martedì, luglio 31, 2007

Crush (Londra, Capitolo Due)

E' come quando ti becchi una cotta irrimediabile per qualcuno: davanti all'oggetto dei tuoi desideri provi talmente tanta estasi da non riuscire a guardarlo veramente. Lo vedi: capisci che c'è un naso (aristocratico), una bocca (sensuale e morbida), un paio d'occhi (oh, quali aggettivi basterebbero per descriverli?), ma magari ti sfugge il particolare del setto deviato, dei denti storti, della miopia.

Sei così colmo di dedizione e fantasie inespresse che cominci a travisare tutto: un sorriso e l'hai conquistato, un mezzo "ciao" alla mattina e sai già che non può più fare a meno di te. Due cose in comune e diventa la persona della tua vita. E tu della sua, è ovvio. E' proprio questo il bello delle cotte: il delirio di onnipotenza dato da un complimento in più, la speranza nata da uno sguardo lanciato un po' meno di sbieco, o semplicemente dalla sua presenza sul tuo stesso autobus ("se avrà preso proprio questo ci sarà un motivo, no? perchè non quello dopo? o quello prima? questo ha persino i finestrini che non si aprono...oh! com'è stoico! fa già tanti sacrifici per me! ...mi ama!").
Ed è precisamente per questo che si prendono delle batoste da far vergognare un punching ball. Ha preso quell'autobus perchè ha fatto tardi portando la colazione a letto alla sua ragazza, cretina! E no, non stava guardando te, lumava quella dietro, la sosia di Tyra Banks!
Ma intanto tu veleggi alto come un dirigibile (marrone. senza elica e timone.) e non te ne frega niente di quella stupida arrogante di una realtà.

Londra la amo di un amore così, e lei, neanche a dirlo, ama me.
La conosco da sempre, da quando da bambina leggevo Roald Dahl perdendomi nei Docks di Charlie, e ancora prima, quando seguivo con gli occhi adoranti le fisionimie volpine dei pompieri di Richard Scarry.

La amo dai libri: dallo humour crudele delle Storie impreviste all'ironia brillante di "Cuori in trasferta" (ve lo consiglio con tutta me stessa, anche se ormai è introvabile), dal circolo Pickwick a Baker Street, ai coniglietti casalinghi di Beatrix Potter.
La amo dai dischi: recarmi ad Abbey Road per farmi bella sulle strisce è stato uno dei massimi momenti della mia sconclusionata vita. Cresciuta con la sua musica senza saperlo: prima il punk rock sorto dalla subway di Leicester Square, poi a ritroso verso i Rolling Stones, i Beatles, gli Small Faces, passando per Jimi Hendrix che lì è morto e vissuto, per David Bowie che lì ha fatto l'amore un sacco di volte piantando quei suoi occhi diversi in quelli da tossico perso di Iggy Pop (e piantandogli anche qualcos'altro, ma lascio dire a voi).
La amo dagli stereotipi, che a Londra trovi e per la prima volta ti fa piacere ci siano: quegli autobus a due piani che una volta che ci sali non riesci a pensare ne esistano di diversi, dove trovi la tua strada al piano di sopra, ti fai una fumata e cominci a sognare mentre qualcuno parla.
Quei taxi piccoli, guidati al contrario. Quei portoni colorati a Mayfair.
Le teiere di ceramica, che magari vedi solo nei negozi di souvenir, ma in qualche modo sai che si celano nella credenza di ogni casa.
E la pioggia. Abbondante, fredda. A braccetto con il sole. Le scansie di Marks & Spencer colme di sandwich triangolari. Le piccole librerie con le prime edizioni dei nonsense di Edward Lear. I teatri che danno solo musical. I pub che servono salsicce e purè e pies ripiene di carne con patate e piselli verde fluo.
E tutto il resto, quello che pregiudizio e stereotipo non è: le anatre aperte appese alle vetrine di Chinatown, la gente più disponibile, più aperta al fantastico di quanto non sia qui. Per forza, non vede in che Paese vive?
Gli artisti di strada che da nessun'altra parte sono così bravi.

