 20 alla cena dei poveri librai sfigati figli di un lenin minore! C.

guccia ha detto...

Tristezza tanta, ma pure tenerezza altrettanta.

Choppa ha detto...

@c: ma i gnocchi o gli gnocchi? i pneumatici o gli pneumatici?
i volontari o gli volontari?
;)

certo che ti ho linkato, qui sui link non si scherza!

Scarabocchio ha detto...

La Choppa che impara dalla vita è un qualcosa di tragicomico allucinante!!!

:D

Choppa ha detto...

@scarabocchio: che cosa triste hai detto cara...davvero è così comico crederlo?

Scarabocchio ha detto...

Ma è la vita ad essere tragicomica (personalmente più tragica che comica...) e tu ti sei trovata in questo contesto strano...
ed hai vissuto sensazioni particolari quel giorno, sicuramente molto seriose per te e per i tuoi precedenti... ma è come poi racconti questi "piccoli drammi" che mi fa pensare che oltre ad aver imparato qualcosa, lo hai anche assorbito in maniera non troppo traumatica, il chè ti fa onore e ti da la possibilità di poter poi affrontare altre simili situazioni con una spinta in più!!!
Comunque io, alla vista del vomito rosso sarei spatasciata al suolo... (anche se avessi saputo in anticipo che si trattava di vino!!!)
Non so se mi sono spiegata, nel caso provo a tradurmi!
;)