E sì, ci sono un sacco di poliziotti in giro, e manca poco che non ti appiccichino una telecamera su per il culo, all'aeroporto ci hanno perquisiti e lasciati scalzi, all'interno del Tower Bridge ci hanno fotografati con la scusa del "souvenir" e sicuramente saremo, io e il dolce peppe, archiviati in un qualche data base di Scotland Yard.
Ma la libertà ancora si sente. Ti elettrizza. Ti fa pensare "perchè non vivo qui, che è l'unico posto possibile?" ti fa correre dall'acquario pieno di squali e razze affettuose (si facevano accarezzare! che pelle ruvida, che sensazione di disillusione, la curiosità di una superficie sconosciuta che sconosciuta non è, visto che la cucino da anni e in svariati modi) al museo di Sherlock Holmes al fiume al parco al cinema al pub di Soho al battello per Greenwich a mangiare fish and chips a piangere davanti al binario nove e tre quarti a fotografare i succhi di frutta di Dahl allo zoo.
E' un'elettricità scevra di controllo, un turbine da centro del mondo, il centro del mondo in un'isola grande così.
In uno dei tanti articoli sull'alluvione che ha colpito l'Inghilterra era riportata la frase di una donna incinta, salvata da un elicottero mentre la sua casa stava letteralmente affondando.
"In ospedale sono stati molto carini, mi hanno chiesto se andasse tutto bene e mi hanno offerto una tazza di tè."
Come a dire "sono nella merda, ho perso tutto e mio figlio probabilmente nascerà senza un tetto sulla testa, ma mi sto bevendo un tè, giusto? Come potrei non essere felice?".
Ora capite perchè da loro nascono canzoni come In my life e da noi imperversa Gigi D'Alessio?

Londra ti amo.
Non m'importa niente di quella stupida arrogante di una realtà.

10 commenti:

fabrizio ha detto...

grande post spaccacuore. sara' che di mio sono spesso vicino o dentro la commozione torci-anima, pero' non si fa cosi', buahhhhhhhhhhh!!!
se non ti sapessi totalmente sincera direi che hai un mestiere bestiale a rendere un paradiso perduto la incasinata, fredda, scostante, piovosa e anonima Londra. (per come la ricordo io (ma sono passati 21 anni...)

guccia ha detto...

Choppa, dico solo stupendo. E quasi me la fai amare anche a me. Di sicuro intanto ne sto amando la tua descrizione.
Ti abbraccio e ti bacio come se ti avessi aspettato allo sbarco, al ritorno.

abba ha detto...

bentornata

Choppa ha detto...

@fabrizio: ho riletto ciò che ho scritto sforzandomi di trovarlo commovente ma....niente. E dire che anch'io sono facile alle lacrime! Certo che sei proprio un molliccio. :*

@guccia: ecco, la tua impronta è commovente! :* anche a te. Grazie. Spero di vederti prima che finisca l'estate. Magari a Londra, così te la faccio conoscere e magari vi piacete davvero (non sono gelosa).

@abba: denghiu! (vedo che persisti...ah! l'affetto dei novellini mi lusinga, finchè dura! :) )

windam ha detto...

Hei, ma sai che mi viene voglia di fare un salto?? Non ho mai visto Londra e non mi ispirava neanche, ma questo post la esalta come una delle meraviglie da vedere prima d'andare all'altro mondo...
Visto che sei esperta magari ci andiamo insieme, mi fai un fischio la prossima volta??

Ciao Windam

princeps ha detto...

"Londra ti amo."

Nonostante questo, che poteva anche causarmi uno stranguglione fatale, ti lascio un abbraccione ;)

Claire. ha detto...

Condivido appieno la tua cotta per Londra, brillante choppa - ma so che lei ama solo te, sia ben chiaro. E questo tuo resconto vale mille aride guide turistiche.
Scusa l'assenza in queste paGGine, ero in fase clairedepressa, e anche se in ritardo, buon compleanno :*

Choppa ha detto...

@princeps: per me l'umanità si divide tra amanti di Londra e amanti di Parigi, ed ero certa che tu appartenessi alla seconda categoria! Nonostante questo ricambio l'abbraccio (facendoti una smorfia dietro la spalla, che lascia pure un po' di bava sulla camicia eheh).

@claire: fuori dalla depressione in 60 secondi! Qualcuno di nostra conoscenza sta tramando un incontro tra noi bloggers rimasti in città. Perciò a presto!

@windam: firulì!! (è il fischio)

Claire. ha detto...

aaah ho saputo, sono sicura che saprai risollevarmi il morale :D

stella black ha detto...

Londra è proprio cosí, come l'hai descritta. E la amo anche io, alla follia. Ho avuto la fortuna di passarci tre mesi l'anno scorso, ci sono stata 4 giorni quest'anno eppure... già mi manca.

Ciao, Stella